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DocUP 2000/2006 Regione Emilia Romagna |
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Il territorio e le infrastrutture di collegamento La sub area orientale si compone di 34 comuni, per complessivi 172.408 abitanti. Essa si estende – con una superficie di 1.575 kmq - nella parte orientale dell’Emilia-Romagna ed interessa in parte consistente le province di Ferrara e Ravenna. E’ un territorio completamente pianeggiante: si tratta infatti della parte meridionale della pianura padana ed è delimitato a nord dal Po (che lo separa dal Veneto) e ad est dal Mar Adriatico. Parte significativa della sub area orientale è posta all’interno dell’antico delta del Po. L’area deltizia è inserita all’interno del perimetro del Parco Regionale del Delta del Po, che salvaguarda ecosistemi di grande valenza naturalistica, appartenenti a Ferrara (sacca di Goro, Valli di Comacchio, ecc.) e a Ravenna (saline di Cervia, Valle Mandriole, biotopi come Punte Alberete, ecc.). In generale lungo la fascia costiera sono presenti numerosi lagune, stagni e relitti vallivi, in prevalenza di acqua salmastra, alcuni sfruttati per l’allevamento e la produzione di specie ittiche. Recentemente l'area del Delta è stata riconosciuta dall'UNESCO quale patrimonio dell'umanità. La densità abitativa risulta significativamente inferiore rispetto all'area centrale della regione, essendo più diradata la maglia dei centri urbani. Nell’area Obiettivo 2, attraversata da nord a sud da linee di comunicazione stradali, ferroviarie ed autostradali, viene solo parzialmente sfruttata per il trasferimento di merci la rete di collegamento idrica che fa perno sul fiume Po (idrovia ferrarese che collega Ferrara al Po, Po di Volano che collega Ferrara verso est, altri canali navigabili artificiali ravennati, ecc.). La dotazione attuale di idrovie e il suo futuro potenziamento rappresentano quindi una buona occasione per promuovere moderne interconnessioni tra strada, ferrovia e il porto di Ravenna, riducendo l’impatto ambientale, nonché i costi del trasporto merci. Il porto di Ravenna ha da sempre costituito un collegamento verso le aree orientali del Mediterraneo e dell’Adriatico e può avere un ruolo strategico per lo sviluppo di questa area. Attraverso lo sviluppo infrastrutturale e le interconnessioni realizzate e da realizzare rappresenta uno snodo tra la via Emilia e i flussi logistici del Mediterraneo e, contemporaneamente, in direzione Nord-Sud, col Triveneto e l'Europa Settentrionale e Centrale. A seguito delle politiche europee per i trasporti, infatti, il porto di Ravenna si colloca in una posizione strategica all’interno della dorsale di comunicazione adriatica, detta "Corridoio Adriatico", che costituisce uno degli assi di sviluppo preferenziali di collegamento tra l’Europa centro-settentrionale, l’area balcanica ed il Mediterraneo orientale. Attualmente, la dotazione di 9 km di banchine attrezzate, altre dotazioni di supporto, nonché il nodo ferroviario di movimentazione merci gestito dalle FS, e il collegamento con la piattaforma di Gioia Tauro, lo collocano tra i porti più importanti e strategici del Nord Italia. Sono previsti interventi di ampliamento della capacità di movimentazione delle merci, in particolare interventi per aumentare la capacità di pescaggio e per rafforzare l’intermodalità stradale e ferroviaria per il trasporto merci; inoltre sono necessari interventi per rafforzare e potenziare la dotazione di servizi e introdurre innovazioni nell’organizzazione e gestione.
Tavola n. 3 – Sub area orientale. Dati aggregati per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT anno 1996
La situazione demografica La flessione della popolazione residente procede nella sub area orientale ad un ritmo decisamente più sostenuto della media regionale. Al consistente fenomeno della denatalità, in atto da tempo, si sommano infatti flussi migratori di scarsa consistenza e sistematicità nei centri urbani maggiori o addirittura nettamente sfavorevoli (è il caso soprattutto della bassa pianura ferrarese). La struttura per classi di età della popolazione risulta sbilanciata "in avanti" rispetto al profilo medio regionale. In particolare, i livelli raggiunti dagli indici di vecchiaia e di ricambio generazionale nelle zone della provincia di Ferrara sono sintomatici di situazioni di squilibrio all’interno delle comunità locali (la differenza nella composizione della popolazione tra le due zone di Ferrara e Ravenna è visibile dalla lettura della tavola n. 5 relativa gli indici di vecchiaia e di ricambio).
Tavola n. 4 – Sub area orientale. Dati demografici per zone interprovinciali (Anno 1996).
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT, anno 1996
Tavola n. 5 – Sub area orientale. Indice di vecchiaia e indice di ricambio
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT, anno 1996
Il mercato del lavoro La particolare criticità della situazione del mercato del lavoro della pianura orientale si manifesta non tanto in termini di tasso di attività – che pure si attesta in entrambe le province su soglie inferiori alla media regionale, sia per i maschi che per le femmine – quanto in termini di disoccupazione. Sebbene inferiore alla media nazionale, il tasso di disoccupazione della sub area risulta sistematicamente superiore di alcuni punti rispetto al livello regionale. Il divario negativo si presenta particolarmente marcato per le donne (14,1% a Ferrara e 10,7% a Ravenna contro il 7,6% regionale), soprattutto nelle fasce di età giovanili. Il fenomeno è da ritenersi ancora più preoccupante se si considera che continua a manifestarsi pur in presenza di una riduzione in valori assoluti di persone in età lavorativa, quindi, in teoria, di un allentamento della pressione sul mercato del lavoro.
Tavola n. 6 – Sub area orientale. Popolazione attiva, tasso di attività e disoccupazione per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT e Regione Emilia-Romagna, anno 1997 Due ulteriori indicatori mettono in risalto la debolezza strutturale dell’area rispetto alla media regionale. In primo luogo il minore tasso di scolarizzazione (la percentuale di diplomati e di laureati fra i residenti della bassa ferrarese è, ad esempio, quasi la metà della media regionale); in secondo luogo il livello di reddito pro capite, che in alcuni comuni rurali fa registrare un differenziale negativo di quasi il 25% rispetto alla media regionale.
Le specificità del sistema produttivo Una delle problematiche maggiormente caratterizzanti questo territorio è rappresentata dall’intreccio fra la persistenza di aspetti di marginalità rurale e di debolezza dei processi di industrializzazione locale - rispetto al modello dell’Emilia centrale - nei due poli che rappresentano il principale riferimento per l’area: la zona industriale di Ferrara e la zona portuale di Ravenna. Infatti il processo di sviluppo industriale che ha caratterizzato quest’area si è concretizzato nella presenza di poche grandi imprese, principalmente nel settore chimico, e in un tessuto frammentato di piccole e medie aziende, prevalentemente di sub-fornitura. L’analisi della composizione settoriale delle attività economiche pone in evidenza come nella sub area orientale il settore agricolo svolga ancora un ruolo determinante nell’offerta di posti di lavoro. La percentuale di occupati in agricoltura è nettamente più alta non solo rispetto alla media regionale, ma anche rispetto alle altre aree rurali. Il comparto agroalimentare vede una sostanziale concentrazione nel ravennate dove si colloca una delle più vaste e qualificate aree agricole d'Europa, incentrata sulle specializzazioni dell'ortofrutta, della viticoltura e delle grandi colture cerealicole e oleaginose. La filiera si è inoltre sviluppata, attraverso imprese private e cooperative, con le attività di trasformazione, stoccaggio e commercializzazione. Le tendenze negative degli ultimi anni pongono, in prospettiva, la necessità di attuare un processo di riconversione del settore, in termini di diversificazione e di innovazione, che, partendo dalla produzione agricola, coinvolga i diversi settori della filiera. Per quanto riguarda l'industria, va osservata una minore densità imprenditoriale rispetto alla regione. Nella bassa ferrarese la percentuale di occupati nell’industria è fra le più basse di tutta l’Emilia-Romagna (35%, rispetto al 42% della regione). Ciò dipende anche dal fatto che non si registra, come nella sub area appenninica, una quota significativamente più elevata di occupati in attività edili, in grado di compensare la scarsa presenza di industrie manifatturiere "in senso stretto". Le due province sono accomunate dalla presenza storica di grandi insediamenti industriali nel settore chimico, da molti anni in ristrutturazione. Questo rappresenta da tempo un problema di riconversione industriale e di riallocazione e riqualificazione dei lavoratori. Basti pensare che la filiera della chimica ha registrato, nel solo periodo 91-96, una contrazione del numero di addetti pari a circa il 16%. Il processo di ristrutturazione della filiera chimica dunque, ha contribuito sensibilmente ad acuire problemi di stabilità occupazionale e di prospettive di crescita industriale. A causa di questa presenza dell'industria chimica, le province di Ravenna e Ferrara sono attualmente coinvolte, con altre province italiane, in un programma di assistenza tecnica coordinato dal Ministero dell’Industria (il Programma Chimica 2000), che mira a riqualificare le aree a vocazione chimica e rilanciarne lo sviluppo attraverso produzioni più innovative, più pulite e sicure. Il settore meccanico, diffuso in tutta la sub-area, manifesta alcune specificità tra le due province: nel ravennate riveste un ruolo importante per quanto attiene la produzione di macchine e impianti per l’enologia, l’agricoltura, la lavorazione della plastica e gomma (quest’ultima legata all’edilizia e all’imballaggio della frutta), nelle attività cantieristiche e nell'impiantistica off-shore; nel ferrarese si tratta in prevalenza di piccole e piccolissime imprese di sub-fornitura meccanica, molto frammentate e scarsamente organizzate a rete e della compresenza di poche imprese di grandi dimensioni. Anche il tessile-abbigliamento è un comparto caratterizzato da una frammentazione in un numero elevato di unità produttive di piccolissime dimensioni. Si tratta di aziende maggiormente concentrate nel ferrarese, che lavorano come sub-fornitrici soprattutto per il distretto di Carpi, alle cui sorti risultano strettamente legate, per via dell’assenza di diversificazione della committenza. Nel periodo 91-96 si è infatti registrata una contrazione delle unità locali e degli addetti del settore, dovuta principalmente ai processi di riorganizzazione e ristrutturazione in atto nel distretto carpigiano. Il comparto del calzaturiero è localizzato della zona ravennate (in particolare nei comuni di Fusignano e Bagnacavallo) ed è caratterizzato da un forte orientamento all’esportazione. Infine la produzione di ceramica artistica di Faenza, specificità nota a livello internazionale, anche se di scarso impatto occupazionale, è propria del comprensorio faentino in provincia di Ravenna.
Tavola n. 7 – Sub area orientale. Imprese e addetti per settore economico e per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT: Censimento Agricoltura 1990, Censimento Popolazione 1991, Censimento intermedio dell’Industria e dei Servizi 1996
Per quanto riguarda la dotazione di aree industriali o artigianali, dei 34 comuni appartenenti al sistema orientale, ben 33 hanno all’interno del proprio comune almeno un’area per insediamenti produttivi. In totale sono 237 le aree censite per complessivi 3.293 ettari di superficie territoriale. I capoluoghi provinciali naturalmente sono i maggiormente dotati: le aree sono a Ferrara 37 ed a Ravenna 20, rispettivamente pari a complessivi 660 e 407 ettari. Occorre fare una sottolineatura per quanto attiene in particolare la città di Ferrara: le aree censite come destinate alle attività produttive (721 ettari) comprendono anche le aree dismesse, aree di vaste dimensioni che costituiscono uno dei problemi rilevanti per l’Amministrazione Comunale dal punto di vista del loro recupero e rifunzionalizzazione. Altri comuni con buona presenza di aree sono Lugo e Conselice nel ravennate ed una serie di comuni ferraresi tra cui Argenta, Copparo e Ostellato. Per questi comuni, così come per i due capoluoghi, a fronte di estese superfici territoriali si registra una numerosità di aree tra loro sovente non contigue, eccettuato Ostellato che offre due sole localizzazioni per complessivi 141 ettari, indicando la presenza di aree (in particolare una) di elevata estensione. La superficie libera per nuovi insediamenti ammonta complessivamente a 1.390 ettari, pari a oltre il 42% del totale delle superfici destinate ad attività economiche. Gli addetti al terziario sono sostanzialmente nella stessa entità rispetto al resto della regione. Le principali specificità fanno riferimento alla presenza di numerose attività di servizi direttamente od indirettamente legate al porto di Ravenna (trasporti, logistica, ecc.), ad una significativa concentrazione di strutture e servizi, anche commerciali, per il turismo balneare lungo la fascia costiera ed ambientale nell’area del Parco del delta del Po, e alla presenza di artigianato di servizio alle famiglie e di attività nell'ambito dei servizi sociali. La presenza del settore commerciale assume un particolare rilievo sia per i comuni a vocazione turistica (Cervia, Comacchio, ecc.) in cui possono contribuire alla qualificazione dell'offerta turistica complessiva, sia per gli altri comuni minori, in cui rappresentano un servizio indispensabile alla popolazione residente. Il settore però necessita di interventi selettivi per un rafforzamento competitivo, in particolare finalizzati alla introduzione di innovazioni nella organizzazione e nella logistica. Nella stagione estiva sono presenti ingenti flussi turistici, in prevalenza però, accolti in alloggi privati (seconde case) e campeggi. Ancora carente, e non sempre allineata a standard adeguati, è l’offerta ricettiva alberghiera. Per quanto attiene invece i campeggi (che sono il 22% dei campeggi dell’intera area Obiettivo 2) sono caratterizzati, oltre che da una vasta capacità ricettiva, da un buon livello di dotazioni ed organizzazione. Elevato è anche il numero dei ristoranti e dei servizi complementari. In relazione alle nuove richieste di "turismo verde", l’area sembra ancora scarsamente dotata di strutture ricettive collegate ad esempio al turismo rurale (agriturismi, ecc.). Infatti, l’intera area Obiettivo 2 conta 119 agriturismi (che offrono un servizio di ristorazione e/o ospitalità), di cui solo 8 nella sub area orientale. Questo dato evidenzia che la presenza di un notevole patrimonio ambientale e naturalistico (parco del delta del Po), non ha ancora innescato a sufficienza meccanismi di sviluppo di offerte turistiche differenziate ed alternative all’attuale.
Tavola n. 8 – Sub area orientale. Unità locali afferenti al turismo per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT: Censimento intermedio dell’Industria e dei Servizi 1996; Regione Emilia-Romagna per i dati relativi agli agriturismi (anno 1999)
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