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1.2 Ricerca, innovazione
e telematica: un quadro di insieme
Un’analisi territoriale di temi quali l’innovazione, ricerca
e sviluppo, telematica e nuove tecnologie per la comunicazione a distanza
non risulta facile da declinare su scala strettamente territoriale. Si
tratta infatti di "sensori" di modernità del sistema
produttivo della regione il cui impatto non si limita a stretti confini
comunali o sovracomunali, ma che al contrario, per loro natura, tendono
ad avere senso economico su scala ampia, cioè regionale. Questi
temi verranno trattati quindi non sulla base delle tre sub aree identificate
(sub area appenninica, orientale e a sostegno transitorio), ma verranno
presi in considerazione rispetto al quadro regionale nel suo insieme.
Ricerca, sviluppo e innovazione
La spesa in ricerca e sviluppo in Italia è ancora
oggi al di sotto della media europea (1,1% del PIL contro l’1,8% a livello
europeo). Oltre il 54% del totale della spesa nazionale è realizzato
dalle imprese, in prevalenza di grande dimensione. La spesa si concentra
nel centro-nord (Lombardia e Piemonte) mentre in Emilia-Romagna risulta
essere un po’ inferiore. La ragione va ricercata nella differente struttura
produttiva: in Emilia-Romagna infatti predominano le PMI e le indagini
condotte sull’innovazione confermano l’esistenza di una stretta correlazione
tra la diffusione di attività innovative, spesa in R&S e dimensione
aziendale. Invece per quanto attiene il personale addetto alla R&S,
la regione conferma la capacità innovativa delle imprese che occupano
una quota consistente di addetti complessivi, pari all' 8% del totale
nazionale.
Evidenti disparità all’interno della regione emergono
analizzando la propensione alla ricerca ed innovazione dei diversi territori.
Assumendo quale indicatore il numero di brevetti depositati, si rileva
come nel solo 1998 siano stati 5.150 in totale: Bologna è al primo
posto con 2.048 depositi e Ravenna all’ultimo con soli 162 depositi brevettuali.
Tali differenze, oltre ad essere motivate da una differente attitudine
verso l’innovazione, lo sono anche in parte dal differente stock di imprese
esistenti (27.000 unità locali a Bologna contro le 10.000 a Ravenna).
Interessante infine rilevare che a Ferrara, dove sono presenti alcune
grandi imprese, nonostante le unità locali siano "solo"
poco meno di 10.000, i depositi brevettuali siano stati 402.
L’Emilia-Romagna vanta una presenza di università
e centri di ricerca tra i più consistenti a livello nazionale.
Le strutture di ricerca sono capillarmente diffuse nel territorio regionale,
si pensi ad esempio alle recenti diramazioni dell’Ateneo bolognese in
Romagna (Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini). Il sistema universitario
e quello della ricerca si stanno avvicinando sempre di più alle
esigenze del mondo produttivo. Si possono segnalare pertanto, a fianco
dei centri di servizio alle imprese più consolidati e di lunga
tradizione (tra cui il sistema delle Camere di Commercio ed il sistema
ERVET), la costituzione di alcune strutture finalizzate alla promozione
dell’innovazione e del trasferimento tecnologico in specifici ambiti settoriali
e/o territoriali (operanti anche nell’ambito di una specifica misura inserita
nel precedente DocUP Obiettivo 2).
L’area appenninica sconta un maggior ritardo in questa
direzione, riconducibile alla frammentazione e fragilità del sistema
produttivo, attestato su settori tradizionali e meno predisposti alla
ricerca e innovazione. Esistono però agenzie di sviluppo locale
che svolgono da tempo azioni di animazione del sistema produttivo locale,
favorendo anche processi di innalzamento della qualità (sia di
processo sia di prodotto) e di internazionalizzazione.
L’area orientale ha visto negli anni ’90 una crescita
dei soggetti deputati a favorire l’innovazione del sistema produttivo
locale. Un fattore di stimolo è indubbiamente legato alla presenza
del polo della chimica, i cui sistemi di ricerca hanno avuto un effetto
propulsore per attivare processi di "spin-off". Nella Provincia
di Ferrara, centri di ricerca universitari (in particolare legati alla
chimica e alle scienze della vita) e consorzi pubblico/privati per la
ricerca e l’innovazione costituiscono una buona dotazione di partenza
per dare soluzione ai fabbisogni tecnologici delle realtà territoriali
locali attraverso iniziative congiunte di ricerca precompetitiva, trasferimento
tecnologico e programmi finalizzati alla nascita di nuove imprese in settori
innovativi. A tale proposito è attivo un programma RITTS, promosso
dagli Enti Locali, in accordo con la Regione Emilia-Romagna, che ha il
compito di disegnare un Piano di Sviluppo dell'Innovazione sui temi, in
particolare, dei servizi tecnologici per le imprese, dello sviluppo ambientale
e della costruzione di progetti di rete innovativi, in accordo con l'offerta
regionale di ricerca e con le Università.
Nel ravennate, il sistema universitario e della ricerca
è strettamente collegato alla realtà economico-produttiva
della zona e sta dando vita ad iniziative per il trasferimento tecnologico.
Sempre a Ravenna riveste un ruolo importante la Facoltà di Conservazione
dei beni culturali, così come è attivo da qualche anno il
corso di laurea in Scienze ambientali. Oltre al sistema universitario,
esistono numerose opportunità di specializzazione non solo nel
settore della conservazione dei beni artistico culturali, ma anche in
altri campi quali i materiali ceramici, per il quale è stato profuso
un forte impegno da parte di strutture esistenti a favore del trasferimento
tecnologico in area in materia di innovazione tecnologica. E’ presente
inoltre un Master in diritto ed economia dei trasporti e della logistica.
Interessante notare la presenza di corsi universitari
a carattere breve (diplomi universitari): chimica e tecnologie per le
ceramiche, viticoltura ed enologia. Quest’ultimo è l’unico per
tipologia in Emilia-Romagna ed è riconosciuto dall’Unione Europea.
In conclusione, gli ambiti sui quali occorre intervenire
per rafforzare i processi già in atto descritti, sono:
- la promozione della ricerca e dell’innovazione, in
un’ottica di rete, stimolando e rafforzando la collaborazione tra sistema
universitario e della ricerca pubblica e sistema delle imprese e tra
le stesse imprese;
- la valorizzazione delle competenze, in termini di capitale
professionale, presenti, anche tramite un loro coinvolgimento in processi
di spin off e più in generale di creazione di impresa innovativa.
Infrastrutture telematiche e accesso alle tecnologie
di comunicazione innovative
Lo sviluppo sempre più veloce di tecnologie innovative
di telecomunicazione ha assunto un ruolo fondamentale nella attribuzione
di caratteri di competitività ai territori regionali. La Regione
Emilia-Romagna ha posto quindi come priorità di azione – all’interno
del proprio Piano della telematica regionale, costruito in partenariato
con le amministrazioni locali - il rafforzamento di reti di comunicazione
efficaci e veloci all'interno della pubblica amministrazione, anche nell’ottica
di erogare servizi su supporto telematico alla cittadinanza e alle imprese.
L'approccio adottato è quello di coinvolgere complessivamente il
sistema degli Enti Locali, affinché tutta la pubblica amministrazione
regionale diventi attore propulsivo del cambiamento coinvolgendo gli altri
soggetti dello sviluppo del territorio: imprese, realtà della ricerca
e associative ecc.. Con questa finalità sono stati avviati specifici
progetti per la costituzione di una rete di collegamento tra Comuni e
Comunità Montane con la Regione Emilia-Romagna.
Permane però uno scarto tra aree della regione
per quanto riguarda la velocità dei collegamenti stessi. Infatti,
se mentre nei comuni capoluogo i dati possono essere trasmessi a una velocità
di 512K-2MB per secondo, la velocità di collegamento dei nodi periferici
scende a 64K.
La velocità di trasmissione dei dati risulta rilevante
quando la rete pubblica viene utilizzata per il collegamento con altri
soggetti e soprattutto per fare transitare quantità considerevoli
di dati.
Per quanto riguarda invece lo sviluppo di infrastrutture
telematiche a larga banda in ambito regionale, la creazione di reti di
telecomunicazioni alternative a quelle di Telecom Italia si sta imponendo
come una delle strategie prescelte da molti nuovi soggetti che stanno
entrando nel mercato delle telecomunicazioni.
L’Emilia-Romagna è oggi uno dei territori, all’interno
del contesto nazionale, maggiormente interessato da questi progetti di
investimento, sia per quanto riguarda la creazione di reti dorsali (direttrici
principali che attraversano un territorio connettendo punti o reti locali),
sia di reti di accesso (reti locali potenzialmente in grado di raggiungere
direttamente l’utente finale).
Nella maggior parte dei casi si tratta di progetti ancora
allo stato embrionale o anche semplicemente annunciati ma pare di poter
individuare alcuni elementi portanti:
- gli investimenti in questa fase si concentrano sui
principali ambiti urbani (capoluoghi di provincia);
- le aree periferiche, tanto più se appenniniche
o sprovviste di aree industriali di pregio, rimangono escluse da progetto
di cablaggio locale sebbene possano essere interessate da tracciati
dorsali di attraversamento del territorio regionale;
- un ruolo fondamentale nella concretizzazione di tali
progetti lo svolgono le aziende speciali locali le quali, potendo disporre
di infrastrutture utilmente impiegabili nel lavoro di posa delle fibre,
rappresentano un valido partner per gli operatori di telecomunicazione;
- oltre agli operatori di mercato, si segnalano diverse
iniziative di cablaggio delle aree urbane, promosse dalle Amministrazioni
Locali, e normalmente finalizzate al collegamento delle diverse sedi
pubbliche sparse nell’ambito cittadino.
I progetti attualmente attivi, o in fase di progettazione,
che coinvolgono soggetti pubblici o semi pubblici sono 12 e interessano
in diversa misura l’intero territorio regionale, anche se prevalentemente
rivolti al cablaggio di ambiti cittadini.
A questi progetti vanno aggiunte altre iniziative intraprese
da investitori privati senza stringere accordi con enti pubblici. In particolare
si segnala che all’interno dell’ambito urbano di Bologna stanno oggi realizzando
una propria rete in fibra ottica Infostrada, Wind e E-Planet e che diversi
altri investitori hanno manifestato l’interesse a realizzare cablaggi
urbani in varie città della regione (2net e Fastweb fra gli altri).
Inoltre sono stati annunciati da altre aziende progetti finalizzati alla
realizzazione di dorsali regionali che dovrebbero prossimamente interessare
anche l’Emilia-Romagna.
Per quanto riguarda i servizi all'ingrosso ("wholesale")
di accesso ad Internet ad alta velocità basati sull'applicazione
della tecnologia ADSL, al momento in Emilia-Romagna, sono offerti solo
in ambito urbano e non ancora in tutti capoluoghi di provincia (in particolare
rimangono escluse Ravenna, Forlì, Cesena e Piacenza).
Da questo quadro emerge la necessità, in un’ottica
di creazione di un contesto che sia favorevole per le imprese in eguale
misura, a prescindere da fattori geografici e localizzativi, intervenire
nelle aree marginali e periferiche per ridurre il divario esistente e
che, stante il quadro descritto, nel prossimo futuro potrebbe addirittura
andare aumentando.
La società dell’informazione richiede un impegno
ed una innovazione degli approcci e degli strumenti anche della Pubblica
Amministrazione. Infatti i processi di ammodernamento amministrativo in
atto, volti a favorire la partecipazione attiva dei cittadini alla vita
amministrativa, nonché ad erogare servizi di qualità alla
cittadinanza ed agli operatori economici, richiedono spesso l’utilizzo
di tecnologie innovative (telematica ecc.). Un esempio in questo contesto
è rappresentato dallo Sportello Unico per le attività produttive.
Nel panorama regionale, al 1999, la maggioranza dei comuni ha nominato
un responsabile di Sportello e la gran parte di questi, seppur con diverse
modalità, sono operativi. La quasi totalità dei comuni in
area Obiettivo 2 ed a sostegno transitorio non solo ha avviato l’operatività
dello Sportello ma ha anche individuato forme, tra loro molto varie ed
in alcuni casi innovative - in particolare in ambiente appenninico-, di
"associazione" con altri comuni ed enti locali per fornire le
prestazioni richieste.
Per quanto attiene in particolare l’utilizzo di soluzioni
tecnologiche innovative, si segnalano l’iniziativa della Provincia di
Ravenna che ha costituito la rete Spider, che vede partecipanti di questa
rete telematica i comuni dell’area orientale dell’Obiettivo 2 della Provincia
di Ravenna. Sempre nell’area orientale, la Provincia di Ferrara ha creato
la rete Profeta, che nella fase attuale collega la Provincia con una parte
dei comuni dell'area.
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