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DocUP 2000/2006 Regione Emilia Romagna |
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3.1.5 analisi della situazione ambientale Breve rassegna dello stato di applicazione delle principali direttive in materia ambientale La legislazione ambientale dell'Unione Europea si è sviluppata nel corso degli ultimi 30 anni e comprende oggi oltre 300 atti legali, comprese direttive, disposizioni, decisioni e raccomandazioni. A ciò, si aggiungono un gran numero di comunicazioni ed altri documenti politici rilevanti per la politica ambientale dell'UE. Accenniamo solo ai riferimenti normativi principali connessi con il presente programma:
Energia e clima Il cambiamento del clima è riconosciuto come un’aspetto globale, ma le ricadute e le azioni da intraprendere hanno una rilevanza locale molto concreta. Le attività umane da oltre un secolo stanno modificando in modo significativo la quantità di gas serra naturalmente presenti nell'atmosfera. Come conseguenza si stima per i prossimi dieci anni un aumento della temperatura mondiale (0,1-0,3 °C), un innalzamento del mare (1,5-9,5 cm), una variazione sul regime dei venti e delle precipitazioni. I "gas serra" sono soprattutto l’anidride carbonica (CO2), e poi il metano (CH4), il biossido di azoto (NO2) ed altri composti (HFC, PFC, SF). La crescita economica continua a richiedere sempre più energia, neppure il legame con le emissioni di gas serra è ancora stato rotto. Saranno necessarie diverse azioni per risparmiare idrocarburi e ridurre le "emissioni serra". Il potenziale disponibile d’energie rinnovabili è ancora del tutto secondario nei nostri contesti regionali (l’Unione europea ha stabilità l’obiettivo di raddoppiarne l’uso entro il 2010). In diversi Stati membri dell’UE ci sono sempre più interventi per favorire il consumo d’energie rinnovabili e limitare l'uso degli idrocarburi (il costo è destinato a crescere, soprattutto per il settore dei trasporti). Probabilmente nei prossimi decenni l’efficienza nella produzione e nel consumo d’energia sarà un importante indice di competitività e di dipendenza energetica dei sistemi socio-economici. Nelle aree ammesse a finanziamento, come in tutta l'Emilia-Romagna, le fonti energetiche rinnovabili significative sono l’idroelettrico, il geotermico, i rifiuti, le biomasse. Sono per ora insignificanti il solare termico e l’eolico. Comunque nel loro complesso le produzioni ed i consumi di "energia rinnovabile" sono marginali e di mero completamento dei consumi tradizionali pari ad oltre l'80%. Scarso è ancora l’impegno rispetto agli obiettivi di raddoppio dei consumi di energie rinnovabili. La limitata considerazione riposta nel passato sulle esternalità ambientali dei consumi energetici non rinnovabili ha determinato un trend positivo anche di emissioni di CO2 in contrasto con gli impegni assunti a Kyoto a livello nazionale (nel 2010 riduzione del 6,5% per le emissioni 1990). Attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può verosimilmente stimare sia di migliorare l'efficienza energetica delle attività produttive sia di contribuire ad incrementare i consumi di energie rinnovabili in sostituzione di un 4 % delle quote non rinnovabili consumate nel 1999 sia di ridurre le emissioni di CO2 per un 4% delle quote emesse nel 1999. Area orientale
Area della pianura centrale
Area appenninica
Inquinamento atmosferico Gli impatti dell’inquinamento atmosferico sia locali (p.e. l’ozono troposferico o le polveri nell'atmosfera urbana) sia transfrontalieri (emissioni acidificanti le precipitazioni) sono in profonda relazione l’uno con l’altro, come anche dovrebbero esserlo le azioni risolutive. Uno dei problemi rilevanti dell’inquinamento atmosferico su larga scala è l’acificazione delle deposizioni atmosferiche prodotta dalla emissione di tre inquinanti: biossido di zolfo (SO2), gli ossidi di azoto (NOx) e l’ammonio (NH3). Questi gas inquinanti, emessi soprattutto dai trasporti, da centrali termoelettriche e dall’agricoltura, ritornano al suolo e producono diversi tipi d'impatti: danni alle piante, moria di pesci, riduzione della diversità biologica, cambiamenti nella chimica dei suoli, contributo all’eutrofia delle acque. In Emilia-Romagna è già avvenuto il "disaccoppiamento" dei trend di sviluppo economico, in crescita, rispetto alle emissioni acide che stanno diminuendo nel tempo. Ciò è soprattutto dovuto ad una generalizzata riduzione, dagli anni ’80, delle emissioni di biossido di zolfo e degli ossidi d’azoto. Ma questa riduzione delle emissioni non basterà per rispettare gli obiettivi europei di abbattimento (National Emission Ceilings Directive, NECD): saranno necessarie ulteriori sostanziali riduzioni delle emissioni, soprattutto per NOx e NH3. I trasporti sono i principali responsabili delle emissioni di NOx e l’introduzione delle marmitte catalitiche ha contribuito a migliorare la situazione del passato anche se la crescita dei trasporti stradali rischia di annullare gli impatti positivi. Attualmente non sono disponibili riferimenti praticabili per la valutazione nè del carico critico nei territori della regione rispetto alle deposizioni acide nè degli impatti ambientali di lungo termine. Bisogna comunque rilevare che la Pianura Padana è l’area italiana dove sono stati rilevati i massimi valori di flusso deposizionale acido, ciò impatta soprattutto con la qualità dei suoli, delle colture e la vocazione agronomica di questi territori. La mappatura della concentrazione media annua di solfati e nitrati nelle piogge nel 1994 evidenzia massimi presso l'asse della Via Emilia tra Reggio Emilia e Forli ed un altro massimo verso il territorio ravennate. Alcuni inquinanti primari, come gli ossidi d’azoto ed i composti organici volatili (NOx e COV), per reazione fotochimica nella bassa atmosfera possono produrre ozono che a livello del suolo è un importante inquinante secondario dannoso alla salute.
Figura n. 1: tendenza d’indici di emissione di gas precursori dell’ozono.
Gli indici risultano dalla somma pesata di quattro gas precursori dell’ozono (il peso delle emissioni è indicato tra parentesi): CH4 (0,014), CO (0,11), NMVOC (1), NOx (1,22). Il trend delle emissioni inquinanti è in calo, ciò nonostante troppe persone sono esposte a concentrazioni d'ozono dannose (l'ozono nella bassa atmosfera produce anche danni a vegetazione, colture, materiali di architetture e opere d'arte; per informazioni http://www.arpa.emr.it/ozono). I settori responsabili di queste emissioni sono: i trasporti (45%), l’industria (11%), la produzione d'energia (11%) e altri vari (33%). L’UE ha proposto obiettivi di riduzione delle emissioni per NOx e NMVOC da ottenere entro l’anno 2010 (rispettivamente meno 55% e meno 62% rispetto al 1990; National Emission Ceiling Directive). In Emilia-Romagna serviranno abbattimenti sostanziali per rispettare gli standard europei proposti, soprattutto per gli NOx e NMVOC. Gli obiettivi di riduzione di NOx comportano la diminuzione di emissioni sia nel settore dei trasporti sia nel settore della produzione di energia elettrica sia nelle attività industriali. La riduzione di NMVOC richiederà la diminuzione d’emissioni sempre dai trasporti, oltre che nel settore dei prodotti petroliferi (raffinazione, deposito) e nelle attività industriali. Attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può verosimilmente stimare di contribuire a ridurre le emissioni " acide" e di gas precursori dell'ozono per un 4% rispetto alle quote emesse nel 1999. Area orientale
Area della pianura centrale
Area appenninica
Acque interne e mare Il problema delle acque interne è distinto in due: i consumi e la qualità dell’acqua. Rispetto al problema dei consumi si rileva che i prelievi regionali interessano per il 50% il Po, il 36% le falde e il 14% i corsi d’acqua dell’Appennino. Il confronto dei consumi idrici con le altre zone dell’Europa colloca l'Emilia-Romagna nel gruppo delle aree meridionali dove il consumo prevalente è quello irriguo, anche se i consumi industriali e acquedottistici incidono per oltre il 37%. Rispetto alle aree trattate nel DOCUP problemi di disponibilità idrica si possono avere soprattutto per la forte domanda irrigua estiva in zone rifornite da corsi d’acqua appenninici: i volumi irrigui di provenienza appenninica utilizzati d’estate sono oltre l’80% di quelli disponibili nei corsi d’acqua. Le tendenze per il futuro evidenziano una riduzione dei consumi idrici in agricoltura (migliore efficienza delle tecniche di adacquamento), ma anche nell’industria (migliore efficienza delle tecnologie) e nel comparto acquedottistico civile (utenza stabile, tecniche di watersaving, riduzione delle perdite in rete, ecc.). Si prevede che soprattutto gli interventi dell'Asse 2 del presente programma (programma di interventi nell'area appenninica) potranno contribuire al risparmio idrico nell'industria e nel comparto acquedottistico garantendo "deflussi minimi vitali" nei corsi d’acqua nei mesi estivi. Si dovrà tendere a ridurre gli emungimenti in falda, nell'area ferrarese e ravennate orientale (qualità, piezometria, subsidenza, ingressione di acque salmastre in falda), dove attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può verosimilmente stimare di contribuire a ridurre i prelievi in falda per un 1% rispetto alle quote prelevate nel 1999. Rispetto al problema della qualità delle acque superficiali il problema è differenziato in due zone: quelle montane e collinari nel complesso sono in buono stato, quelle di pianura invece peggiorano in modo significativo a causa del rilevante carico inquinante immesso e la ridotta capacità autodepurativa. I problemi maggiori riguardano gli scarichi inquinanti per dilavamento di superfici (insediate o agrarie) soprattutto in occasione di precipitazioni intense e di portate di magra estiva. Il Fiume Po ed il Mare Adriatico ricevono infine l’inquinamento prodotto in regione ed in tutta la restante parte della Pianura Padana. La qualità delle acque marine antistanti la costa emiliano romagnola è condizionata sia dagli apporti del Po (al quale contribuiscono gli affluenti del versante appenninico di destra) sia i corsi d'acqua sfocianti direttamente sulla costa. Negli anni ’70 e ’80 in tutta l'Emilia-Romagna sono stati costruiti numerosi impianti di depurazione di reflui urbani e sono state diffusamente applicate le normative specifiche per limitare l’uso di detersivi ricchi di fosforo. Ciò ha contribuito a limitare l’inquinamento sia organico sia le esplosioni algali, ma il carico di nutrienti è ancora troppo sostenuto. Negli ultimi anni sono stati eseguiti vari esperimenti con tipi alternativi di depurazione. Sono stati tentati anche vari tipi di "depurazione verde" (p.e. impianti di fitodepurazione, progettati per servire un numero relativamente piccolo di abitanti). Se il fosforo è il maggiore responsabile per l’"eutrofia" delle acque dolci, l’azoto lo è per le acque marine. In particolare per l'azoto le fonti inquinanti principali sono l’agro-zootecnia, i reflui civili e quelli industriali.
Figura n. 2: indici d’inquinamento del Po e del mare (fonti: Ministero Ambiente, Relazione Stato Ambiente Emilia-Romagna ’99; i valori in Po sono riferiti alla sezione di Pontelagoscuro presso Ferrara, i valori in mare sono riferiti alla sezione 4 di Porto Garibaldi a nord di Ravenna presso il Delta del Po).
L’eutrofia in mare è qui indicata dalla concentrazione di clorofilla. Il sovraccarico dei fiumi e del mare con nutrienti (soprattutto azoto e fosforo) produce periodicamente "eutrofia" eccessiva, con ripercussioni sia sulla vita acquatica sia sul turismo e la pesca. Per le acque sotterranee i problemi di qualità sono determinati sia dall’inquinamento antropico sia da meccanismi idrochimici naturali che possono modificare la qualità delle acque profonde. Per le aree del ravennate e della bassa pianura modenese e reggianra sono da segnalare inquinamenti legati all'aumento della salinità ed del grado di mineralizzazione. Gli alti valori della salinità nelle falde nella zona costiera sono legati all'ingressione in falda di acque di origine marina, mentre le acque salmastre presenti più ad ovest, nella bassa modenese, sono dovute ad una struttura geologica profonda ("Dorsale ferrarese"). E' da notare che le province di Parma, Reggio Emilia e Modena, oltre alla provincia di Ferrara (Bacino Burana-Po di Volano) sono individuate come "Aree ad elevato rischio di crisi ambientale" (Delibera C.M. 3.2.1989) in relazione alla elevata vulnerabilità ed all'alta pressione antropica. La "fascia delle conoidi" alluvionali, al piede del margine appenninico è peraltro individuata come "vulnerabile" ai sensi della L. R. n. 50/95, ai fini della applicazione della Direttiva 91/676/CEE (Nitrati). Pur essendo in gran parte esterne alle aree individuate per l’Obiettivo 2, queste ultime (area collinare appenninica) drenano, in gran parte, le proprie acque verso la fascia delle conoidi proprio nella parte più vulnerabile, costituendo una importante risorsa alimentante, con acque spesso ad elevato contenuto di azoto. Infine l'area orientale ricomprende in gran parte le "aree sensibili", così definite nel D.lgs. 152/99 (aree richiedenti specifiche misure di prevenzione dall'inquinamento e di risanamento, titolo III, capo I) nella regione Emilia-Romagna: aree lagunari di Ravenna, Piallassa Baiona, Valli di Comacchio, Delta del Po; aree costiere dell'Adriatico nord orientale ed i corsi d'acqua afferenti per un tratto di 10 km dalla linea di costa. Le strategie future per le acque dovranno essere ancora più integrate che nel passato e per la qualità delle acque sarà fondamentale una collaborazione tra enti ed aziende per aumentare l’efficienza depurativa degli scarichi industriali, civili o agro-zootecnici. La lotta all’eutrofizzazione del mare riguarda l’intero bacino nord-Adriatico, per cui soprattutto si dovrà tentare di limitare ulteriormente i carichi d'azoto e fosforo. Attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può verosimilmente stimare di contribuire a ridurre gli scarichi di azoto e fosforo per un 4% rispetto alle quote sversate nel 1999.
Area orientale
Area della pianura centrale
Area appenninica
Rifiuti La produzione crescente di rifiuti è sintomo di processi produttivi inefficienti e di bassa durabilità dei beni. Gli impatti ambientali causati dalla produzione di rifiuti riguardano soprattutto: l’uso di territorio per gli impianti, il rilascio di inquinanti dagli impianti, l’incremento di traffico stradale per il conferimento dei rifiuti agli impianti ed a volte anche la contaminazione "impropria" dei terreni. Per le aree ammesse a finanziamento si segnala un elemento di debolezza caratteristico dell'area collinare e montana: la morfologia complessa di queste aree comporta situazioni di difficoltà nello sviluppo di un sistema d'impianti di smaltimento efficienti e accessibili (p.e. criticità nell'attività di raccolta e conferimento dei rifiuti in discarica). Le strategie per risolvere i problemi riguardano la limitazione della produzione, la raccolta differenziata, lo sviluppo del riciclo dei materiali ed il recupero energetico. Nelle aree ammesse a finanziamento la generazione dei rifiuti aumenta ad un tasso maggiore della crescita economica. Un obiettivo di sostenibilità è l’inversione di questo legame tra sviluppo economico e incremento dei rifiuti. Attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può verosimilmente stimare di contribuire a ridurre i rifiuti prodotti per un 4% rispetto alle quote del 1999.
Area orientale
Area della pianura centrale
Area appenninica
Erosione costiera Lo stato d'equilibrio della costa adriatica, a morfologia bassa e sabbiosa, varia in continuazione in funzione dei materiali portati al mare dai fiumi (trasporto solido fluviale), dall’innalzamento del livello del mare (eustatismo) e dall’abbassamento del suolo (subsidenza). Nel tempo perciò la linea di costa può arretrare o avanzare in modo significativo (ad esempio a Ravenna le terre emerse sono avanzate di circa 8 km in meno di due millenni). La costa adriatica, per le sue caratteristiche geologiche è soggetta a subsidenza naturale (mediamente 1-2 mm anno). Abbassamenti ulteriori del suolo si sono manifestati soprattutto negli ultimi 50 anni e sono imputabili all’eccessiva estrazione di fluidi dal sottosuolo (con l’estrazione si produce un compattamento dei terreni più fini).
Figura n. 3: indici significativi per l’erosione costiera (Rel. Stato Ambiente Emilia-Romagna ’99, IPCC).
La quota di Ravenna indica gli abbassamenti di un caposaldo della rete regionale di controllo della subsidenza. L’apporto di materiale utile per alimentare le spiagge da parte dei fiumi ha subito dagli anni ’50 una riduzione di oltre il 50%, soprattutto per l’escavazione d’inerti negli alvei fluviali, le regimazioni idrauliche e la difesa dei versanti montani. Negli ultimi 50 anni si sono verificati significativi arretramenti di costa legati soprattutto alla subsidenza ed ai limitati apporti solidi a mare. Negli anni ’70 molte spiagge erano in erosione e solo negli ultimi 20 anni le azioni di risposta (difese costiere, limitazione dei prelievi idrici in falda, cessazione degli scavi in alveo, ecc.) hanno creato le premesse per il recupero. Già a partire dagli anni ’80 si è ridotta la subsidenza ed è iniziata una ripresa degli apporti solidi a mare. Nei prossimi decenni sarà però necessario considerare anche gli alti valori di eustatismo. Purtroppo i fenomeni del riscaldamento globale del pianeta (origina l'eustatismo) e in parte della subsidenza sono caratterizzati da sostanziale irreversibilità e necessiterebbero approcci di ampia scala e lunga durata. Comunque a scala locale attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può verosimilmente stimare di qualificare i tratti costieri a rischio di erosione per un 10% rispetto alle quote presenti nel 1999.
Area orientale
Natura e paesaggio Il paesaggio dell’Emilia-Romagna dal crinale appenninico alla costa adriatica, è vario e diversificato. I grandi mutamenti operati dall’uomo, prosciugamenti, coltivazioni, urbanizzazione che si sono succeduti nei millenni e soprattutto negli ultimi 50 anni hanno frammentato gli elementi di naturalità originari. Ma la regione offre ancora molti ambienti con rilevante diversità biologica da tutelare e valorizzare: la collina e la montagna soprattutto, ma anche i fontanili, le valli di pianura e le fasce fluviali che scendendo dall’Appennino lo interconnettono con il mare ed il Po. Dal punto di vista della diversità specifica sono di grande importanza i quadranti montani e collinari con maggior numero di specie. L'elevata varietà degli habitat presenti sul territorio e l'esteso sistema di zone protette di elevato interesse ambientale e naturalistico costituiscono il punto di forza dell'area appenninica. Nella pianura l’antropizzazione ha inciso pesantemente sulla biodiversità. Molte specie viventi non possono disporre di habitat sufficientemente grandi per le loro esigenze vitali e la conseguenza maggiore è la perdita progressiva di biodiversità. La frammentazione degli ecomosaici naturali si riflette negativamente su tutto l’insieme dei processi ecologici (l'integrità dei corsi d’acqua, degli acquiferi, la stabilità dei versanti, ecc.). Nonostante le pressioni insediative nelle zone di pianura i corpi idrici, il sistema dei fontanili e il sistema del Delta del Po "innervano" tutta la pianura e connettono il mare con i grandi sistemi naturali mantani e nonostante siano state molto alterate dagli interventi dell’uomo, sono ancora molto importanti per la loro riserva di biodiverisità, le possibilità di valorizzazione e di ecosistemi di appoggio per riconnettere tra loro gli ecomosaici naturali della costa, della pianura e dei rilievi. Per cui oggi è importante riconnettere le zone naturali residue, rinaturalizzare i principali corridoi ecologici e, in generale, mitigare gli impatti del sistema insediativo.
Figura n. 4: il Piano territoriale paesistico regionale (PTPR).
Tra le zone di tutela emerge soprattutto il sistema delle zone naturali montane, collinari, delle valli costiere e la rete di connessione fluviale. Le zone naturali più sensibili per le aree di pianura orientale ammesse a finanziamento sono soprattutto il Delta del Po, le lagune costiere, i corsi d’acqua. Le aree di Carpi-Correggio sono inserite nella media pianura molto antropizzata per cui soprattutto le zone fluviali ed i fontanili potrebbero rappresentare ambiti sensibili e significativi per la riqualificazione dell'ecomosaico naturale. Nel sistema delle zone naturali sensibili è necessario considerare anche i "siti Bioitaly" d'importanza comunitaria definiti ai sensi della direttiva europea 92/43/CEE (direttiva habitat). Lista dei siti Bioitaly (dir. 92/43/CEE) che interessano le aree appenniniche, le aree di pianura orientale e di Carpi-Correggio. IT4100002 - MONTE MENEGOSA, MONTE LAMA, GROPPO DI GORA IT4100003 - MONTE NERO, MONTE MAGGIORASCA, LA CIAPA LISCIA IT4100004 - MONTE CAPRA, MONTE TRE ABATI, M. ARMELIO,SANT AGOSTINO, LAGO.. IT4100005 - PIETRA PARCELLARA, SASSI NERI IT4100006 - MEANDRI DI SAN SALVATORE IT4100007 - ROCCIA CINQUE DITA IT4100008 - CASTELL ARQUATO IT4100009 - FIUME PO DALLA FOCE DEL FIUME TREBBIA ALLA LANCA DI MEZZANO IT4100011 - FIUME TREBBIA DA PERINO A BOBBIO IT4100012 - VAL BORECA, MONTE LESIMA IT4100013 - MONTE DEGO, MONTE VERI, MONTE DELLE TANE IT4100014 - ROCCA D OLGISIO IT4100015 - BOSCO PONTONE IT4200001 - BOSCHI DI CARREGA IT4200002 - FIUME TARO DA FORNOVO DI TARO ALL AUTOSTRADA DEL SOLE IT4200003 - TORRENTE STIRONE DA LA VILLA A FIDENZA IT4200004 - ALTA VALLE DEL TORRENTE PARMA, VAL CEDRA IT4200005 - GROPPI ROSSI IT4200006 - MONTE PRINZERA IT4200007 - MONTE PENNA, MONTE TREVINE, GROPPO, GROPPETTO IT4200008 - MONTE RAGOLA, LAGO MOã, LAGO BINO IT4200010 - MONTE GOTTERO IT4200011 - GROPPO DI GORRO IT4200012 - MONTE BARIGAZZO, PIZZO D OCA IT4200013 - BELFORTE, CORCHIA, ALTA VAL MANUBIOLA IT4200014 - MONTE CAPUCCIO, MONTE SANT ANTONIO IT4200015 - MONTE FUSO IT4200016 - SAMBOSETO, FRESCAROLO, MADONNA DEI PRATI IT4300001 - MONTE ACUTO, ALPE DI SUCCISO IT4300002 - MONTE VENTASSO IT4300003 - MONTE LA NUDA, CIMA BELFIORE, PASSO DEL CERRETO IT4300004 - VAL D OZOLA, MONTE CUSNA IT4300005 - ABETINA REALE, ALTA VAL DOLO IT4300006 - MONTE PRADO IT4300008 - PIETRA DI BISMANTOVA IT4300009 - GESSI TRIASSICI IT4300010 - MONTE DURO IT4300011 - CASSE DI ESPANSIONE DEL SECCHIA IT4300012 - CROSTOLINA DI GUASTALLA IT4300014 - RUPE DI CAMPOTRERA, ROSSENA IT4300015 - VALLI DI NOVELLARA IT4300016 - SAN VALENTINO, RIO DELLA ROCCA IT4300017 - CA DEL VENTO, CA DEL LUPO, GESSI DI BORZANO IT4300018 - MEDIA VAL TRESINARO, VAL DORGOLA IT4400001 - MONTE CIMONE, LIBRO APERTO, LAGO DI PRATIGNANO IT4400002 - MONTE RONDINAIO, MONTE GIOVO IT4400003 - SASSI DI ROCCAMALATINA IT4400004 - SASSOGUIDANO, GAIATO IT4400005 - ALPESIGOLA, SASSO TIGNOSO IT4400006 - POGGIO BIANCO DRAGONE IT4400008 - GOMBOLA IT4500002 - CORNO ALLE SCALE IT4500014 - MONTE RADICCHIO, RUPE DI CALVENZANO IT4500015 - LA MARTINA, MONTE GURLANO IT4600001 - VALLE SANTA, VALLE CAMPOTTO IT4600002 - VALLI DI COMACCHIO IT4600003 - VENE DI BELLOCCHIO, SACCA DI BELLOCCHIO, FOCE DEL FIUME RENO,... IT4600004 - VALLE BERTUZZI, VALLE PORTICINO-CANNEVIE IT4600005 - SACCA DI GORO, PO DI GORO, VALLE DINDONA, FOCE DEL PO DI VOLANO IT4600006 - BOSCO DELLA MESOLA, BOSCO PANFILIA, BOSCO DI SANTA GIUSTINA IT4600007 - BOSCO DI VOLANO IT4600008 - BONIFICA DEL MEZZANO IT4600009 - BOSCO DI SANT AGOSTINO O PANFILIA IT4600010 - DUNE DI MASSENZATICA IT4600011 - GARZAIA DELLO ZUCCHERIFICIO DI CODIGORO IT4600012 - DUNE DI SAN GIUSEPPE IT4600013 - PO DA GOLENA BIANCA A ISOLA BIANCA IT4600014 - VALLE SANTA E VALLE CAMPOTTO IT4600015 - VENE DI BELLOCCHIO, SACCA DI BELLOCCHIO, FOCE DEL FIUME RENO IT4600016 - SACCA DI GORO, VALLE DINDONA, FOCE DEL PO DI VOLANO IT4600017 - RISERVA NAT. BASSA DEI FRASSINI, BALANZETTA E BOSCO DELLA MES IT4700001 - PUNTE ALBERETE, VALLE MANDRIOLE IT4700002 - BARDELLO IT4700003 - PINETA DI SAN VITALE, BASSA DEL PIROTTOLO IT4700004 - PIALASSA DELLA BAIONA IT4700005 - PINETA DI CASALBORSETTI, PINETA STAGGIONI, DUNA DI PORTO CORSINI IT4700006 - PIALASSA DEI PIOMBONI, PINETA DI PUNTA MARINA IT4700007 - SALINA DI CERVIA IT4700008 - PINETA DI CERVIA IT4700009 - ORTAZZO, ORTAZZINO, FOCE DEL TORRENTE BEVANO IT4700010 - PINETA DI CLASSE IT4700011 - VENA DEL GESSO ROMAGNOLA IT4700012 - VASCHE DELLO ZUCCHERIFICIO DI MEZZANO IT4700013 - PUNTE ALBERETE E VALLE DELLA CANNA IT4700014 - PIALASSA DELLA BAIONA IT4700015 - RISERVA NATURALE SALINA DI CERVIA IT4700016 - ORTAZZO, ORTAZZINO, FOCE DEL TORRENTE BEVANO IT4800001 - FORESTA DI CAMPIGNA, FORESTA LA LAMA, MONTE FALCO IT4800002 - ACQUACHETA IT4800003 - MONTE GEMELLI, MONTE GUFFONE IT4800004 - BOSCO DI SCARDAVILLA, RAVALDINO IT4800005 - MONTE ZUCCHERODANTE IT4800006 - MEANDRI DEL FIUME RONCO IT4800007 - PIETRAMORA, CEPARANO, RIO COZZI, TERRA DEL SOLE IT4800008 - BALZE DI VERGHERETO, MONTE FUMAIOLO, RIPA DELLA MOIA IT4800009 - SELVA DI LADINO, FIUME MONTONE IT4800010 - CARESTE PRESSO SARSINA IT4800011 - RAMI DEL BIDENTE, MONTE MARINO IT4900001 - ONFERNO IT4900002 - TORRIANA, MONTEBELLO, FIUME MARECCHIA
Gli obiettivi futuri per la valorizzazione naturale e del paesaggio potranno riguardare soprattutto la connessione delle aree naturali protette (mitigazione degli impatti di insediamenti e infrastrutture lineari, rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, ecc.). Attraverso i progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può prevedere di non incrementare in alcun modo le pressioni ambientali dei siti produttivi localizzati negli ambienti sensibili rispetto alle quote presenti nel 1999.
Area orientale
Area della pianura centrale
Area appenninica
Traffico e rumore In passato la crescita dei volumi di traffico ha contribuito molto allo sviluppo socio-economico della nostra società. I flussi veicolari sulla rete stradale regionale nel periodo 1982-1995 sono aumentati di oltre il 70% per il trasporto merci e il 44% per il trasporto passeggeri. In regione l’83% degli spostamenti intercomunali di persone utilizza il trasporto privato su strada. Analogamente si svolge su strada circa l’85% del trasporto merci sulle lunghe percorrenze. Su strada avviene anche tutta la distribuzione delle merci nelle aree urbane, la quasi totalità dell'approvvigionamento energetico, di derrate alimentari, di materie prime, ecc. Oggi il traffico stradale contribuisce sempre più agli impatti ambientali e sanitari (effetto serra, acidificazione, formazione d’ozono al suolo, inquinamento atmosferico locale, rumore, frammentazione degli ecosistemi, ecc.). Sarebbe necessario svincolare la richiesta di sviluppo dalla domanda di trasporti. Non sarà facile conciliare lo sviluppo sostenibile con l'aumento di traffico stradale. E' verosimile che le emissioni di CO2 vengano abbattute attraverso più azioni integrate: il contenimento dei percorsi stradali effettuati, il riequilibrio dei modi di trasporto, il miglioramento dell’efficienza dei veicoli, la riduzione dei consumi di carburante, ecc..
Figura n. 5: indice delle emissioni di CO2 (1990=100): contributo delle azioni indicate dal Piano regionale dei trasporti (PRIT ’98) per il raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto.
Il piano regionale dei trasporti (PRIT '98) formula alcuni obiettivi molto concreti per lo sviluppo sostenibile come, ad esempio, lo sviluppo edil completamento di servizi di logistica integrata e dell'intermodalità, per ottimizzare in particolare i sistemi di trasporto merci. Attraverso i soli progetti ammessi a finanziamento con il presente programma si può prevedere di ridurre le emissioni veicolari di CO2 dell' 1% rispetto alle quote presenti nel 1999.
Area orientale
Area a sostegno transitorio della pianura centrale
Area appenninica
Analisi degli interventi in campo ambientale e dei principali risultati del periodo di programmazione precedente Per confermare e migliorare i risultati ambientali conseguiti dalla Regione Emilia-Romagna nei periodi di programmazione precedenti è utile analizzare la struttura organizzativa già implementata inserendo le modifiche volte ad aumentare l'efficacia della valutazione ambientale strategica. In particolare nel corso dell'ultimo periodo di gestione dei DOCUP (1994-1999) elementi importanti sono stati la trasparenza delle procedure di selezione dei progetti ammissibili a finanziamento, conseguita con modalità di selezione oggettive, coordinate dall'Amministrazione regionale, e con la stima delle prestazioni ambientali delle singole azioni. L'opzione di stimare ex-ante le migliori prestazioni ambientali dei progetti con finalità ambientali è risultata decisiva per l'efficacia del programma. La stima ex-ante è stata espletata dalla struttura di coordinamento attraverso approfondite istruttorie tecniche per i singoli progetti. Operativamente nelle istruttorie spesso si è resa necessaria la raccolta di molti dati ambientali di base. Per le aree appenniniche diverse azioni finanziate hanno riguardato il censimento del patrimonio naturale nelle aree protette, la rinaturazione delle aree marginali, la protezione ed il miglioramento del patrimonio forestale,la diversificazione delle produzioni vegetali, la razionalizzazione delle risorse agricole, la gestione delle zone umide. Per le aree di pianura orientale e di bassa pianura reggiana-modenese le istruttorie delle azioni finanziate hanno favorito le aziende che garantivano le maggiori compatibilità ambientali delle loro azioni in termini di risparmio energetico, limitazione efficace degli inquinanti in atmosfera ed in fognatura, mitigazione del rumore prodotto dalle attività di produzione, contenimento dei rifiuti prodotti. Particolare rilievo ambientale hanno avuto:
Alcuni aspetti da migliorare rispetto all'esperienza passata riguardano la raccolta sistematica di informazioni ed indicatori ambientali per la costruzione di un sistema informativo dedicato alle valutazioni ambientali strategiche dei DOCUP. Ciò potrebbe consentire in futuro sia di supportare e velocizzare le istruttorie tecniche dei progetti sia di migliorare le possibilità di assistenza ai beneficiari dei finanziamenti sia di incrementare l'efficacia delle azioni finanziate. La valutazione basata sugli indicatori ambientali dovrà essere sempre più praticata per verificare le prestazioni ambientali del DOCUP ed i progressi verso lo sviluppo sostenibile. Sistemi integrati per il monitoraggio ambientale e rapporti annuali basati su un insieme integrato di indicatori (determinanti, pressioni, stato, impatti e risposte ambientali, DPSIR) dovranno mostrare le tendenze, le previsioni, i casi migliori e peggiori dei settori significativi per lo sviluppo sostenibile delle aree oggetto del presente programma. |