DocUP 2000/2006 Regione Emilia Romagna

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1.4 Descrizione della situazione ambientale

La situazione ambientale della regione è qui sintetizzata per gli aspetti salienti, rimandando, per un’analisi quali-quantitativa di dettaglio, alle relazioni allegate:

  • "Scenario ambientale dell’Emilia-Romagna"
  • "Scenario ambientale – Area appenninica"
  • "Scenario ambientale – Area orientale"
  • "Scenario ambientale aree delle province di Modena e Reggio Emilia"
  • "Relazione sullo stato dell’ambiente dell’Emilia-Romagna 1999"

Alle quali si rimanda e che devono essere considerate parti integranti del presente documento.

La regione Emilia-Romagna, ricompresa tra lo spartiacque appenninico a sud, il corso del fiume Po a nord ed il mare Adriatico ad est, rappresenta la porzione sud occidentale del grande bacino padano. Sotto il profilo idrologico, idrogeologico, aerologico e meteoclimatico è un sistema assai complesso e differenziato, con profonde e delicate connessioni tra le varie parti. La delicatezza degli equilibri è testimoniata dai riflessi, pesantemente negativi e di lunga durata, che talora si sono si manifestati a causa d’interventi, anche modesti, di natura antropica in parti distali.

La presenza di importanti fattori di pressione antropica e di attività produttive manifatturiere e agricole ha causato una serie di problemi oltre a vaste aree urbane, localizzate non solamente nei capoluoghi, ma in numerosi comuni minori distribuiti in tutte le provincie, si ha una popolazione fluttuante turistica sia nell’area collinare - montana e, soprattutto, lungo la costa emiliano - romagnola, con una diffusa e relativamente omogenea distribuzione abitativa in tutto il territorio.

All’intenso sistema insediativo si associano aree industriali fortemente diversificate, in alcuni casi con alta concentrazione in distretti industriali specializzati (ceramica, maglieria, biomedicale, industrie agroalimentari, poli petrolchimici, etc.) con un’agricoltura intensiva di elevata qualità.

E' da notare che le province di Parma, Reggio Emilia e Modena, oltre alla provincia di Ferrara (Bacino Burana-Po di Volano) sono individuate come "Aree ad elevato rischio di crisi ambientale" (Delibera C.M. 3.2.1989) in relazione alla elevata vulnerabilità ed all'alta pressione antropica. La "fascia delle conoidi" alluvionali, al piede del margine appenninico è peraltro individuata come "vulnerabile" ai sensi della L. R. n. 50/95, ai fini della applicazione della Direttiva 91/676/CEE (Nitrati).

Pur essendo in gran parte esterne alle aree individuate per l’Obiettivo 2, queste ultime (area collinare appenninica) drenano, in gran parte, le proprie acque verso la fascia delle conoidi proprio nella parte più vulnerabile, costituendo una importante risorsa alimentante, con acque spesso ad elevato contenuto di azoto.

Infine l'area orientale ricomprende in gran parte le "aree sensibili", così definite nel D.lgs. 152/99 (aree richiedenti specifiche misure di prevenzione dall'inquinamento e di risanamento, titolo III, capo I) nella regione Emilia-Romagna: aree lagunari di Ravenna, Piallassa Baiona, Valli di Comacchio, Delta del Po; aree costiere dell'Adriatico nord orientale ed i corsi d'acqua afferenti per un tratto di 10 km dalla linea di costa.

Esaminiamo ora i principali problemi ambientali della regione.

L’estrazione di materiali litoidi negli alvei fluviali negli anni 50 e 60 causò l’innescarsi di fenomeni erosivi assai rilevanti in molti tratti delle aree fluviali. Il divieto di estrazione dagli anni 80 e importanti interventi di sistemazione idrogeologica e regimazione delle acque (casse di espansione e laminazione delle piene) hanno fortemente limitato il problema e protetto dalle esondazioni i territori di pianura.

Nell’ambiente collinare e montano il fattore critico è rappresentato dai dissesti di versante, assai diffusi per la stessa costituzione geologica.

La modifica del trasporto solido in tutto il bacino padano, conseguente alla autropizzazione e modificazione morfologica del territorio, ha avuto come effetto variazioni in arretramento della linea di costa sul mare Adriatico, anche a seguito, oltreché dell’eustatismo marino naturale (e forse accresciuto dal cambiamento climatico globale), della subsidenza del suolo avvenuta in gran parte della pianura emiliana-romagnola dagli anni 50, ben al di là (1/6 cm/anno) di quello naturale (0,1¸ 0,2 cm/anno) con trend attuali sebbene generalmente ridotti, ancora significativi in alcune aree (1/3 cm/anno) e dovuto alla estrazione di fluidi dal sottosuolo (acqua, gas) cui è stata data risposta con politiche di limitazione dei prelievi e diversificazione delle fonti di approvvigionamento con acque di superficie.

Analogamente la qualità delle acque marine antistanti la costa emiliano-romagnola è condizionata dagli apporti dall’entroterra dal fiume Po (al quale contribuiscono gli affluenti di destra emiliano romagnolo, assieme ad altri più consistenti apporti da tutta la pianura padana) e dai corsi d’acqua sfocianti direttamente sulla costa. I gravi fenomeni eutrofici, con fioriture algali dovute agli apporti di nutrimenti (Fosforo e Azoto) fin dalla metà degli anni 70, si sono attenuati per gli interventi di riduzione diretta operati normativamente e tecnologicamente sulle fonti (in Emilia-Romagna la quasi totalità degli scarichi civili è collettata e depurata) senza tuttavia scomparire.

Il miglioramento della qualità delle acque interne superficiali della regione dalla prima metà degli anni 80 è stato significativo, con la riduzione dal 30 al 50% dei carichi sversati per le opere di depurazione sia pubbliche, sia su scarichi industriali, anche se da condizioni quasi ottimali nella parte alta dei bacini appenninici si osserva un progressivo peggioramento, in alcuni casi fino a condizioni negative, nella parte bassa dei bacini.

Ulteriori miglioramenti devono essere attivati sviluppando l’efficienza depurativa e intervenendo sui carichi diffusi.

Il nuovo fenomeno della comparsa occasionale di vasti aggregati mucillaginosi interessa gran parte dell’Adriatico settentrionale, come anche in altre aree costiere italiane. Manifestatosi a più riprese dalla metà degli anni 80 e non connesso a fattori genetici autropici, è attualmente in fase di studio.

I corsi d’acqua appenninici, assieme agli apporti meteorici diretti dalla superficie topografica nell’alta pianura, costituiscono la principale alimentazione degli acquiferi sotterranei (fascia delle conoidi appenniniche) con le loro dispersioni d’alveo. Gli acquiferi della media pianura presentano modeste dimensioni e circolazione estremamente lenta, rispetto ai precedenti, mentre più a valle prevale il grande acquifero medio padano, di potenza notevole, con alimentazione subalveo del fiume Po. Tuttavia la qualità delle acque sia nella media sia nella bassa pianura è scadente per ragioni naturali e ne limita l’uso.

Nell’area collinare – appenninica gli acquiferi sono distribuiti in corpi separati di modeste dimensioni e, sebbene con acque di buona qualità, soggetti a forti periodi di magra, con conseguenti difficoltà di approvvigionamento idrico locale nei periodi secchi.

L’importante invaso di Ridracoli (33 milioni m3) nell’ Appennino forlivese rappresenta la più importante riserva per l’alimentazione idropotabile della Romagna.

La qualità delle acque sotterranee è discreta o buona nella fascia delle conoidi, dove, peraltro, la vulnerabilità degli acquiferi, desumibile dalle cartografie disponibili, va da estremamente elevata ad alta. Alcuni casi di inquinamento e soprattutto una diffusa presenza di nitrati anche oltre il limite di 50 mg/l sono stati evidenziati. Le fonti di approvvigionamento di acqua potabile (circa l’80% degli acquedotti si approvvigionano da falde) sono quasi esenti da questo ultimo fenomeno per la ottimale collocazione. Le dispersioni di acqua dal suolo agrario (concimi chimici, liquami zootecnici) e da fognature urbane ne è la principale causa.

Altri aspetti salienti del quadro ambientale regionale sono rappresentati:

  • Dalla qualità dell’aria dei centri urbani soggetta a forte pressione nei periodi invernali per la presenza di un intenso traffico veicolare in condizioni meteoclimatiche sfavorevoli (presenza di benzene, IPA, PM10 etc.), mentre nei periodi di massima insolazione estiva si hanno superamenti dei valori di ozono, che necessitano di interventi di pianificazione.
  • Dalla produzione e smaltimento dei rifiuti, la cui pianificazione orientata alla riduzione, alla raccolta differenziata e alla realizzazione di un corretto sistema di gestione articolato e quantitativamente adeguato è avviata e ha dato buone risposte.
  • Dalla presenza di fonti di potenziale rischio da campi elettromagnetici (linee di distribuzione EE, stazioni radiobase di telefonia cellulare, ripetitori radio-TV) il cui controllo è assai sviluppato per l’elevata sensibilità sociale esistente.