DocUP 2000/2006 Regione Emilia Romagna

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1.1.2 la sub area appenninica

Il territorio e le infrastrutture di collegamento

La sub area appenninica si compone di 96 comuni – per complessivi 215.243 abitanti - e si sviluppa lungo il crinale dell’Appennino, in direzione trasversale rispetto alla demarcazione provinciale.

L’articolazione della sub area per provincia è documentata dalla Tavola 3, che riporta anche una scomposizione della fascia appenninica in tre zone interprovinciali (occidentale, centrale ed orientale), cui corrispondono – come verrà illustrato di seguito - situazioni socio-economiche differenziate.

 

 

Tavola n. 9 – Sub area appenninica. Dati aggregati per zone interprovinciali.

 

N.
Comuni

Popolazione

Superficie

Densità

Zona Ob. 2 Prov. PC

16 22.901 1.101 21

Zona Ob. 2 Prov. PR

19 41.340 1.759 23

Totale App. Occidentale

35 64.241 2.860 22

Zona Ob. 2 Prov. RE

13 24.500 723 34

Zona Ob. 2 Prov. MO

14 37.574 875 43

Zona Ob. 2 Prov. BO

11 31.503 594 53

Totale App. Centrale

38 93.577 2.192 43

Zona Ob. 2 Prov. RA

3 12.245 276 44

Zona Ob. 2 Prov. FC

16 39.433 1.228 32

Zona Ob. 2 Prov. RN

4 5.747 84 69

Totale App. Orientale

23 57.425 1.588 36

Totale sub area Appenninica

96 215.243 6.639 32

Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT, anno 1996

 

La sub area ha una superficie complessiva di 6.639 Kmq. e confina, seguendo il

crinale da ovest verso est, con Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana e Marche. L’aspetto orografico e morfologico di questa zona è caratterizzato da un territorio prevalentemente montuoso, con alcune propaggini collinari verso nord. La zona di montagna presenta una struttura di valli strette dirette da sud-ovest a nord-est. La quota più elevata viene raggiunta in provincia di Modena dal Monte Cimone (2.165 metri).

Il territorio di montagna e di collina presenta inoltre una problematica ambientale comune, collegata a fenomeni di dissesto idrogeologico dovuto a estese formazioni argillose. In aggiunta a ciò, il fenomeno di spopolamento (particolarmente intenso negli anni '60 e '70) ha ulteriormente aggravato il quadro complessivo, in quanto la gestione del territorio (regimentazione dei corsi d'acqua, contenimento di eventi franosi, manutenzione del patrimonio boschivo) non ha visto, a causa della scarsa antropizzazione, i consueti interventi tradizionali di manutenzione del suolo e del territorio, con evidenti ripercussioni sullo stato attuale di problemi legati alla gestione del suolo.

Si tratta in sintesi di intervenire per mantenere un "presidio" del territorio, innescando processi di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale e anche sociale.

Un elemento importante da considerare nell’analisi della situazione della sub area appenninica è l’insieme dei parchi e delle riserve naturali presenti, che non è solo indice della volontà di garantire uno sviluppo eco-sostenibile al territorio, ma rappresenta anche una risorsa che attrae escursionisti e turisti.

Nella sub area appenninica sono presenti i seguenti parchi e riserve naturali:

  • Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna (area forlivese)
  • Parco fluviale regionale dello Stirone (area tra Piacenza e Parma)
  • Riserva naturale geologica del Piacenziano
  • Parco regionale Alta Val Parma e Cedra
  • Riserva naturale di Monte Prinzera
  • Parco regionale dell’alto appennino reggiano
  • Parco regionale dell’alto appennino modenese
  • Parco regionale del Corno alle Scale
  • Parco regionale del laghi di Brasimone e Suviana

Una delle caratteristiche che distinguono maggiormente la sub area appenninica rispetto al resto della regione è costituita dalla bassissima densità abitativa: circa 32 abitanti per kmq, contro una media regionale di 244. La zona appenninica occidentale risulta nettamente quella meno abitata.

L’Appennino è attraversato da tre grandi assi autostradali: nel parmense, nel bolognese e nel cesenate che collegano il nord al centro-sud Italia. L’asse ferroviario Milano- Roma, principale linea ferroviaria del Paese, attraversa la dorsale appenninica nel bolognese.

La viabilità interna è tipica delle aree montane: strade lungo i fondovalle e arterie che da queste dipartono per lo svalicamento dei rispettivi crinali e la messa in comunicazione delle vallate che risulta non agevole particolarmente nella zona appenninica occidentale.

La situazione demografica

Oltre che negli aspetti morfologici, il carattere comune di questi territori si manifesta in una cronica debolezza strutturale, che risulta particolarmente evidente sul piano degli equilibri demografici.

In queste zone negli ultimi anni la popolazione ha fatto registrare tassi di variazione negativi di entità doppia rispetto al resto della regione.

Ciò è dovuto – in generale - al sommarsi di saldi naturali negativi e di flussi migratori sfavorevoli, anche se in talune zone si è ormai arrestato l’esodo massiccio dei decenni precedenti e si registrano, anzi, episodi di contro-esodo, riconducibili alla progressiva congestione dei sistemi urbani e produttivi forti della fascia di pianura contigua. E’ il caso, in particolare, della zona centrale, i cui fenomeni demografici appaiono maggiormente in linea con il profilo medio della regione.

 

Tavola n. 10 – Sub area appenninica. Dati demografici per zone interprovinciali.

 

Saldo
naturale

Saldo
migratorio

V.A.

%

V.A.

%

Zona Ob. 2 Prov. PC

-335 -1,5% 116 0,5%

Zona Ob. 2 Prov. PR

-534 -1,3% 161 0,4%

Totale App. Occidentale

-869 -1,4% 277 0,4%

Zona Ob. 2 Prov. RE

-175 -0,7% 376 1,5%

Zona Ob. 2 Prov. MO

-315 -0,8% 516 1,4%

Zona Ob. 2 Prov. BO

-218 -0,7% 370 1,2%

Totale App. Centrale

-707 -0,8% 1.263 1,3%

Zona Ob. 2 Prov. RA

-57 -0,5% 79 0,6%

Zona Ob. 2 Prov. FC

-149 -0,4% 155 0,4%

Zona Ob. 2 Prov. RN

-6 -0,1% 34 0,6%

Totale App. Orientale

-212 -0,4% 268 0,5%

Totale sub area Appenninica

-1.788 -0,8% 1.808 0,8%

Totale regione Emilia-Romagna

-16.036 -0,4% 29.504 0,7%

Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT, anno 1996

 

Gli indici di vecchiaia risultano nettamente superiori nella sub area appenninica rispetto alla già elevata media regionale. Le persone con più di 65 anni rappresentano infatti oltre il 30% della popolazione, contro il 20% a livello regionale.

Il confronto fra le piramidi di età della sub area appenninica e della regione nel suo complesso illustra in modo chiaro lo squilibrio demografico presente: se, infatti, in Emilia-Romagna la piramide ha un consistente rigonfiamento in corrispondenza delle classi di età fra i 25 ed i 35 anni, nella sub area appenninica, viceversa, la piramide è rovesciata, cioè con la base più allargata in corrispondenza delle classi di età più elevate (ciò evidenzia il contestuale debole ricambio generazionale in atto).

 

Il mercato del lavoro

La struttura per età della popolazione influenza in modo importante i livelli di partecipazione al mercato del lavoro. Si registrano infatti marcati scostamenti negativi rispetto alla media regionale, soprattutto per quanto attiene i tassi di attività. L'analisi delle cause di inattività rivela che, rispetto al resto della regione, nella fascia appenninica essa dipende in misura maggiore dall' incidenza di popolazione anziana e dal fatto che molte donne in età di lavoro non risultano in condizione professionale. E' invece minore l'influenza sul tasso di attività della presenza di giovani e studenti. Non è un caso che il livello di istruzione della popolazione della fascia appenninica risulti significativamente più basso della media regionale.

Gli scostamenti negativi appaiono particolarmente evidenti nella zona occidentale, mentre sono meno marcati nella zona dell'appennino romagnolo.

Il tasso di disoccupazione è generalmente più elevato del dato medio regionale, anche se presenta un'elevata varianza comunale, ed è comunque inferiore al livello comunitario. Nelle zone dell'appennino occidentale e centrale la situazione è abbastanza allineata ai livelli regionali, mentre risulta meno favorevole nell'appennino orientale.

 

 

Tavola n. 11 – Sub area appenninica. Popolazione attiva, tasso di attività e disoccupazione per zone interprovinciali.

 

N. attivi

Tasso di attività

Tasso di disoccupazione

Zona Ob. 2 Prov. PC

8.185 54,4% 7,0%

Zona Ob. 2 Prov. PR

16.079 57,4% 6,3%

Totale App. Occidentale

24.265 56,4% 6,5%

Zona Ob. 2 Prov. RE

9.670 56,0% 7,4%

Zona Ob. 2 Prov. MO

15.700 59,7% 4,4%

Zona Ob. 2 Prov. BO

12.890 57,1% 6,3%

Totale App. Centrale

38.260 57,8% 5,8%

Zona Ob. 2 Prov. RA

5.351 60,9% 6,2%

Zona Ob. 2 Prov. FC

17.376 61,2% 7,1%

Zona Ob. 2 Prov. RN

2.374 56,4% 7,9%

Totale App. Orientale

25.101 60,6% 7,0%

Totale sub area Appenninica

87.626 58,2% 6,3%

Totale regione Emilia-Romagna

1.801.776 61,1% 6,2%

Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT e Regione Emilia-Romagna, anno 1996

 

La minor partecipazione al mercato del lavoro è una delle principali determinanti del differenziale negativo del livello di reddito pro-capite (circa –15%) rispetto al resto della regione. Ad esso concorrono comunque anche altri fattori, primo fra i quali la struttura settoriale dei sistemi produttivi locali, segnati dal prevalere di attività a più basso valore aggiunto.

 

Le specificità del sistema produttivo

La distribuzione per settore economico della forza lavoro residente presenta una forte specializzazione nel settore primario. L’agricoltura contribuisce difatti per poco meno del 20% all’occupazione totale, mentre nel resto della regione tale quota supera di poco il 7%.

Le aziende agricole rilevate nella sub area superano il 20% del totale regionale. Un’importante fonte di reddito agricolo nelle aree rurali appenniniche è costituita dal comparto zootecnico, che conta allevamenti di grandi dimensioni di bovini da latte, soprattutto nelle aree di produzione del parmigiano-reggiano. Il caseificio rappresenta infatti una della unità produttive più importanti nella trasformazione agroalimentare soprattutto nei comuni appenninici del modenese, e delle aree reggiana e parmense.

Un’altra peculiarità è rappresentata dalla presenza di elevate quote di popolazione attiva impiegate nel comparto edile, caratterizzato da unità locali di piccolissime dimensioni.

L'industria manifatturiera occupa una quota di forza lavoro inferiore di quasi 7 punti percentuali alla media regionale e, significativamente, la differenza è attribuibile in parte sostanziale alla minor presenza di uno dei comparti "chiave" del sistema industriale della pianura centrale: quello dello fabbricazione di macchine ed impianti. Peraltro si riscontrano localmente alcune specializzazioni produttive prevalentemente in settori tradizionali, quali il ceramico, il calzaturiero ed i materiali per l'edilizia. Un ulteriore indizio della relativa debolezza del settore manifatturiero è desumibile dal profilo dimensionale. La dimensione media delle unità locali manifatturiere presenta infatti valori generalmente molto inferiori alla media regionale in tutti i comuni della sub area appenninica, con rare eccezioni.

Per quanto attiene al terziario - nonostante nel complesso la quota di occupati nei servizi risulti assimilabile alla media regionale – si riscontrano sostanziali differenze in termini di composizione. In generale, la sub area è caratterizzata da una carenza di addetti nei comparti dei servizi creditizi e assicurativi, dei servizi avanzati alle imprese e - anche se in misura inferiore - nel campo dei servizi alle famiglie.

Le aree appenniniche, in modo particolare, appaiono insufficientemente dotate di servizi culturali e sanitari ed in diversi casi hanno una scarsa presenza di strutture commerciali all’ingrosso e della grande distribuzione.

Per quanto riguarda il settore commerciale, all’ingrosso e soprattutto al dettaglio, si registra una contrazione significativa degli esercizi negli anni ’90 (circa –15%). Questo fenomeno, comune a tutto il territorio nazionale ma particolarmente marcato nelle aree rurali e periferiche, produce un danno oltre che sul piano economico, anche sul piano della funzione svolta a livello sociale da parte delle piccole botteghe ed esercizi commerciali nelle frazioni più marginali e nei borghi appenninici. Il permanere di questi negozi, al pari dei servizi alla persona in campo sociale ed assistenziale, rappresenta un obiettivo da perseguire per garantire alla popolazione montana un livello di qualità della vita accettabile e nel contempo sostenere la vitalità di queste aree da un punto di vista economico. Favorire buone condizioni di vita consente anche di contrastare il processo di spopolamento ancora in corso in alcune sub aree della montagna.

Specializzazioni di rilievo, in termini di addetti nel settore terziario, si rilevano solo nel campo dei servizi alberghieri e ristorativi, ovvero nel settore turistico.

 

Tavola n. 12 – Sub area appenninica. Imprese e addetti per settore economico e per zone interprovinciali.

 

Agricoltura

Industria

di cui manifattu.

Terziario

di cui commercio

Impr.

Occ.

Impr.

Add.

Impr.

Add.

Impr.

Add.

Impr.

Add.

Zona Ob. 2 Prov. PC

5.317 1.972 478 1.246 150 665 990 1.606 402 632

Zona Ob. 2 Prov. PR

7.876 2.500 1.090 3.255 497 2.039 1.678 3.095 773 1.502

Totale App. Occidentale

13.193 4.472 1.567 4.501 646 2.703 2.668 4.701 1.175 2.133

Zona Ob. 2 Prov. RE

4.160 1.418 628 2.448 258 1.569 989 1.751 442 737

Zona Ob. 2 Prov. MO

4.979 2.713 1.209 4.754 494 3.024 1.990 4.452 903 1.867

Zona Ob. 2 Prov. BO

3.395 890 724 3.281 316 2.354 1.287 2.907 579 1.233

Totale App. Centrale

12.534 5.022 2.561 10.484 1.068 6.947 4.266 9.109 1.924 3.836

Zona Ob. 2 Prov. RA

1.412 1.309 225 926 121 672 434 872 212 380

Zona Ob. 2 Prov. FC

3.613 3.195 996 4.947 527 3.432 1.651 3.504 753 1.515

Zona Ob. 2 Prov. RN

865 267 175 1.016 119 835 219 510 96 211

Totale App. Orientale

5.890 4.771 1.397 6.889 767 4.939 2.304 4.886 1.060 2.016

Tot. Sub area Appenninica

31.617 14.264 5.525 21.873 2.481 14.589 9.238 18.697 4.159 8.076

Tot. regione Emilia-Romagna

150.736 140.090 98.017 641.384 56.258 512.768 229.663 675.257 103.279 270.724

Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT: Censimento Agricoltura 1990, Censimento Popolazione 1991, Censimento intermedio dell’Industria e dei Servizi 1996

 

In alcune zone della sub area appenninica il turismo rappresenta già oggi una discreta fonte di reddito, anche se è opinione comune che quasi ovunque l’offerta turistica potrebbe essere potenziata sia in termini quantitativi che qualitativi.

Le presenze turistiche più consistenti si registrano nel comprensorio modenese, che si posiziona largamente al primo posto nel panorama appenninico regionale. Negli ultimi anni si è comunque verificato un sensibile incremento di presenze turistiche nell’appennino romagnolo.

Le tipologie turistiche che fanno registrare le permanenze più lunghe sono quella termale (che interessa soprattutto i comuni romagnoli) e quella invernale-sportiva (che coinvolge i comuni dell'alto appennino bolognese e modenese).

L’andamento della consistenza ricettiva dell’area – in sintonia con la tendenza regionale - presenta negli ultimi anni segni di evoluzione verso una qualità più elevata: le strutture a 3 stelle sono aumentate del 6% circa, mentre quelle ad 1 stella sono diminuite del 9%; il comparto dove gli sforzi per la qualificazione e l’innovazione sono più evidenti è quello termale.

Va inoltre rilevato che - a differenza del caso toscano, nell’appennino emiliano-romagnolo non vi è una grande diffusione di agriturismi (111 in totale), tipologia ricettiva emergente nelle aree rurali in genere. Inoltre, una quota rilevante delle aziende agrituristiche - pari al 40% del totale – fa solo ristorazione.

 

 

Tavola n. 13 – Sub area appenninica. Unità locali afferenti al turismo per zone interprovinciali.

Alberghi

Rifugi di montagna

Affittacamere

Campeggi

Agriturismi

Altre strutture

Ristoranti

Bar

Zona Ob. 2 Prov. PC

20 1 - 5 13 2 113 81

Zona Ob. 2 Prov. PR

21 2 2 1 19 7 130 137

Totale App. Occidentale

41 3 2 6 32 9 243 218

Zona Ob. 2 Prov. RE

21 2 3 1 7 3 68 80

Zona Ob. 2 Prov. MO

85 9 3 12 17 8 134 102

Zona Ob. 2 Prov. BO

63 - 2 2 11 6 85 92

Totale App. Centrale

169 11 8 15 35 17 287 274

Zona Ob. 2 Prov. RA

16 - 0 - 15 1 35 26

Zona Ob. 2 Prov. FC

34 2 5 3 21 1 117 83

Zona Ob. 2 Prov. RN

- - - - 8 - 17 12

Totale App. Orientale

51 2 5 3 44 2 169 121

Totale sub area appenninica

261 16 15 24 111 28 700 613

Totale zona Obiettivo 2

339 17 21 33 138 41 1.156 1.217

Totale regione Emilia-Romagna

4.018 20 457 102 651 414 6.368 8.510

Fonte: Elaborazioni ERVET su dati ISTAT: Censimento intermedio dell’Industria e dei Servizi 1996 e Regione Emilia-Romagna per i dati relativi agli agriturismi al 1999

 

Un’ultima annotazione per quanto attiene le aree per insediamenti produttivi. Dei 96 comuni appartenenti al sistema appenninico, 90 hanno all’interno del proprio comune almeno un’area per insediamenti produttivi. In totale sono 259 le aree censite per complessivi 1.280 ettari di superficie territoriale. Se si confronta questo dato con le superfici nell’area orientale, si nota come l’Appennino sia complessivamente meno dotato di aree per le imprese, sia in considerazione delle caratteristiche geo-morfologiche, sia per le peculiari vocazioni intrinseche dell’area caratterizzate da indici di ruralità ancora marcati. Infatti la superficie complessiva è meno della metà rispetto a quella orientale, mentre i comuni sono più di tre volte numerosi (96 contro 34). La maggior parte dei territori comunali comunque hanno superfici destinate alle attività economiche tali da rispondere alle esigenze espresse dal sistema produttivo locale.

La superficie libera per nuovi insediamenti ammonta complessivamente a poco più di 360 ettari, pari a oltre il 28% del totale delle superfici destinate ad attività economiche. Pertanto più che un problema di quantità emerge per queste aree, in considerazione della diffusione e delle modeste dimensioni che difficilmente consentono di realizzare investimenti di supporto organici, un problema di qualificazione e potenziamento delle dotazioni infrastrutturali (viabilità interna, reti telematiche, infrastrutture ambientali, ecc.), di servizi ed infine di miglioramento dell’accessibilità.

Una lettura di sintesi delle specificità a livello dei tre sub sistemi territoriali della sub area appenninica su menzionati consente di tratteggiare che:

  • La zona occidentale presenta in termini più marcati i connotati della ruralità. Si tratta della zona maggiormente segnata dal fenomeno – tuttora in corso – dello spopolamento ed in cui la dipendenza dal settore agricolo dei livelli occupazionali e di reddito risulta più evidente. Per contro, è la zona più povera dal punto di vista dell’offerta occupazionale nei comparti extragricoli a maggior valore aggiunto e quella in cui la quota degli occupati in edilizia (comparto per lo più identificato da micro unità locali, quando non da ditte individuali) raggiunge un valore più che doppio di quello regionale. L’unico elemento di forte specializzazione dell’industria manifatturiera dell’appennino occidentale - ed in particolare del parmense - è rappresentato dal settore alimentare, che occupa circa un terzo degli addetti complessivamente impiegati nel settore manifatturiero. Per quanto attiene il comparto turistico, l’area appare meno dotata (ad esempio gli agriturismi sono il 29% del totale appenninico) della restante parte appenninica.
  • La zona centrale - sebbene in termini molto inferiori alle aree montane di Piacenza e Parma – è anch’essa caratterizzata da una preminenza, a livello di settori produttivi, dell’edilizia e dell’industria alimentare; a queste si affianca, tuttavia, una specializzazione nella fabbricazione di prodotti ceramici e per l’edilizia. In quest’area, inoltre, sono presenti ulteriori elementi di forza nel terziario: sia per la maggior presenza di poli gravitazionali che accentrano funzioni di servizio per le aree limitrofe, sia per il peso significativo di attività turistiche legate in particolare agli sport invernali.
  • La zona orientale rappresenta, fra le tre considerate, l’ambito territoriale più industrializzato; raggiunge infatti una quota di addetti nell’industria manifatturiera analoga alla media regionale. Specializzazioni particolarmente evidenti si rilevano nell’industria calzaturiera, nelle produzioni in metallo ed in misura inferiore nel tessile-abbigliamento. L'Appennino romagnolo è quello che probabilmente soffre meno della lontananza da importanti zone produttive della regione con rilevanti conseguenze sulla produzione del reddito. Giocano un ruolo in questo senso la posizione strategica rispetto ad aree industriali di una certa importanza ed a zone dove vi è una buona offerta di lavoro stagionale legata al turismo, in prevalenza balneare (riviera romagnola), ma anche rurale (sono presenti il 40% degli agriturismi dell’appennino) ed inoltre a specifiche produzioni agricole (comparto ortofrutticolo).