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2. Definizione della strategia
di intervento
- Quadro di riferimento
delle politiche comunitarie, nazionali e regionali per lo sviluppo
socio-economico
Il processo di revisione delle politiche strutturali europee
– avviato da Agenda 2000 e sfociato nell’approvazione dei nuovi regolamenti
dei Fondi strutturali – è stato seguito con partecipe attenzione
da parte della Regione Emilia-Romagna, che ha improntato l’aggiornamento
dei propri strumenti di programmazione socio economica e territoriale
al confronto sistematico con gli orientamenti emergenti a livello comunitario.
Il rafforzamento della competitività, quale chiave
di volta del sostegno a processi di sviluppo sostenibile, è il
tema dominante che accomuna i nuovi indirizzi delle politiche europee
a quelli perseguiti dalle politiche regionali, che declinano tale principio
nello specifico contesto locale. La Regione Emilia-Romagna ha assunto
come prioritario questo obiettivo, se non altro per il forte grado di
proiezione internazionale ed esposizione concorrenziale del sistema produttivo
regionale e della necessità di affrontare scenari competitivi e
tecnologici in continua evoluzione.
In una realtà avanzata quale è l’Emilia-Romagna,
il rafforzamento competitivo del "sistema regione" si accompagna
tuttavia ad altri obiettivi chiave per la qualità dello sviluppo
regionale; essi sono riscontrabili in ulteriori principi programmatici
della Regione all'interno dei quali si sottolineano:
- Favorire la crescita integrata dei sistemi locali,
tramite la valorizzazione delle loro diverse specificità e perseguendo
una specializzazione funzionale del territorio;
- Promuovere i processi di innovazione a tutti
campo: dalla diffusione delle nuove tecnologie della comunicazione e
sostegno alla crescita della "società dell’informazione",
allo sviluppo di reti di relazioni fra sistema delle imprese e luoghi
della ricerca, alla qualificazione dei rapporti tra cittadini, imprese
e pubblica amministrazione;
- Assicurare la sostenibilità dei processi
di sviluppo, ricercando tutte le sinergie possibili tra crescita del
lavoro e crescita delle imprese, nella consapevolezza che le politiche
per l'ambiente non sono necessariamente vincolistiche, ma assumono al
contrario rilevanza economica per i territori,
- Qualificare il sistema del welfare per mantenere
la coesione sociale, anche in riferimento all'integrazione e alla convivenza
con chi viene a lavorare in regione, e migliorare la qualità
della vita,
- Promuovere la "nuova programmazione" per avviare
nuove relazioni con i territori, il sistema delle autonomie ed i cittadini.
A questi principi il governo regionale si è ispirato
in primo luogo nel dare attuazione per quanto di propria competenza alla
riorganizzazione in senso federalista dello Stato, nel delineare il profilo
strategico dello sviluppo territoriale e nel sollecitare un’attuazione
concordata delle politiche nazionali sul territorio regionale, nonché
nella impostazione delle proprie politiche e strumenti di intervento settoriali.
Sul primo fronte va ricordato che la Regione Emilia-Romagna
è risultata la prima regione italiana a dare attuazione al recepimento
della legge Bassanini, con l’approvazione in tempi rapidi della L.R. 3
del 21 aprile del 1999 "Riordino del sistema regionale e locale",
nella quale – oltre a delineare le nuove competenze – si è provveduto
a riorganizzare le politiche per lo sviluppo economico, realizzando il
decentramento, la riarticolazione, l’innovazione degli strumenti nazionali
ed introducendo nel contempo nuovi strumenti.
L’Intesa di programma siglata dalla Regione Emilia-Romagna
con il Governo italiano nel marzo 2000, costituisce inoltre un quadro
concordato di riferimento per la realizzazione di interventi nel territorio
regionale condivisi tra l'amministrazione centrale e quella regionale.
I principali punti dell’intesa, che fa riferimento alle linee programmatiche
regionali sopra descritte, sono relativi allo sviluppo telematico della
Regione, la tutela delle risorse ambientali e il presidio del territorio,
le funzioni integrate delle infrastrutture e trasporti, la riqualificazione
urbana e la promozione dei beni e delle attività culturali.
Nell’ambito delle linee programmatiche e strategiche regionali,
gli strumenti di intervento disponibili sono indirizzati al conseguimento
di uno sviluppo socio-economico armonico e diffuso della Regione e dei
suoi territori. In particolare, la Regione ha scelto di perseguire l’obiettivo
di uno sviluppo economico "a maglie larghe", cioè di
estendere il modello di sviluppo concentrato principalmente lungo la via
Emilia sia verso la parte bassa della pianura e la costa settentrionale
(asse della cispadana e corridoio adriatico), sia verso la parte collinare
e montana (asse della pedemontana), avviando il completamento infrastrutturale
e programmi di promozione economica territoriale. Tra gli strumenti programmatici
avviati svolgono un ruolo cardine per il rafforzamento competitivo del
sistema regionale: il Piano triennale per lo sviluppo delle attività
produttive, il Piano telematico regionale, i Programmi speciali d’area,
i piani di sviluppo socioeconomico delle comunità montane, il Piano
regionale integrato dei trasporti e il Piano triennale regionale di tutela
ambientale (in fase di definizione). In particolare, ciascuno dei piani
citati si pone obiettivi di fondo che contribuiscono alla realizzazione
delle strategie globali della Regione.
Per quanto riguarda il Programma regionale triennale
per lo sviluppo delle attività produttive, gli obiettivi generali
del programma – perseguiti attraverso sei assi operativi e le relative
misure ed azioni sono i seguenti:
- il miglioramento dell’efficienza del sistema "esterno"
alle imprese, semplificando e migliorando i rapporti imprese/istituzioni
(PA, sistema bancario, sistema della ricerca e innovazione ecc.)
- l’innalzamento delle competenze e conoscenze del sistema
per favorire lo sviluppo competitivo attraverso l’innovazione tecnologica,
la qualità, le tecnologie sicure ed eco-compatibili, lo sviluppo
delle strutture organizzative e delle tecnologie di gestione;
- l’apertura su scala internazionale del sistema produttivo,
rafforzandone il posizionamento competitivo;
- il mantenimento e rafforzamento del carattere diffuso
dello sviluppo, per garantire coesione sociale ed equilibrio territoriale;
- la promozione dello sviluppo sostenibile.
Più in particolare, gli assi operativi sono:
- Asse 1 Sostegno
ai progetti per l'innovazione e la competitività, con l'obiettivo
di favorire investimenti aziendali per l'innovazione a tutti i livelli
(processi produttivi, sistemi di qualità aziendali e interaziendali,
ricerca precompetitva ecc.);
- Asse 2 Generazione di nuova imprenditorialità
e occupazione, per favorire la nascita di nuove imprese in settori
innovativi, il ricambio generazionale, il sostegno al lavoro autonomo
di "seconda generazione" ecc.;
- Asse 3 Finanza per lo sviluppo competitivo
delle imprese, con l'obiettivo di migliorare il rapporto banca-impresa
e favorire il consolidamento patrimoniale delle imprese e la loro
capitalizzazione;
- Asse 4 Sostegno all'internazionalizzazione
del sistema produttivo, facilitando l'accesso da parte delle imprese
a servizi strategici nei percorsi di apertura a nuovi mercati di
interesse;
- Asse 5 Finanza per lo sviluppo del territorio,
al fine di favorire lo sviluppo integrato dei sistemi produttivi
diffusi sul territorio regionale, secondo le modalità della
programmazione negoziata;
- Asse 6 Reti di servizi della Pubblica
Amministrazione per le imprese e di correlazione con le strutture
associative, al fine incrementare l'efficienza della PA
Il Piano telematico regionale si pone come
obiettivo l’avvio ed il completamento di interventi infrastrutturali che
consentano alla pubblica amministrazione di erogare servizi alla cittadinanza
e alle imprese avvalendosi delle nuove tecnologie di telecomunicazione.
In particolare prevede interventi per innalzare la qualità e l’efficienza
dei servizi erogati, contemplando anche modalità integrate di erogazione.
A questo fine prevede di completare la Rete Unitaria dell’Emilia-Romagna
e di promuovere il commercio elettronico e l’industria multimediale. Procedere
alla modernizzazione della P.A. significa anche promuovere un mercato
regionale competitivo delle telecomunicazione e sviluppare i servizi erogabili
via Internet.
Il Piano regionale integrato dei trasporti, elaborato
nel ’98, fa propria l’opzione del rafforzamento competitivo del sistema
regionale, individuando quali linee di intervento settoriali prioritarie:
- il completamento di nuovi assi di comunicazione e,
in particolare l’asse della Cispadana, la Pedemontana, il corridoio
adriatico;
- il recupero del traffico passeggeri e merci da parte
della rete ferroviaria e di navigazione fluviale e marittima;
- la ristrutturazione del trasporto pubblico accentuandone
l’integrazione intermodale, riqualificando i servizi e recuperando la
produttività della spesa pubblica;
- l’incentivazione dell’intermodalità del trasporto
merci.
Il Piano triennale regionale di tutela ambientale,
attualmente in via di definizione, sposa – per quanto attiene il rapporto
fra salvaguardia ambientale e sviluppo economico - l’approccio pro-attivo
dei sistemi di gestione ambientale e promuove in particolare l’applicazione
del Regolamento EMAS non solo nelle imprese, ma anche come strumento di
governo ambientale dei sistemi produttivi locali.
Oltre a condividere gli stessi indirizzi programmatici,
gli strumenti di intervento messi in campo dalla regione Emilia-Romagna
per favorire uno sviluppo economico equilibrato, praticano anche un identico
metodo di attuazione, sotto il profilo del coinvolgimento degli enti locali
nella definizione operativa degli interventi.
Al di là dell’introduzione nell’ordinamento regionale
di specifici strumenti di programmazione negoziata (i programmi speciali
d’area di cui si è dato conto in precedenza), va sottolineato infatti
come in tutti i campi la Regione stia promovendo la partecipazione del
livello locale – e in primo luogo delle Province - non solamente alla
gestione, ma anche alla definizione degli obiettivi specifici e delle
priorità operative per i rispettivi ambiti territoriali.
Questo approccio caratterizza tutti i piani di settore
citati in precedenza, nonché l’impianto di leggi regionali quali
ad esempio la L.R. 19/98 "Norme in materia di riqualificazione urbana"
o la L.R. 22/97 in merito alle disposizioni a favore della montagna e
l’ordinamento delle Comunità Montane. Quest’ultima normativa ha
stabilito le linee guida, gli obiettivi, le modalità e i criteri
per la realizzazione di piani di sviluppo socio-economico delle Comunità
Montane, nel cui ambito possono rientrare interventi per lo sviluppo
e la riqualificazione produttiva, il miglioramento delle infrastrutture
e dei servizi, interventi di tipo ambientale nei territori montani della
regione.
Come ricordato anche nel capitolo 1, altro strumento per
la programmazione negoziata e lo sviluppo territoriale integrato sono
i Programmi speciali d’area, normati dalla Legge regionale 30/96,
che consentono di intervenire in modo integrato su territori caratterizzati
da omogeneità socioeconomica e contiguità tra i comuni coinvolti.
Sollecitando finanza locale ed investimenti privati e accorpando diverse
iniziative di intervento in un unico Programma, elaborato a seguito della
procedura negoziale, tale strumento si presenta particolarmente efficace
a livello di programmazione e progettualità territoriale. Degli
otto programmi speciali d’area già approvati, cinque afferiscono
interamente o in parte ad aree Obiettivo 2.
Sulla base delle politiche e delle strategie regionali
sopra illustrate, la Regione Emilia-Romagna ha declinato su scala regionale
gli strumenti messi a disposizione dai Fondi Strutturali. Tra questi,
il Piano Operativo Regionale Obiettivo 3, il Piano di Sviluppo Rurale,
il Programma di Iniziativa Comunitaria Leader Plus, il Programma di iniziativa
comunitaria Equal, il fondo SFOP per la pesca, contengono al loro interno
numerose linee di intervento che si integrano appieno con gli obiettivi
e le azioni previste dal DocUP Obiettivo 2.
Per quanto riguarda il Programma Operativo Obiettivo
3, in esso non si prevedono misure specifiche per le zone Obiettivo
2, seppure si dovranno attivare esperienze innovative finalizzate, in
particolare, all'integrazione delle competenze settoriali e alla realizzazione
di progetti di sviluppo locale, di progetti inseriti nella programmazione
negoziata. L'attenzione va quindi alle metodologie utilizzate, pur nel
rispetto degli assi e misure che caratterizzano l'Obiettivo 3.
Si prevede che a livello finanziario le aree Obiettivo
2 (escluse le aree a sostegno transitorio) riceveranno almeno il 5% pro-capite
in più rispetto al resto della regione, pari a 127 milioni di Euro
nel periodo 2000-2006.
L’impianto complessivo dell’Obiettivo 3 è stato
declinato, su scala regionale, nella direzione di agire sulla qualificazione
della forza lavoro per prevenire effetti di spiazzamento del mercato del
lavoro ed incidere a favore di una sempre maggiore professionalità
e flessibilità delle competenze delle risorse umane.
In questo quadro risultano particolarmente collegati alle
finalità e agli obiettivi del DocUP Obiettivo 2 gli assi previsti
dal POR Obiettivo 3 e in particolare alcune misure in esso contenute.
L’Asse A (Sviluppo e promozione di politiche attive del
mercato del lavoro per combattere e prevenire la disoccupazione, evitare
a donne e uomini la disoccupazione di lunga durata, agevolare il reinserimento
dei disoccupati di lunga durata nel mercato del lavoro e sostenere l’inserimento
nella vita professionale dei giovani e di coloro, uomini e donne, che
si reinseriscono nel mercato del lavoro) prevede un riferimento specifico
al territorio interessato dall’Obiettivo 2 in tutte le misure ed in particolare
nell’ambito della Misura A1 "Organizzazione dei nuovi servizi per
l’impiego" per quanto riguarda interventi a favore di riconversioni
settoriali e territoriali in collaborazione con gli attori locali, e delle
misure A2 "Inserimento e reinserimento nel mercato del lavoro di
giovani e adulti nella logica dell’approccio preventivo e per la riduzione
della disoccupazione di lunga durata" e A3 "Prevenire la dispersione
scolastica e promuovere il reinserimento formativo dei drop out"
finalizzate a definire interventi in campo formativo collegati ai fabbisogni
dell’economia locale.
Nell’Asse C (Promozione e miglioramento della formazione
professionale, dell’istruzione, dell’orientamento nell’ambito di una politica
di apprendimento nell’intero arco della vita al fine di agevolare e migliorare
l’accesso e l’integrazione nel mercato del lavoro, migliorare e sostenere
l’occupabilità, promuovere la mobilità professionale) la
Misura C3 "Formazione permanente" presenta interessanti elementi
di applicazione nell’aree Obiettivo 2 perchè è mirata alla
costruzione di un nuovo sistema di Formazione Integrata Superiore che,
attraverso l’integrazione tra sistemi nell’ambito della programmazione
dell’offerta sulla base delle esigenze locali, renda maggiormente spendibili
nel mercato del lavoro le qualifiche conseguite.
L’Asse D (Promozione di forza lavoro competente, qualificata
ed adattabile, dell’innovazione dell’adattabilità nell’organizzazione
del lavoro, dello sviluppo dello spirito imprenditoriale, di condizioni
che agevolino la creazione di posti di lavoro nonché della qualificazione
e del rafforzamento del potenziale umano della ricerca, nella scienza
e nella tecnologia) ed in particolare le misure D1 "Sviluppo della
formazione permanente, della flessibilità del MdL e della competitività
delle imprese con priorità alle PMI", la Misura D3 "Sviluppo
e consolidamento dell’imprenditorialità", la Misura D4 "Miglioramento
delle risorse umane nel settore della ricerca e sviluppo tecnologico",
risultano di interesse per le aree Obiettivo 2, in particolar modo la
Misura D3 rivolta allo sviluppo dell’imprenditorialità con priorità
ai nuovi bacini di impiego.
Anche l’Asse E (Misure specifiche tese a migliorare l’accesso
e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro) rappresenta un
interessante momento di raccordo con le finalità dell’Obiettivo
2, soprattutto per facilitare l’accesso alle occasioni di impiego e autoimprenditorialità
delle donne anche nelle aree più marginali del contesto regionale.
Ugualmente rilevante può risultare l'Asse B che
ha come obiettivo la promozione di pari opportunità all'accesso
al mercato del lavoro, in particolare per soggetti esposti al rischio
di esclusione sociale. Si intende cioè migliorare l'integrazione
culturale e sociale per chi si trova in condizioni di particolare svantaggio
(immigrati, disabili ecc.).
In sintesi la distribuzione delle risorse tra gli Assi
del POR Obiettivo 3 per l'Emilia-Romagna è la seguente:
- ASSE A 36,9%
- ASSE B 8,5%
- ASSE C 26,2%
- ASSE D 15,1%
- ASSE E 10,3%
- ASSE F 3,0%
Le risorse specifiche destinate alle aree Obiettivo 2
saranno utilizzate, nel rispetto degli assi e delle misure che costituiscono
l'Obiettivo 3, in modo coordinato con le strategie del DocUP Obiettivo
2 e con la possibilità di adottare metodologie innovative finalizzate
in particolare alla realizzazione di progetti di sviluppo locale.
La strategia del Piano regionale di Sviluppo Rurale
consiste infatti nella promozione di un’evoluzione differenziata delle
diverse realtà agricole presenti in regione, grazie alla valorizzazione
dei punti di forza specifici di ciascuna e ad un’integrazione virtuosa
fra tutela dell’ambiente e sviluppo socio-economico. Pertanto l’obiettivo
globale è accrescere la competitività delle imprese,
mantenendo la coesione e l’integrazione dei sistemi socio-economici territoriali
e favorendo la salvaguardia delle risorse ambientali.
L’Asse comprendente gli interventi integrati per lo sviluppo
locale (Asse 3) presenta le più evidenti sinergie con il DocUP
Obiettivo 2, in quanto gli interventi previsti vertono principalmente
su due fronti complementari: quello della diversificazione delle attività
economiche e quello della valorizzazione del territorio. Quanto al primo
fronte, si intende riservare una particolare attenzione alle misure per
lo sviluppo di attività di servizio ed integrative del reddito
agricolo, nonché alla promozione di strutture e di circuiti agrituristici.
Per quanto attiene alla valorizzazione delle specificità locali,
verranno intraprese azioni per favorire la commercializzazione di prodotti
agricoli di qualità legati al territorio. Inoltre, verrà
accordato un supporto alla realizzazione di infrastrutture rurali e di
opere di salvaguardia del patrimonio rurale. I fondi totali disponibili
per la realizzazione degli interventi collegati a questo asse ammontano
a 136,38 milioni di Euro, di cui la grande parte delle risorse comunitarie
disponibili sarà concentrata nelle zone Obiettivo 2.
Per quanto riguarda il Programma di Iniziativa Comunitaria
Leader Plus, anche in questo caso il Programma evidenzia forti sinergie
con le aree e le finalità del DocUP Obiettivo 2.
Gli obiettivi previsti dal prossimo periodo di programmazione
(2000-2006) della Regione Emilia-Romagna si riferiscono a:
- Sviluppare il carattere innovativo e pilota dell'Iniziativa
relativamente alle funzioni ed il ruolo delle zone rurali (ad esempio
con interventi in nuovi campi tematici quali quelli legati allo sviluppo
di nuove tecnologie ed innovazione organizzativa del territorio e dell'economia,
la valorizzazione delle risorse locali, con particolare attenzione al
patrimonio naturale e culturale, lo sviluppo di modelli di fruizione
di risorse naturali ecc.).
- Valorizzare delle esperienze di sviluppo e gestione
del territorio rurale e diffusione di buone prassi (ad esempio con interventi
collegati alla qualità della programmazione locale e la sua applicazione,
al collegamento e complementarietà con la programmazione presente
sul territorio ecc.).
- Sviluppo della cooperazione interterritoriale e scambio
di esperienze (ad esempio con azioni volte alla creazione di reti di
cooperazione e scambio di esperienze a livello regionale, nazionale
ed europeo).
Il Programma di iniziativa comunitaria Equal è
finalizzato a promuovere o sviluppare nuovi strumenti per combattere le
forme di discriminazione e di disuguaglianza nel contesto del mercato
del lavoro e verrà attuato attraverso l'attivazione di partnership
strategiche (partenariati di sviluppo) create su base geografica o settoriale.
L'attenzione particolare allo sviluppo dell'economia sociale ed ad una
sua partecipazione al sistema produttivo generale trova una naturale complementarietà
e sinergia con le azioni che verranno sviluppate nell'ambito del DocUP
Obiettivo 2.
Infine, per quanto riguarda gli interventi a sostegno
del settore della pesca, attuati tramite il fondo SFOP, le azioni
programmate a livello regionale hanno come obiettivo la qualificazione
del settore nel contesto produttivo regionale e sono incentrate sulla
promozione dell'integrazione del settore con il sistema turistico (con
particolare riferimento al turismo "ambientale") e sul comparto della
trasformazione e commercializzazione con l'intento di favorire l'adozione
di politiche di qualità del prodotto e la sua promozione.
In conclusione è importante sottolineare che, nell’ottica
di valorizzazione del ruolo degli Enti Locali e della loro capacità
di interpretare le specificità territoriali locali, le Province
sono chiamate alla gestione integrata delle risorse e degli interventi
previsti dai Fondi Strutturali. In questa direzione si intende quindi
valorizzare ulteriormente l’impatto che il DocUP, l’Obiettivo 3, il Piano
di sviluppo rurale e il Programma Leader Plus avranno sul territorio regionale,
grazie alle evidenti sinergie e l’intensità degli effetti moltiplicativi
che possono derivare dalla gestione integrata di questi strumenti.
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