DocUP 2000/2006 Regione Emilia Romagna

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1.2 Ricerca, innovazione e telematica: un quadro di insieme

Un’analisi territoriale di temi quali l’innovazione, ricerca e sviluppo, telematica e nuove tecnologie per la comunicazione a distanza non risulta facile da declinare su scala strettamente territoriale. Si tratta infatti di "sensori" di modernità del sistema produttivo della regione il cui impatto non si limita a stretti confini comunali o sovracomunali, ma che al contrario, per loro natura, tendono ad avere senso economico su scala ampia, cioè regionale. Questi temi verranno trattati quindi non sulla base delle tre sub aree identificate (sub area appenninica, orientale e a sostegno transitorio), ma verranno presi in considerazione rispetto al quadro regionale nel suo insieme.

 

Ricerca, sviluppo e innovazione

La spesa in ricerca e sviluppo in Italia è ancora oggi al di sotto della media europea (1,1% del PIL contro l’1,8% a livello europeo). Oltre il 54% del totale della spesa nazionale è realizzato dalle imprese, in prevalenza di grande dimensione. La spesa si concentra nel centro-nord (Lombardia e Piemonte) mentre in Emilia-Romagna risulta essere un po’ inferiore. La ragione va ricercata nella differente struttura produttiva: in Emilia-Romagna infatti predominano le PMI e le indagini condotte sull’innovazione confermano l’esistenza di una stretta correlazione tra la diffusione di attività innovative, spesa in R&S e dimensione aziendale. Invece per quanto attiene il personale addetto alla R&S, la regione conferma la capacità innovativa delle imprese che occupano una quota consistente di addetti complessivi, pari all' 8% del totale nazionale.

Evidenti disparità all’interno della regione emergono analizzando la propensione alla ricerca ed innovazione dei diversi territori. Assumendo quale indicatore il numero di brevetti depositati, si rileva come nel solo 1998 siano stati 5.150 in totale: Bologna è al primo posto con 2.048 depositi e Ravenna all’ultimo con soli 162 depositi brevettuali. Tali differenze, oltre ad essere motivate da una differente attitudine verso l’innovazione, lo sono anche in parte dal differente stock di imprese esistenti (27.000 unità locali a Bologna contro le 10.000 a Ravenna). Interessante infine rilevare che a Ferrara, dove sono presenti alcune grandi imprese, nonostante le unità locali siano "solo" poco meno di 10.000, i depositi brevettuali siano stati 402.

L’Emilia-Romagna vanta una presenza di università e centri di ricerca tra i più consistenti a livello nazionale. Le strutture di ricerca sono capillarmente diffuse nel territorio regionale, si pensi ad esempio alle recenti diramazioni dell’Ateneo bolognese in Romagna (Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini). Il sistema universitario e quello della ricerca si stanno avvicinando sempre di più alle esigenze del mondo produttivo. Si possono segnalare pertanto, a fianco dei centri di servizio alle imprese più consolidati e di lunga tradizione (tra cui il sistema delle Camere di Commercio ed il sistema ERVET), la costituzione di alcune strutture finalizzate alla promozione dell’innovazione e del trasferimento tecnologico in specifici ambiti settoriali e/o territoriali (operanti anche nell’ambito di una specifica misura inserita nel precedente DocUP Obiettivo 2).

L’area appenninica sconta un maggior ritardo in questa direzione, riconducibile alla frammentazione e fragilità del sistema produttivo, attestato su settori tradizionali e meno predisposti alla ricerca e innovazione. Esistono però agenzie di sviluppo locale che svolgono da tempo azioni di animazione del sistema produttivo locale, favorendo anche processi di innalzamento della qualità (sia di processo sia di prodotto) e di internazionalizzazione.

L’area orientale ha visto negli anni ’90 una crescita dei soggetti deputati a favorire l’innovazione del sistema produttivo locale. Un fattore di stimolo è indubbiamente legato alla presenza del polo della chimica, i cui sistemi di ricerca hanno avuto un effetto propulsore per attivare processi di "spin-off". Nella Provincia di Ferrara, centri di ricerca universitari (in particolare legati alla chimica e alle scienze della vita) e consorzi pubblico/privati per la ricerca e l’innovazione costituiscono una buona dotazione di partenza per dare soluzione ai fabbisogni tecnologici delle realtà territoriali locali attraverso iniziative congiunte di ricerca precompetitiva, trasferimento tecnologico e programmi finalizzati alla nascita di nuove imprese in settori innovativi. A tale proposito è attivo un programma RITTS, promosso dagli Enti Locali, in accordo con la Regione Emilia-Romagna, che ha il compito di disegnare un Piano di Sviluppo dell'Innovazione sui temi, in particolare, dei servizi tecnologici per le imprese, dello sviluppo ambientale e della costruzione di progetti di rete innovativi, in accordo con l'offerta regionale di ricerca e con le Università.

Nel ravennate, il sistema universitario e della ricerca è strettamente collegato alla realtà economico-produttiva della zona e sta dando vita ad iniziative per il trasferimento tecnologico. Sempre a Ravenna riveste un ruolo importante la Facoltà di Conservazione dei beni culturali, così come è attivo da qualche anno il corso di laurea in Scienze ambientali. Oltre al sistema universitario, esistono numerose opportunità di specializzazione non solo nel settore della conservazione dei beni artistico culturali, ma anche in altri campi quali i materiali ceramici, per il quale è stato profuso un forte impegno da parte di strutture esistenti a favore del trasferimento tecnologico in area in materia di innovazione tecnologica. E’ presente inoltre un Master in diritto ed economia dei trasporti e della logistica.

Interessante notare la presenza di corsi universitari a carattere breve (diplomi universitari): chimica e tecnologie per le ceramiche, viticoltura ed enologia. Quest’ultimo è l’unico per tipologia in Emilia-Romagna ed è riconosciuto dall’Unione Europea.

In conclusione, gli ambiti sui quali occorre intervenire per rafforzare i processi già in atto descritti, sono:

  • la promozione della ricerca e dell’innovazione, in un’ottica di rete, stimolando e rafforzando la collaborazione tra sistema universitario e della ricerca pubblica e sistema delle imprese e tra le stesse imprese;
  • la valorizzazione delle competenze, in termini di capitale professionale, presenti, anche tramite un loro coinvolgimento in processi di spin off e più in generale di creazione di impresa innovativa.

 

Infrastrutture telematiche e accesso alle tecnologie di comunicazione innovative

Lo sviluppo sempre più veloce di tecnologie innovative di telecomunicazione ha assunto un ruolo fondamentale nella attribuzione di caratteri di competitività ai territori regionali. La Regione Emilia-Romagna ha posto quindi come priorità di azione – all’interno del proprio Piano della telematica regionale, costruito in partenariato con le amministrazioni locali - il rafforzamento di reti di comunicazione efficaci e veloci all'interno della pubblica amministrazione, anche nell’ottica di erogare servizi su supporto telematico alla cittadinanza e alle imprese. L'approccio adottato è quello di coinvolgere complessivamente il sistema degli Enti Locali, affinché tutta la pubblica amministrazione regionale diventi attore propulsivo del cambiamento coinvolgendo gli altri soggetti dello sviluppo del territorio: imprese, realtà della ricerca e associative ecc.. Con questa finalità sono stati avviati specifici progetti per la costituzione di una rete di collegamento tra Comuni e Comunità Montane con la Regione Emilia-Romagna.

Permane però uno scarto tra aree della regione per quanto riguarda la velocità dei collegamenti stessi. Infatti, se mentre nei comuni capoluogo i dati possono essere trasmessi a una velocità di 512K-2MB per secondo, la velocità di collegamento dei nodi periferici scende a 64K.

La velocità di trasmissione dei dati risulta rilevante quando la rete pubblica viene utilizzata per il collegamento con altri soggetti e soprattutto per fare transitare quantità considerevoli di dati.

Per quanto riguarda invece lo sviluppo di infrastrutture telematiche a larga banda in ambito regionale, la creazione di reti di telecomunicazioni alternative a quelle di Telecom Italia si sta imponendo come una delle strategie prescelte da molti nuovi soggetti che stanno entrando nel mercato delle telecomunicazioni.

L’Emilia-Romagna è oggi uno dei territori, all’interno del contesto nazionale, maggiormente interessato da questi progetti di investimento, sia per quanto riguarda la creazione di reti dorsali (direttrici principali che attraversano un territorio connettendo punti o reti locali), sia di reti di accesso (reti locali potenzialmente in grado di raggiungere direttamente l’utente finale).

Nella maggior parte dei casi si tratta di progetti ancora allo stato embrionale o anche semplicemente annunciati ma pare di poter individuare alcuni elementi portanti:

  • gli investimenti in questa fase si concentrano sui principali ambiti urbani (capoluoghi di provincia);
  • le aree periferiche, tanto più se appenniniche o sprovviste di aree industriali di pregio, rimangono escluse da progetto di cablaggio locale sebbene possano essere interessate da tracciati dorsali di attraversamento del territorio regionale;
  • un ruolo fondamentale nella concretizzazione di tali progetti lo svolgono le aziende speciali locali le quali, potendo disporre di infrastrutture utilmente impiegabili nel lavoro di posa delle fibre, rappresentano un valido partner per gli operatori di telecomunicazione;
  • oltre agli operatori di mercato, si segnalano diverse iniziative di cablaggio delle aree urbane, promosse dalle Amministrazioni Locali, e normalmente finalizzate al collegamento delle diverse sedi pubbliche sparse nell’ambito cittadino.

I progetti attualmente attivi, o in fase di progettazione, che coinvolgono soggetti pubblici o semi pubblici sono 12 e interessano in diversa misura l’intero territorio regionale, anche se prevalentemente rivolti al cablaggio di ambiti cittadini.

A questi progetti vanno aggiunte altre iniziative intraprese da investitori privati senza stringere accordi con enti pubblici. In particolare si segnala che all’interno dell’ambito urbano di Bologna stanno oggi realizzando una propria rete in fibra ottica Infostrada, Wind e E-Planet e che diversi altri investitori hanno manifestato l’interesse a realizzare cablaggi urbani in varie città della regione (2net e Fastweb fra gli altri). Inoltre sono stati annunciati da altre aziende progetti finalizzati alla realizzazione di dorsali regionali che dovrebbero prossimamente interessare anche l’Emilia-Romagna.

Per quanto riguarda i servizi all'ingrosso ("wholesale") di accesso ad Internet ad alta velocità basati sull'applicazione della tecnologia ADSL, al momento in Emilia-Romagna, sono offerti solo in ambito urbano e non ancora in tutti capoluoghi di provincia (in particolare rimangono escluse Ravenna, Forlì, Cesena e Piacenza).

Da questo quadro emerge la necessità, in un’ottica di creazione di un contesto che sia favorevole per le imprese in eguale misura, a prescindere da fattori geografici e localizzativi, intervenire nelle aree marginali e periferiche per ridurre il divario esistente e che, stante il quadro descritto, nel prossimo futuro potrebbe addirittura andare aumentando.

La società dell’informazione richiede un impegno ed una innovazione degli approcci e degli strumenti anche della Pubblica Amministrazione. Infatti i processi di ammodernamento amministrativo in atto, volti a favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla vita amministrativa, nonché ad erogare servizi di qualità alla cittadinanza ed agli operatori economici, richiedono spesso l’utilizzo di tecnologie innovative (telematica ecc.). Un esempio in questo contesto è rappresentato dallo Sportello Unico per le attività produttive. Nel panorama regionale, al 1999, la maggioranza dei comuni ha nominato un responsabile di Sportello e la gran parte di questi, seppur con diverse modalità, sono operativi. La quasi totalità dei comuni in area Obiettivo 2 ed a sostegno transitorio non solo ha avviato l’operatività dello Sportello ma ha anche individuato forme, tra loro molto varie ed in alcuni casi innovative - in particolare in ambiente appenninico-, di "associazione" con altri comuni ed enti locali per fornire le prestazioni richieste.

Per quanto attiene in particolare l’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative, si segnalano l’iniziativa della Provincia di Ravenna che ha costituito la rete Spider, che vede partecipanti di questa rete telematica i comuni dell’area orientale dell’Obiettivo 2 della Provincia di Ravenna. Sempre nell’area orientale, la Provincia di Ferrara ha creato la rete Profeta, che nella fase attuale collega la Provincia con una parte dei comuni dell'area.