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DocUP 2000/2006 Regione Emilia Romagna |
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Il territorio e le infrastrutture di collegamento La sub area appenninica si compone di 96 comuni – per complessivi 215.243 abitanti - e si sviluppa lungo il crinale dell’Appennino, in direzione trasversale rispetto alla demarcazione provinciale. L’articolazione della sub area per provincia è documentata dalla Tavola 3, che riporta anche una scomposizione della fascia appenninica in tre zone interprovinciali (occidentale, centrale ed orientale), cui corrispondono – come verrà illustrato di seguito - situazioni socio-economiche differenziate.
Tavola n. 9 – Sub area appenninica. Dati aggregati per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT, anno 1996
La sub area ha una superficie complessiva di 6.639 Kmq. e confina, seguendo il crinale da ovest verso est, con Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana e Marche. L’aspetto orografico e morfologico di questa zona è caratterizzato da un territorio prevalentemente montuoso, con alcune propaggini collinari verso nord. La zona di montagna presenta una struttura di valli strette dirette da sud-ovest a nord-est. La quota più elevata viene raggiunta in provincia di Modena dal Monte Cimone (2.165 metri). Il territorio di montagna e di collina presenta inoltre una problematica ambientale comune, collegata a fenomeni di dissesto idrogeologico dovuto a estese formazioni argillose. In aggiunta a ciò, il fenomeno di spopolamento (particolarmente intenso negli anni '60 e '70) ha ulteriormente aggravato il quadro complessivo, in quanto la gestione del territorio (regimentazione dei corsi d'acqua, contenimento di eventi franosi, manutenzione del patrimonio boschivo) non ha visto, a causa della scarsa antropizzazione, i consueti interventi tradizionali di manutenzione del suolo e del territorio, con evidenti ripercussioni sullo stato attuale di problemi legati alla gestione del suolo. Si tratta in sintesi di intervenire per mantenere un "presidio" del territorio, innescando processi di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e anche sociale. Un elemento importante da considerare nell’analisi della situazione della sub area appenninica è l’insieme dei parchi e delle riserve naturali presenti, che non è solo indice della volontà di garantire uno sviluppo eco-sostenibile al territorio, ma rappresenta anche una risorsa che attrae escursionisti e turisti. Nella sub area appenninica sono presenti i seguenti parchi e riserve naturali:
Una delle caratteristiche che distinguono maggiormente la sub area appenninica rispetto al resto della regione è costituita dalla bassissima densità abitativa: circa 32 abitanti per kmq, contro una media regionale di 244. La zona appenninica occidentale risulta nettamente quella meno abitata. L’Appennino è attraversato da tre grandi assi autostradali: nel parmense, nel bolognese e nel cesenate che collegano il nord al centro-sud Italia. L’asse ferroviario Milano- Roma, principale linea ferroviaria del Paese, attraversa la dorsale appenninica nel bolognese. La viabilità interna è tipica delle aree montane: strade lungo i fondovalle e arterie che da queste dipartono per lo svalicamento dei rispettivi crinali e la messa in comunicazione delle vallate che risulta non agevole particolarmente nella zona appenninica occidentale. La situazione demografica Oltre che negli aspetti morfologici, il carattere comune di questi territori si manifesta in una cronica debolezza strutturale, che risulta particolarmente evidente sul piano degli equilibri demografici. In queste zone negli ultimi anni la popolazione ha fatto registrare tassi di variazione negativi di entità doppia rispetto al resto della regione. Ciò è dovuto – in generale - al sommarsi di saldi naturali negativi e di flussi migratori sfavorevoli, anche se in talune zone si è ormai arrestato l’esodo massiccio dei decenni precedenti e si registrano, anzi, episodi di contro-esodo, riconducibili alla progressiva congestione dei sistemi urbani e produttivi forti della fascia di pianura contigua. E’ il caso, in particolare, della zona centrale, i cui fenomeni demografici appaiono maggiormente in linea con il profilo medio della regione.
Tavola n. 10 – Sub area appenninica. Dati demografici per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT, anno 1996
Gli indici di vecchiaia risultano nettamente superiori nella sub area appenninica rispetto alla già elevata media regionale. Le persone con più di 65 anni rappresentano infatti oltre il 30% della popolazione, contro il 20% a livello regionale. Il confronto fra le piramidi di età della sub area appenninica e della regione nel suo complesso illustra in modo chiaro lo squilibrio demografico presente: se, infatti, in Emilia-Romagna la piramide ha un consistente rigonfiamento in corrispondenza delle classi di età fra i 25 ed i 35 anni, nella sub area appenninica, viceversa, la piramide è rovesciata, cioè con la base più allargata in corrispondenza delle classi di età più elevate (ciò evidenzia il contestuale debole ricambio generazionale in atto).
Il mercato del lavoro La struttura per età della popolazione influenza in modo importante i livelli di partecipazione al mercato del lavoro. Si registrano infatti marcati scostamenti negativi rispetto alla media regionale, soprattutto per quanto attiene i tassi di attività. L'analisi delle cause di inattività rivela che, rispetto al resto della regione, nella fascia appenninica essa dipende in misura maggiore dall' incidenza di popolazione anziana e dal fatto che molte donne in età di lavoro non risultano in condizione professionale. E' invece minore l'influenza sul tasso di attività della presenza di giovani e studenti. Non è un caso che il livello di istruzione della popolazione della fascia appenninica risulti significativamente più basso della media regionale. Gli scostamenti negativi appaiono particolarmente evidenti nella zona occidentale, mentre sono meno marcati nella zona dell'appennino romagnolo. Il tasso di disoccupazione è generalmente più elevato del dato medio regionale, anche se presenta un'elevata varianza comunale, ed è comunque inferiore al livello comunitario. Nelle zone dell'appennino occidentale e centrale la situazione è abbastanza allineata ai livelli regionali, mentre risulta meno favorevole nell'appennino orientale.
Tavola n. 11 – Sub area appenninica. Popolazione attiva, tasso di attività e disoccupazione per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT e Regione Emilia-Romagna, anno 1996
La minor partecipazione al mercato del lavoro è una delle principali determinanti del differenziale negativo del livello di reddito pro-capite (circa –15%) rispetto al resto della regione. Ad esso concorrono comunque anche altri fattori, primo fra i quali la struttura settoriale dei sistemi produttivi locali, segnati dal prevalere di attività a più basso valore aggiunto.
Le specificità del sistema produttivo La distribuzione per settore economico della forza lavoro residente presenta una forte specializzazione nel settore primario. L’agricoltura contribuisce difatti per poco meno del 20% all’occupazione totale, mentre nel resto della regione tale quota supera di poco il 7%. Le aziende agricole rilevate nella sub area superano il 20% del totale regionale. Un’importante fonte di reddito agricolo nelle aree rurali appenniniche è costituita dal comparto zootecnico, che conta allevamenti di grandi dimensioni di bovini da latte, soprattutto nelle aree di produzione del parmigiano-reggiano. Il caseificio rappresenta infatti una della unità produttive più importanti nella trasformazione agroalimentare soprattutto nei comuni appenninici del modenese, e delle aree reggiana e parmense. Un’altra peculiarità è rappresentata dalla presenza di elevate quote di popolazione attiva impiegate nel comparto edile, caratterizzato da unità locali di piccolissime dimensioni. L'industria manifatturiera occupa una quota di forza lavoro inferiore di quasi 7 punti percentuali alla media regionale e, significativamente, la differenza è attribuibile in parte sostanziale alla minor presenza di uno dei comparti "chiave" del sistema industriale della pianura centrale: quello dello fabbricazione di macchine ed impianti. Peraltro si riscontrano localmente alcune specializzazioni produttive prevalentemente in settori tradizionali, quali il ceramico, il calzaturiero ed i materiali per l'edilizia. Un ulteriore indizio della relativa debolezza del settore manifatturiero è desumibile dal profilo dimensionale. La dimensione media delle unità locali manifatturiere presenta infatti valori generalmente molto inferiori alla media regionale in tutti i comuni della sub area appenninica, con rare eccezioni. Per quanto attiene al terziario - nonostante nel complesso la quota di occupati nei servizi risulti assimilabile alla media regionale – si riscontrano sostanziali differenze in termini di composizione. In generale, la sub area è caratterizzata da una carenza di addetti nei comparti dei servizi creditizi e assicurativi, dei servizi avanzati alle imprese e - anche se in misura inferiore - nel campo dei servizi alle famiglie. Le aree appenniniche, in modo particolare, appaiono insufficientemente dotate di servizi culturali e sanitari ed in diversi casi hanno una scarsa presenza di strutture commerciali all’ingrosso e della grande distribuzione. Per quanto riguarda il settore commerciale, all’ingrosso e soprattutto al dettaglio, si registra una contrazione significativa degli esercizi negli anni ’90 (circa –15%). Questo fenomeno, comune a tutto il territorio nazionale ma particolarmente marcato nelle aree rurali e periferiche, produce un danno oltre che sul piano economico, anche sul piano della funzione svolta a livello sociale da parte delle piccole botteghe ed esercizi commerciali nelle frazioni più marginali e nei borghi appenninici. Il permanere di questi negozi, al pari dei servizi alla persona in campo sociale ed assistenziale, rappresenta un obiettivo da perseguire per garantire alla popolazione montana un livello di qualità della vita accettabile e nel contempo sostenere la vitalità di queste aree da un punto di vista economico. Favorire buone condizioni di vita consente anche di contrastare il processo di spopolamento ancora in corso in alcune sub aree della montagna. Specializzazioni di rilievo, in termini di addetti nel settore terziario, si rilevano solo nel campo dei servizi alberghieri e ristorativi, ovvero nel settore turistico.
Tavola n. 12 – Sub area appenninica. Imprese e addetti per settore economico e per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT: Censimento Agricoltura 1990, Censimento Popolazione 1991, Censimento intermedio dell’Industria e dei Servizi 1996
In alcune zone della sub area appenninica il turismo rappresenta già oggi una discreta fonte di reddito, anche se è opinione comune che quasi ovunque l’offerta turistica potrebbe essere potenziata sia in termini quantitativi che qualitativi. Le presenze turistiche più consistenti si registrano nel comprensorio modenese, che si posiziona largamente al primo posto nel panorama appenninico regionale. Negli ultimi anni si è comunque verificato un sensibile incremento di presenze turistiche nell’appennino romagnolo. Le tipologie turistiche che fanno registrare le permanenze più lunghe sono quella termale (che interessa soprattutto i comuni romagnoli) e quella invernale-sportiva (che coinvolge i comuni dell'alto appennino bolognese e modenese). L’andamento della consistenza ricettiva dell’area – in sintonia con la tendenza regionale - presenta negli ultimi anni segni di evoluzione verso una qualità più elevata: le strutture a 3 stelle sono aumentate del 6% circa, mentre quelle ad 1 stella sono diminuite del 9%; il comparto dove gli sforzi per la qualificazione e l’innovazione sono più evidenti è quello termale. Va inoltre rilevato che - a differenza del caso toscano, nell’appennino emiliano-romagnolo non vi è una grande diffusione di agriturismi (111 in totale), tipologia ricettiva emergente nelle aree rurali in genere. Inoltre, una quota rilevante delle aziende agrituristiche - pari al 40% del totale – fa solo ristorazione.
Tavola n. 13 – Sub area appenninica. Unità locali afferenti al turismo per zone interprovinciali.
Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT: Censimento intermedio dell’Industria e dei Servizi 1996 e Regione Emilia-Romagna per i dati relativi agli agriturismi al 1999
Un’ultima annotazione per quanto attiene le aree per insediamenti produttivi. Dei 96 comuni appartenenti al sistema appenninico, 90 hanno all’interno del proprio comune almeno un’area per insediamenti produttivi. In totale sono 259 le aree censite per complessivi 1.280 ettari di superficie territoriale. Se si confronta questo dato con le superfici nell’area orientale, si nota come l’Appennino sia complessivamente meno dotato di aree per le imprese, sia in considerazione delle caratteristiche geo-morfologiche, sia per le peculiari vocazioni intrinseche dell’area caratterizzate da indici di ruralità ancora marcati. Infatti la superficie complessiva è meno della metà rispetto a quella orientale, mentre i comuni sono più di tre volte numerosi (96 contro 34). La maggior parte dei territori comunali comunque hanno superfici destinate alle attività economiche tali da rispondere alle esigenze espresse dal sistema produttivo locale. La superficie libera per nuovi insediamenti ammonta complessivamente a poco più di 360 ettari, pari a oltre il 28% del totale delle superfici destinate ad attività economiche. Pertanto più che un problema di quantità emerge per queste aree, in considerazione della diffusione e delle modeste dimensioni che difficilmente consentono di realizzare investimenti di supporto organici, un problema di qualificazione e potenziamento delle dotazioni infrastrutturali (viabilità interna, reti telematiche, infrastrutture ambientali, ecc.), di servizi ed infine di miglioramento dell’accessibilità. Una lettura di sintesi delle specificità a livello dei tre sub sistemi territoriali della sub area appenninica su menzionati consente di tratteggiare che:
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