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3.1.2 competitivita’ e
innovazione
Il DocUp ha scelto una strategia fortemente orientata
ad uno sviluppo competitivo e alla promozione dell’innovazione delle imprese
e dei territori per tutte le aree interessate.
Questa scelta passa, in primo luogo, attraverso la valorizzazione
delle risorse, delle competenze, dei fattori di attrattività specifici
dei territori. A questo proposito si possono sottolineare le seguenti
specificità:
- nell’area orientale sono state individuate: elevate
potenzialità di sviluppo industriale, anche attraverso l’attrazione
di investimenti esterni, grazie alla presenza di numerose aree industriali
non sfruttate e facilmente riqualificabili, di manodopera di formazione
industriale, di buoni collegamenti logistici; la necessità di
promuovere una maggiore competitività dei settori esistenti in
termini di qualificazione imprenditoriale e sviluppo organizzativo (certificazione
di qualità, tecnologie dell’informazione, ecc.); opportunità
di sviluppo legate al rafforzamento di una funzione logistica integrata
di valenza regionale e interregionale;
- nell’area appenninica le prospettive di sviluppo di
attività economiche competitive e sostenibili sul mercato passano
in primo luogo per la valorizzazione della variabile ambientale territoriale,
quale fonte di sviluppo di iniziative innovative nell’ambito del turismo
e quale fattore primario di attrattività per lo sviluppo di attività
nell’ambito dei servizi alla persona e delle nuove professioni; in secondo
luogo per la qualificazione e valorizzazione delle attività esistenti
con l’introduzione progressiva della certificazione di qualità
e delle tecnologie dell’informazione e con lo sviluppo di iniziative
consortili tra piccole imprese;
- nell’area a sostegno transitorio della pianura, l’obiettivo
di una maggiore qualificazione innovativa dei sistemi produttivi locali,
attraverso il rafforzamento delle reti di servizio all'’innovazione,
la qualificazione dei settori e l’innovazione delle imprese esistenti.
In secondo luogo, il DocUP prevede la promozione di imprese
e settori innovativi a partire dalle strutture di ricerca, universitaria
e parauniversitaria, da imprese di alta tecnologia presenti nelle aree
obiettivo, attraverso il sostegno a programmi di spin-off e la predisposizione
di strumenti finanziari per lo start-up di imprese innovative e ad alta
intensità di ricerca.
Infine, il DocUP promuove iniziative per la competitività
dei territori attraverso lo sviluppo di servizi legati alla società
dell’informazione e al potenziamento delle infrastrutture telematiche
su base regionale; tali servizi possono contribuire a rafforzare la competitività
delle imprese sul mercato globale e a migliorare la qualità della
vita dei cittadini, condizione spesso essenziale per l’attrazione di attività
incentrate sulla persona (lavoro autonomo, nuove professioni, attività
innovative, ecc.).
3.1.3 analisi del mercato
del lavoro e delle risorse umane
La ripresa economica registrata in Emilia-Romagna nel
corso del 1999 mostra indici superiori rispetto alla performance nazionale.
La crescita economica ha avuto un effetto positivo sui
dati complessivi dell’occupazione della regione, benché si registrino
ancora difficoltà occupazionali in alcune aree regionali.
La crescita dell’occupazione mette in mostra un forte
sviluppo delle forme di lavoro così dette "flessibili".
La composizione settoriale dell’occupazione in Emilia-Romagna risente
positivamente di questa "iniezione" di forza lavoro atipica,
particolarmente concentrata nel terziario. Da un’analisi più dettagliata
del mercato del lavoro regionale, si registra una concentrazione della
forza lavoro nel settore terziario (57,8%), seguito dall’industria manifatturiera
(35,0%), dall’agricoltura (7,3%) e dalle costruzioni (6,7%). All’interno
del settore terziario, si registra una contrazione degli addetti nel settore
del commercio, probabilmente imputabile alla riduzione di numero dei piccoli
esercizi commerciali. Sempre in relazione al terziario, si sottolinea
la forte "femminilizzazione" di quest’area, che vede la forza
lavoro femminile superiore a quella maschile.
In prospettiva, le tendenze del mercato del lavoro dovrebbero
confermare l’andamento avvenuto nel periodo 1998-1999. Si prevede quindi
la continuazione degli effetti della maggiore flessibilità introdotta
nel mercato del lavoro, per rispondere alla espansione produttiva ipotizzata
a livello nazionale e regionale. La dinamica settoriale dovrebbe vedere
ancora il terziario con un ruolo trainante in termini di crescita occupazionale,
ma anche l’industria sembra avere in prospettiva un trend positivo, con
un incremento dei lavoratori dipendenti ed indipendenti.
E’ bene tenere presente anche quale può essere
l’implicazione della situazione demografica sul mercato del lavoro regionale.
Il peso della popolazione anziana è decisamente superiore alla
media nazionale (la popolazione con età superiore ai 65 anni ammonta
al 20,5% contro il 16,8% nazionale) e i giovanissimi (al di sotto dei
15 anni) sono circa l’11%.
I livelli di formazione e istruzione della Regione sono
indubbiamente incoraggianti. Il tasso di scolarità regionale è
dell’88%, contro un valore nazionale dell’80% e del Centro Nord dell’83,6%.
L’interruzione della frequenza scolastica è quasi
la metà del dato nazionale, benché resti un dato sul quale
porre attenzione (3,7%).
La Regione presenta un numero consistente di giovani iscritti
agli Atenei regionali, anche se il dato ha subito negli ultimi anni una
battuta d’arresto. Resta confermato che chi è in possesso di titoli
di studio medio-alti ha indubbiamente maggior opportunità di impiego:
il tasso di occupazione dei diplomati cresce del +1,4% e dei laureati
del 1,7%.
3.1.4 analisi della situazione
in termini di pari opportunita’
La situazione occupazionale in Emilia-Romagna è
sostanzialmente analoga –in termini di tasso medio di occupazione- a quella
dei 15 Paesi dell’Unione Europea mentre si registra una situazione migliore
rispetto al tasso di disoccupazione europeo.
Complessivamente, i dati relativi al mercato del lavoro
in Emilia-Romagna presentano un quadro interessante in merito alle tendenze
della partecipazione femminile alle opportunità di impiego. In
particolare, si evidenzia come la situazione regionale sia nettamente
più equilibrata della media nazionale, ma risulta necessario segnalare
il perdurare di significative disparità di genere.
Infatti, nel 1998 gli indicatori sono stati per l’Emilia-Romagna
i seguenti: il tasso di attività si attesta al 60,6% contro il
59,3 nazionale e il tasso di occupazione è del 57,2% contro il
47,3% nazionale.
Relativamente alla disparità di genere, restano
differenze tra uomini e donne. Il tasso di occupazione maschile si attesta
66,8%, mentre quello femminile non raggiunge il 48%.
Allo stesso modo, la disoccupazione diminuisce in misura
maggiore tra le donne che tra gli uomini, sebbene per la componente femminile
resti di due volte più elevata che non per quella maschile (uomini
3,7%, donne 8,4%), ciò a dimostrare una tendenza in atto di maggiore
ingresso della componente femminile nel mercato del lavoro regionale.
Anche riguardo i tassi di attività, le donne registrano valori
più bassi rispetto a quelli degli uomini (69,3% gli uomini contro
51,9% delle donne). Nell’arco di tempo 1995-1998 si rileva però
una tendenza all’avvicinamento dei valori.
A livello locale, si registrano dinamiche che presentano
alcuni tratti più marcati di disparità di genere.
Nell’area orientale, ad esempio, la Provincia di Ferrara,
che presenta un tasso di disoccupazione più alto della media regionale,
ha visto una notevole riduzione della disoccupazione femminile, (dal 17,2%
del 1993 all’11,4% del 1998) pur mantenendo valori preoccupanti rispetto
alla media maschile che al 1998 è del 5,6. Nel ravennate, la disoccupazione
femminile è stata per molto tempo a due cifre, giungendo invece
nel 1998 a registrare il 7,5%, a confronto di un tasso di disoccupazione
maschile del 3,3%.
La sub area appenninca sembra presentare una situazione
del mercato del lavoro in generale più equilibrata, anche se largamente
influenzata da fattori demografici quali l’alto l’indice di vecchiaia,
che fisiologicamente riduce il numero di popolazione che entra nel mercato
del lavoro.
L’area a sostegno transitorio della pianura centrale di
Reggio Emilia e Modena presenta invece già da tempo un maggiore
equilibrio tra uomini e donne nel mercato del lavoro. Se persistono forti
differenze nel tasso di attività (61,6% gli uomini a Reggio Emilia,
contro il 43,8% delle donne, il 64,6% a Modena contro il 47,3% delle donne),
il tasso di disoccupazione presenta una situazione migliore, in linea
con la tendenza regionale: a Reggio Emilia infatti i maschi disoccupati
al 1998 erano 1,7% contro il 5,7% delle donne e a Modena i maschi il 2,4%
contro il 6,1% delle donne.
Si riporta un prospetto di sintesi che facilita il raffronto
tra i dati provinciali del tasso di disoccupazione complessivo e quello
femminile.
Tavola n. 30 Raffronto del tasso di disoccupazione
provinciale e il tasso di disoccupazione femminile a livello provinciale
(dati 1999)
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Tasso di disoccupazione complessivo
(%)
|
Tasso di disoccupazione femminile
(%)
|
|
Provincia di Ferrara 8,2
|
Provincia di Ferrara 11,4
|
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Provincia di Rimini 6,6
|
Provincia di Rimini 10,2
|
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Provincia di Piacenza 5,2
|
Provincia di Forlì-Cesena 8,6
|
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Provincia di Parma 5,1
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Provincia di Piacenza 8,3
|
|
Provincia di Ravenna 5,1
|
Provincia di Ravenna 7,5
|
|
Provincia di Forlì Cesena 4,8
|
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Media regionale 4,5
|
7,0
|
|
Provincia di Modena 3,7
|
Provincia di Parma 6,6
|
|
Provincia di Reggio Emilia 3,4
|
Provincia di Modena 6,1
|
|
Provincia di Bologna 3,3
|
Provincia di Reggio Emilia 5,7
|
|
Provincia di Bologna 4,7
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Fonte: Economia e lavoro, Schede informative, Regione
Emilia-Romagna, dati al 1998, elaborazione ERVET
La tavola illustra con chiara evidenza il forte scostamento
tra i tassi di disoccupazione medi e quelli femminili, registrati su scala
provinciale. La Provincia di Ferrara (di cui buona parte rientra nella
sub area orientale) registra il tasso di disoccupazione complessiva e
femminile più alto della Regione. Anche la Provincia di Ravenna
si colloca nella fascia di province con un valore superiore alla media
regionale per entrambe le voci. Come già anticipato precedentemente,
la Regione Emilia-Romagna presenta un tasso di disoccupazione femminile
medio che la colloca in una buona posizione se raffrontato con il dato
di altre regioni del Centro-Nord o il dato medio italiano. Resta però
da registrare che, anche in una situazione di accesso equilibrato al mercato
del lavoro tra maschi e femmine, come accade in Emilia-Romagna, la partecipazione
femminile al mercato del lavoro è ancora inferiore al potenziale
che può esprimere.
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