Allegato "A" requisiti cogenti testo coordinato - pag. 02

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Simbolo

Definizione

Unità di misura

tip

Temperatura di progetto dell'aria interna

(normalmente assunta pari a 20°C)

°C

tep

Temperatura di progetto dell'aria esterna.

Per partizioni interne deve essere calcolata la temperatura del locale attiguo

°C

ts

Temperatura del fluido vettore circolante all'interno di scambiatori di calore

°C

a i

Addutanza unitaria delle superfici interne degli elementi disperdenti; assume i seguenti valori:

- 9W/mq°C per soffitti

- 8W/mq°C per pareti verticali

- 6W/mq°C per pavimenti

W/mq°C

K

Trasmittenza unitaria delle superfici disperdenti

W/mq°C

S

Area delle superfici disperdenti

 

Per il calcolo della temperatura superficiale di pareti appartenenti a chiusure e/o portizioni, si impiega la seguente espressione:

J i = tip - [ K(tip - tep)]

a i

Tale formula va estesa a tutte le superfici interne degli elementi disperdenti che delimitano il volume dell'ambiente e non è applicabile per ponti termici d'angolo.

RC 3.12.: Ventilazione.

La ventilazione negli spazi chiusi è finalizzata a:

- limitare il grado di umidità relativa, onde garantire adeguati livelli di benessere igrotermico invernale;

- contribuire al raggiungimento di un sufficiente benessere igrotermico estivo;

- assicurare le condizioni di benessere respiratorio olfattivo;

- assicurare un adeguato ricambio d'aria, onde evitare l'insorgenza di problemi connessi alla presenza di un'eccessiva quantità di vapore acqua nell'ambiente, ristagni di aria calda, impurità dell'aria, formazione di colonie batteriche, gas nocivi.

In sostanza, in tutti gli spazi chiusi per attività principale e secondaria deve essere evitata una cattiva qualità dell'aria tramite la predisposizione di finestre apribili di dimensioni e conformazione atte ad assicurare un adeguato numero di ricambi d'aria orario; è consentita l'installazione di servizi igienici in ambienti non direttamente illuminati ed areati dall'esterno purchè sia comunque assicurato un idoneo numero di ricambi di aria orario.

Negli spazi chiusi di circolazione e collegamento il ricambio d'aria deve essere ottenuto tramite la presenza di finestre apribili di adeguata dimensione.

RC 3.12.a Specifica di prestazione

Campo di applicazione: funzioni residenziale, alberghiera, terziaria e di servizio, sanitaria, strutture collettive.

Livelli di prestazione

Sono espressi in numeri di ricambi d'aria orario continui, n(mc/hmc), che rappresenta il rapporto tra il volume d'aria rinnovato in un'ora all'interno di un determinato spazio chiuso medesimo.

Fatte salve le prescrizioni derivanti da normative vigenti per specifiche attività, quali ospedali scuole, sale di pubblico spettacolo, etc., i livelli di prestazione indicati debbono essere conseguiti attraverso ricambi d'aria continui dalla permeabilità degli infissi, e dalle prese d'aria esterna integrate, laddove non sufficienti, con ventilazione meccanica continua.

Considerato che il raggiungimento del livello di prestazione richiesto è strettamente connesso con quello dell'illuminazione qualora detto livello non venga raggiunto a causa di superfici illuminanti inferiori, ovvero non apribili, dovrà essere comunque garantito il numero di ricambi d'aria orari continui previsti mediante ventilazione meccanica. In particolare si richiama l'art.43 della L.n.457/78 e gli artt. 18 e 19 della L. n.166/75. L'affaccio unico è consentito solo per i monolocali o mini alloggi fino a 45 mq.

I livelli da raggiungere sono i seguenti:

Spazi ad uso residenziale

(Attività principale)

Superficie apribile delle finestre ³ a 1/8 della superficie di pavimento (ricambio d'aria discontinuo)

- n ³ 0,5 mc/hmc (raccomandato: n ³ 1 mc/hmc con ricircolo)

- cucine in aggiunta n 3 mc/hmc inseribile in corrispondenza dei punti di cottura con collegamento esterno tramite canna di esalazione.

(Attività secondaria)

- bagni non areati direttamente: n ³ 5mc/hmc, temporizzato concollegamento esterno.

Spazio ad uso comune per attività collettiva

n ³ 20 mc/hmc (o determinabile in relazione alla capienza dello spazio in 30 mc/h per persona)

Spazio di circolazione e di collegamento ad uso comune

n ³ 0,5 mc/hmc

Spazi con destinazione terziaria e di servizio

n ³ 2,5 - 5 mc/hmc

Sono fatte salve prescrizioni particolari per destinazioni ed usi specifici.

Metodo di calcolo

Sono possibili due metodi di calcolo qui non riportati per la determinazione del numero di ricambi d'aria continui e un metodo valido per un numero di ricambi d'aria discontinui. Tali metodi benchè non diano risultati di assoluta precisione, sono da ritenersi validi per gli scopi che si intendono perseguire.

Le grandezze fondamentali da prendere in considerazione nel calcolo sono riportate nella seguente tabella (tab. 1)

Tab. 1

Simbolo

Definizione

Unità di misura

V

Volume dell'ambiente

mc

h

Dimensione verticale della superficie libera dell'infisso

m

Sl min

Superficie minima di passaggio dell'aria di ricambio

mq

Ii

Lunghezza dei giunti delle superfici apribili

m

Metodo di misura

Dopo aver messo in funzione l'impianto di ventilazione, misure, a porte e finestre chiuse, la portata Q [ mc/h] dell'impianto di estrazione dell'aria.

Ricavare il numero di ricambi d'aria garantiti dall'impianto mediante la seguente formula: Q

n = --------------

V

dove V è il volume dell'ambiente, espresso in mc.

RC 3.12.b Specifica di prestazione

Campo di applicazione: tutte le altre escluso gli allevamenti zootecnici per i quali si rimanda alla normativa specifica.

Livelli di prestazione

Tutti i locali devono essere dotati di superfici finestrate e apribili ³ a 1/20 della superficie del pavimento in relazione al tipo di attività svolta.

Almeno il 50% della superficie apribile deve essere a parete e le finestre situate in copertina devono avere meccanismi di apertura facilmente azionabili dal basso.

Di massima le aperture devono essere uniformemente uniformemente distribuite sulle superfici esterne, onde favorire un migliore ricambio d'aria.

Eventuali sistemi di ventilazione forzata, climatizzazione o condizionamento non possono essere sostitutivi della ventilazione naturale, tranne i casi in cui l'apertura di finestre è in conflitto con le esigenze tecniche o tipologiche delle attività svolte, es. cinematografi, sale operatorie, caveau, ecc.

Per quanto concerne impianti di condizionamento o climatizzazione si rimanda alle specifiche normative vigenti che fanno riferimento a norme UNI, ASHRAE, ecc..

Valgono inoltre i livelli di prestazione definiti per i singoli spazi nella specifica 3.12.a.

 

RC 3.13.: Umidità relativa.

Gli spazi per attività principale devono essere tali che in ogni loro parte sia evitata la formazione di condense non momentanee; pertanto, il grado di umidità relativa dovrà essere contenuto entro opportuni valori minimi e massimi stabiliti, con riferimento ad esigenze di benessere igrotermico invernale.dove è prevista produzione di vapore (bagni cucine e simili) è ammessa la formazione di condense momentanee.

Specifiche di prestazione

Campi di applicazione: funzioni residenziali, alberghiere, terziarie e di servizio, sanitarie, strutture collettive e comunque in presenza di impianto di condizionamento dell'aria.

Livelli di prestazione

Devono essere rispettati i livelli di prestazione di seguito specificati.

Spazi chiusi per attività principale

Spazi chiusi per attività secondarie

Il grado di umidità relativa, UR espresso in %, nel periodo invernale deve essere:

30% £ UR £ 70%

Negli ambienti nei quali è prevista la produzione di vapore (bagni cucine e simili) è possibile superare momentaneamente i livelli di prestazione suddetti.

Spazi chiusi per attività principale

Il grado di attività relativa, UR, espresso in %, deve essere:

30% £ UR £ 60%

Metodo di verifica

Effetti da controllare: quantità di vapor d'acqua nell'ambiente al di fuori dei limiti fisiologici.

La determinazione ai fini della compilazione della scheda tecnica descrittiva, va eseguita secondo il metodo di prova in opera di seguito specificato: in fase di progettazione, si potranno tenere in conto le indicazioni contenute nel metodo di calcolo di seguito specificato.

Prova in opera

Effettuare la misura del grado di umidità relativa UR mediante apposita apparecchiatura (Psicrometro), in assenza di radiazione solare diretta, schermando l'elemento sensibile dall'influenza di notevoli effetti radianti, ad un altezza di 1,50 m dal pavimento

Metodo di calcolo

E' necessario premettereche non è possibile un calcolo esatto dell'umidità relativa all'interno di un certo ambiente, dal momento che tale parametro è determinato in buona parte anche dal modo in cui l'ambiente stesso viene usato.

Il metodo che viene di seguito illustrato, pur essendo approssimativo, è comunque valido per gli scopi che si intendono perseguire.

Al fine di mantenere, all'interno di un ambiente, una quantità di vapor d'acqua, e cioè una determinata umidità relativa, è necessario che sia verificata la seguente esperssione:

Qp = Qu - QQ

dove:

Qu = quantità di vapore d'acqua che viene espulsa in un'ora dall'ambiente considerato

[ kg/h]

QQ = quantità di vapore d'acqua che viene immessa in un'ora nell'ambiente considerato

[ kg/h]

Qp = quantità di vapore d'acqua che viene prodotta in un'ora all'interno dell'ambiente

considerato [ kg/h]

La quantità di vapore d'acqua Qu è data dalla somma della quantità di vapor d'acqua che viene espulsa con il ricambio d'aria e di quella, modesta espulsa attraverso le pareti.

Qu = n · V · g i · Xi

dove:

n = numero di ricambi d'aria orario

V = volume dell'ambiente considerato

g i = peso specifico dell'aria secca all'interno dell'ambiente che, per gli scopi del presente calcolo si può assumere pari a 1.2 kg/mc

Xi = umidità assoluta, cioè quantità di vapore d'acqua contenuta nell'umidità di peso di aria secca all'interno dell'ambiente considerato, ricavabile, in funzione della temperatura dell'aria interna (ti) e dell'umidità relativa interna (UR)

La quantità di vapor d'acqua QQ è pari alla quantità di vapor d'acqua immessa nell'ambiente con il ricambio d'aria, quindi:

QQ = n · V · g Q · XQ

dove:

n = numero di ricambi d'aria orario

V = volume dell'ambiente considerato

g Q = peso specifico dell'aria secca all'esterno, che per gli scopi del presente calcolo si può assumere un valore compreso tra pari a 1.25 kg/mc e 1.30 kg/mc

XQ = umidità assoluta dell'aria esterna, cioè quantità di vapore d'acqua contenuta nell'umidità di peso di aria secca, ricavabile, in funzione della temperatura dell'aria esterna (te) e dell'umidità relativa esterna.

La quantità di vapor d'acqua prodotta all'interno dell'ambiente considerato, Qp, è desumibile dalla seguente tabella.

Causa

quantità

in g/h

- Adulto in condizioni di riposo

- Adulto in condizione di attività

- Adulto in condizione di lavoro leggero

- Adulto in condizione di lavoro pesante o ginnastica

- Fornello a gas, per sola fiamma, piccolo

- Fornello a gas, per sola fiamma, medio

- Fornello a gas, per sola fiamma, grande

- Pentola scoperta, Æ = 20 cm, in ebollizione

- Pentola coperta, Æ = 20 cm, in ebollizione

- Pentola in genere, Æ = 20 cm, in ebollizione

- Doccia calda

- Bagno caldo in vasca

- Panni ad asciugare (kg 5 in ambiente a 20°C e UR =40%)

- Cibi caldi in tavola, per persona

50

100

200

400

100

200

400

900

350

400

2000

300

200

15

RC 3.14.: Protezione dalle intrusioni.

Gli spazi chiusi di fruizione dell'utenza per attività principale e secondaria devono essere opportunamente protetti dalla possibilità di intrusioni di insetti e di animali pericolosi o nocivi.

Specifica di prestazione

Campo di applicazione: tutte le destinazioni

Livelli di prestazione

Devono essere rispettati i seguenti livelli di prestazione:

- nessuna possibilità di intrusione, infiltrazione e diffusione di insetti e animali pericolosi nocivi a finestre e porte chiuse.

In particolare:

1) le finestre e tutte le aperture di areazione devono essere rese impenetrabili con griglie o reti;

2) i fori di aerazione di solai e vespai a intercapedine ventilata devono essere sbarrati con reti a maglie fitte:

3) le aperture delle canne di aspirazione e di areazione forzata devono essere munite di reti a maglie fitte alla sommità delle canne ed in posizione accessibile per i dovuti controlli;

4) le condutture di scarico uscenti dai muri non devono presentare forature o interstizi comunicanti con il corpo della muratura;

5) deve essere assicurata la perfetta tenuta delle fognature nell'attraversamento delle murature;

6) i cavi elettrici, telefonici, televisivi devono essere posti in canalizzazioni stagne.

Metodo di verifica

La verifica vienecondotta secondo un giudizio sintetico da parte del collaudatore, che dovrà valutare la possibilità di intrusioni animali attraverso gli impianti, le partizioni e le chiusure.

In particolare, andranno individuati eventuali particolarità costruttive o difetti tecnici che possono innescare condizioni favorevoli all'ingresso e alla diffusione di insetti e animali nocivi, volatili anche attraverso prese di aspirazione, condotti, canne fumarie, ecc.

_______________________________

(1)

In presenza di compensati, truciolari, coibentazioni a base di urea-formaldeide, rivestimenti e parquet lignei, moquette, rivestimenti comunque sintetici, è necessario verificare la concentrazione della formaldeide libera, quale elemento tracciante principale della presenza di altre sostanze inquinanti.

(2)

A tal fine va controllata la tenuta all'acqua delle pareti esterne, in caso di presenza di giunti verticali e soprattutto in corrispondenza del contratto parete verticale esterna - pavimentazione. Va inoltre controllata l'altitudine degli infissi esterni ad impedire l'ingresso di acqua battente. Deve anche essere garantita mediante adeguate soluzioni tecniche (uso di materiali impermeabili, pendenza della copertura, raccordo con altri elementi tecnici, etc.) la tenuta dell'acqua delle chiusure superiori.

(3)

In particolare, tenuta all'acqua del giunto a terra delle pareti di locali in cui siaprevisto l'uso di acqua di lavaggio dei pavimenti di impermeabilità della finitura superficiale dove possano verificarsi fenomeni di condensa superficiale o getti d'acqua sulla parete stessa.

Per gli interventi sul patrimonio edilizio esistente, la nuova situazione dovrà portare, comunque, ad un miglioramento della situazione precedente. In tal caso il metodo di verifica consisterà in un giudizio sintetico del tecnico verificatore tenuto conto degli interventi migliorativi, dei componenti e della relativa corretta messa in opera.

FAMIGLIA 4

REQUISITI DI SICUREZZA NELL'IMPIEGO

Proposizione esigenziale secondo Direttiva 89/106 CEE

Definizione: il requisito comprende la sicurezza alle cadute e la resistenza meccanica agli urti ed allo sfondamento. Al fine di salvaguardare la sicurezza degli utenti, l'edificio deve essere concepito e costruito in modo da limitare il rischio di cadute involontarie nonchè i danni conseguenti.

Gli elementi dell'edificio devono resistere agli urti senza che si verifichino distacchi di parti o frantumi contundenti o taglienti.

L'opera deve essere concepita e costruita in modo che la sua utilizzazione non comporti rischi di incidenti inammissibili quali scivolate, cadute, collisioni, bruciature, folgorazioni, ferimenti a seguito di esplosioni.

Fanno parte della presente famiglia i seguenti requisiti:

RC 4.1.: Sicurezza contro le cadute

Attitudine ad evitare cadute involontarie o volontarie.

Si riferisce all'altezza, alle dimensioni delle eventuali forature, alla resistenza alle spinte orizzontali di parapetti e di barriere di protezione in genere.

Specifica di prestazione

Campo di applicazione: tutte le destinazioni.

Livelli di prestazione

Il requisito si ritiene soddisfatto quando il parapetto presenti le seguenti caratteristiche:

- nessuna deformazione irreversibile sotto l'azione di una spinta orizzontale sul corrimano pari a:

1.50 kN/m per tribune di stadi e palestre;

1.20 kN/m per altri locali pubblici e scuole;

0.80 kN/m per edifici di abitazione.

- altezza minima rispetto al livello più alto di calpestio pari a 1,00 m;

- non scalabilità;

- vuoti di dimensioni tali da non consentire il passaggio di una sfera di 0,10 m di diametro;

- i vetri delle finestre o dei balconi installati ad altezza inferiore a m 1,00 dal piano interno di calpestio devono avere caratteristiche di resistenza conformi a quanto sopra;

- i bancali delle finestre devono avere altezza non inferiore a m 1,00;

- le superfici finestrate installate in zona superiori a m 1,50 di altezza rispetto al piano di calpestio devono essere tali da rendere possibile la pulizia e la sostituzione dei vetri dall'interno, salvo specifici sistemi di pulizia appositamente previsti e rispondenti alle norme di sicurezza e antinfortunio; l'apertura di dette superfici finestrate deve essere assicurata con sistemi manovrabili dal basso;

- le scale di uso comune esterne alle unità immobiliari aperte al pubblico e quelle situate nei luoghi di lavoro, anche se interne alle unità immobiliari, devono essere dotate di corrimano posto ad un'altezza di m. 1,00;

- le rampe devono essere preferibilmente rettilinee; sono ammesse rampe non rettilinee a condizioni che vi siano pianerottoli di riposo ogni 15 alzate e che la pedata del gradino sia almeno di cm. 30, misurata a cm.40 dal montante centrale o dal parapetto interno;

- le rampe devono avere pendenza costante all'interno di ogni tratto;

- i pianerottoli delle scale devono avere larghezza e profondità almeno pari a quelle delle rampe;

- le porte devono aprirsi in corrispondenza dei pianerottoli.

Metodo di verifica

Per quanto riguarda la resistenza alla spinta orizzontale sui parapetti e corrimani, si fa riferimento, in sede progettuale, ai metodi di calcolo delle scienza e tecnica delle costruzioni, ipotizzando i calcoli indicati. Particolari attenzione andrà posta nello studio dei dispositivi di ancoraggio del parapetto alle strutture a cui è vincolato.

Per le altre prestazioni si procede mediante verifica diretta (misurazioni).

Prova in opera

Caratteristiche di resistenza meccanica

Sottoporre il corrimano ad una sollecitazione orizzontale, o nel verso in cui è prevista, con intensità calcolata in base ai livelli indicati per le diverse destinazioni d'uso; la prova potrà interessare l'intera lunghezza del parapetto oppure una sua porzione rappresentativa, purchè comprendente gli ancoraggi. Verificare, al termine della prova, l'assenza di deformazioni o rotture.

Caratteristiche morfologiche

Utilizzando una sfera-campione del diametro di 0,10 m verificare che gli elementi del parapetto siano collocati in modo tale da impedirne il passaggio. Verificare inoltre la non scalabilità del parapetto, ovvero l'assenza di eventuali punti di appoggio in successione verticale, posti ad una distanza reciproca inferiore a 40 cm per una altezza di 60 cm dal piano di calpestio. Verificare infine l'altezza del parapetto.

Riferimenti normativi

D.P.R. 547/55. "Norme in materia antinfortunistica".

RC 4.2.: Sicurezza di circolazione (attrito dinamico)

Attitudine a garantire la normale percorrenza senza rischim di cadute per gli utenti, in particolare per quanto riguarda il pericolo di scivolamento.

Nota:

Per i pavimenti esterni si deve tenere conto anche della possibile presenza di lamine d'acqua, portate dal vento.

Per i pavimenti di ingressi, pianerottoli e scale interne ed esterne, camminamenti e marciapiedi esterni, e comunque per tutti i pavimenti di percorsi che costituiscono vie di fuga in caso di pericolo di qualsiasi tipo, dovrà inoltre essere valutata l'attitudine a garantire la percorrenza senza rischi di cadute anche in caso di emergenza.

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: percorsi di collegamento orizzontali e verticali, spazi di uso collettivo e/o aperti al pubblico, pavimentazioni in presenza di bagnato e laddove richiesto da norme vigenti.

Livelli di prestazione

Lo strato di usura della pavimentazione deve garantire adeguati livelli di sicurezza contro lo scivolamento, attraverso il controllo del coefficiente di attrito tra il piede calzato e la pavimentazione, che tenendo conto di una manutenzione normale e prevedibile, deve risultare m ³ 0,4 (m : coefficiente di attrito dinamico).

Metodo di verifica

La verifica viene condotta secondo i metodi di seguito indicati:

- giudizio sintetico da parte del collaudatore che, sulla base della soluzione tecnologica adottata, dei materiali e modalità di esecuzione, verifica l'adeguatezza della realizzazione al requyisito;

- controllo dei certificati relativi ai meteriali e componenti utilizzati.

RC 4.3.: Limitazione dei rischi di ustione

Le temperature superficiali di qualunque parte accessibile, presente negli spazi, devono essere contenute entro opportuni valori al fine di garantire l'incolumità degli utenti.

In sostanza, su tutte le superfici con cui l'utente può entrare normalmente in contatto (pareti, pavimenti, involucri di caldaie poste in zone accessibili, ecc.) deve essere assicurata una temperatura superficiale il cui valore sia compreso entro i limiti stabiliti.

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: tutte le destinazioni.

Livelli di prestazione

La temperatura superficiale dei corpi scaldanti e di tutte le parti calde con cui l'utenza possa accidentalmente venire a contatto deve sisultare inferiore a 70 °C (Q £ 70 °C); sono ammesse temperature superiori per le superfici non accessibili, o protette.

Metodo di verifica

Effetti da controllare: possibilità di contatto con superfici ustionanti.

La prestazione viene misurata dalla temperatura delle superfici, (Q i).

Prova in opera

Dopo aver portato a regime l'impianto, misurare la temperatura superficiale (Q i), ponendo l'elemento sensibile a contatto delle superfici in esame.

RC 4.4.: Resistenza meccanica agli urti ed allo sfondamento

Attitudine degli elementi tecnici a resistere ad urti da corpo pesante senza essere traversati, asportati e senza distacchi di parti e caduta di frantumi contundenti o taglienti, al fine di salvaguardare la sicurezza degli utenti e la sicurezza da intrusioni di persone.

Attitudine degli elementi di protezione a resistere ad urti da corpo pesante, con riferimento ad esigenze di sicurezza, per evitare cadute involontarie ed volontarie.

Attitudine della copertura, potendo essa essere praticata da personale specializzato per eventuali riparazioni, a resistere all'urto di una persona che accidentalmente vi cada sopra.

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: tutte le destinazioni.

Il requisito si intende soddisfatto se l'elemento considerato resiste alle sollecitazioni previste dalle norme vigenti senza presentare:

- attraversamenti da parte dell'elemento d'urto;

- perdite dell'integrità strutturale;

- distacco di parti;

- caduta di frammenti e di elementi;

In particolare dovranno essere considerati i seguenti componenti, per i quali si fa riferimento alle norme di seguito elencate:

- coperture: vedasi per lucernari o opere in vetro le norme UNI 6534, 7697, 7142, 7143, 7172;

- pareti perimetrali verticali: vedasi la norma UNI 9269P ed in caso di vetrate le norme sopracitate;

- infissi verticali esterni ed interni: vedasi oltre le norme sopracitate anche le norme UNI EN162 e UNI EN85 che definiscono anche le prove in opera;

- parapetti: se realizzati in vetro vedasi le norme UNI citate.

Metodo di verifica

La prestazione viene misurata dalla resistenza all'urto dell'elemento tecnico preso in esame.

La verifica viene condotta secondo i metodi di seguito specificati, che prevedono:

- un giudizio sintetico da parte del collaudatore sulla base dei criteri dettati dalla buona tecnica, per soluzioni tecnologiche sperimentate e consolidate;

- prove specifiche in laboratorio o in opera, cui è possibile ricorrere, a giudizio del collaudatore, in casi particolari o per soluzioni tecnologiche non sperimentate (ad esempio coperture leggere in materiale metallico, prodotti fibrosi, plastici, ecc..).

Giudizio

Il controllo della rispondenza al requisito delle soluzioni tecniche adottate si basa su una ispezione visiva dettagliata e/o sul controllo dei certificati di conformità dei materiali e dei componenti.

In particolare andranno controllate:

- l'adeguatezza delle caratteristiche di resistenza (anche nel tempo) dei materiali utilizzati, eventualmente anche tramite certificazioni basate su prove eseguite in laboratorio secondo le modalità previste dalle norme relative ai diversi materiali;

- le modalità di esecuzione e posa in opera.

Prove in laboratorio / in opera

Le eventuali prove saranno eseguite in conformità a quanto previsto dalle normative UNI citate.

RC 4.5.: Sicurezza elettrica

L'impianto elettrico deve essere concepito e realizzato in modo tale da garantire il massimo grado di sicurezza per gli utenti e per gli operatori.

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: tutte le destinazioni.

Livelli di prestazione

In linea generale, il requisito si intende soddisfatto quando gli impianti elettrici siano progettati e realizzati nel rispetto della legislazione vigente (Legge 5.3.1990, n.46 e relativi decreti di attuazione, Legge 18.10.1977 n.791, Legge 1.3.1968 n.186, D.P.R. 547 del 27.4.1955), e delle norme CEI vigenti.

In dettaglio sono richiesti:

- protezione contro i contatti diretti;

- protezione contro i contatti indiretti;

- protezione contro i sovraccarichi;

- protezione contro i corto circuiti;

- impiego di materiali realizzati a regola d'arte (in possesso di Marchi e di Autocertificazione del costruttore);

- esecuzione degli impianti elettrici posti nei locali contenenti vasche o doccie rispettando le distanze minime previste dalla normativa vigente;

- controllo del livello di isolamento.

Si veda in particolare la norma UNI 9620(CEI 64-50) e le ulteriori norme CEI 11.1, 11.4, 11.18, 64.2, 64.4, 64.8, 64.12, 81.1.

 

 

Metodo di verifica

Le verifiche dovranno essere condotte secondo le modalità previste dalle specifiche normative vigenti.

In particolare si ricorda quanto previsto dalla Legge 5.3.1990 n.46 (Norme per la sicurezza degli impianti) e dei relativi decreti di attuazione, relativamente alla progettazione, installazione, manutenzione e verifica degli impianti.

RC 4.6.: Sicurezza degli impianti

Gli impianti a servizio degli spazi in generale devono essere realizzati in modo tale da rispondere ad esigenze di fruibilità e sicurezza.In particolare devono essere verificate:

- la resistenza alla pressione interna;

- la resistenza lle sollecitazioni statiche;

- l'assenza di rischi di esplosione;

- controllo delle fughe di gas;

- controllo delle fuoriuscite di fluidi inquinanti o pericolosi.

Specifiche di prestazione

Campi di applicazione: tutte le destinazioni.

Livelli di prestazioni

Devono essere rispettati i livelli di prestazione previsti dalle normative vigenti.

In particolare si richiama:

- D.M. 1 dicembre 1975: "Norme di sicurezza per apparecchi contenenti liquidi caldi sotto pressione";

- Norma UNI 9182 per la resistenza alla pressione interna;

- Normative UNI specifiche per la resistenza alle sollecitazioni statiche di esercizio relative ai materiali e componenti messi in opera;

- Norma UNI-CIG 8274 e 8275 per la sicurezza nell'utilizzazione dei combustibili e Norma UNI 9317 e 8364 per impianti di riscaldamento;

- Norma UNI-CIG 7129/92 per il controllo delle fughe di gas.

Metodo di verifica

Le verifiche dovranno essere condotte secondo le modalità previste dalle specifiche normative.

In particolare si ricorda quanto previsto dalla Legge 5 marzo 1990, n. 46 (Normative per la sicurezza degli impianti) e dai relativi decreti di attuazione, relativamente alla progettazione, installazione, manutenzione e verifica degli impianti.

 

FAMIGLIA 5

REQUISITI DI PROTEZIONE DAL RUMORE

Proposizione esigenziale secondo Direttiva 89/106 CEE

L'opera deve essere concepita e costruita in modo che il rumore cui sono sottoposti gli occupanti e le persone situate in prossimità si mantenga a livelli che non nuocciano alla loro salute e tali da consentire soddisfacenti condizioni di sonno, di riposo e di lavoro.

I requisiti della presente famiglia sono cogenti per tutti gli interventi di nuova costruzione, di ristrutturazione urbanistica e di ristrutturazione edilizia qualora si intervenga sulle partizioni orizzontali e verticali trasparenti e opache. Sono invece raccomandati per tutti gli altri interventi sull'esistente.

Particolare attenzione dovrà essere posta nel caso di residenze annesse o situate in prossimità di attività lavorative o di altro tipo che siano sorgenti di rumore. In tal caso il rumore prodotto all'interno nei confronti dell'esterno, ad esempio delle attività che si svolgono nei locali pubblici o di pubblico spettacolo, dovrà essere abbattuto fino a rientrare entro i livelli successivamente definiti, adottando i necessari accorgimenti.

RC 5.1.: Controllo della pressione sonora:benessere uditivo

Gli spazi di fruizione dell'utenza devono essere tali che il livello equivalente di pressione sonora nei singoli vani, per rumori indotti, sia compatibile con le esigenze fisiologiche relative alle attività previste.

Il livello sonoro indotto negli spazi chiusi di fruizione dell'utenza e le sue caratteristiche fisiche temporali devono essere contenuti entro opportuni valori, al fine di consentire il tranquillo svolgersi delle attività degli utenti e di garantire adeguati livelli di benessere uditivo e di riposo.

Si intendono indotti tutti i rumori provenienti dall'esterno, dai locali adicenti, dagli impianti, dalle apparecchiature e dalle attrezzature utilizzate per le attività inerenti lo spazio in esame.

Nei locali e vani tecnici (infrastrutture tecniche quali centrali termiche, centrali frigorifere, sale macchine, vani ascensori ecc.) deve essere garatito un livello di pressione sonora contenuto entro opportuni ed adeguati valori.

Il livello di benessere uditivo viene raggiunto mediante adeguati valori del potere fonoassorbente (IR in dB) e del rumore di calpestio (ILn in dB) dei componenti edilizi utilizzati.

 

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: destinazioni residenziali ed assimilabili, strutture ricettive e turistiche, quali alberghi, convitti, convivenze e comunità.

Livelli di prestazione

Il territorio comunale è suddiviso in zone classificate, in relazione alla destinazione d'uso prevalente, ai sensi del D.P.C.M. 1.3.1991, in funzione dei livelli sonori equivalenti negli ambienti adibiti e nell'ambiente esterno.

Il livello sonoro indotto (si intendono indotti tutti i rumori provenienti dall'esterno e dagli impianti, dalle apparecchiature e dalle attrezzature anche interne all'edificio, ma non al locale utilizzato per le attività inerenti lo spazio oggetto della norma) misurato dal livello continuo entro i valori di seguito riportati.

Tipo di spazio Giorno Notte (ore 6-22) (ore 22-6)

SPAZI PER ATTIVITA'

PRINCIPALE E SECONDARIA 40 dB (A) 30 dB (A)

 

LOCALI E VANI TECNICI 75 dB (A) * 75 dB (A) *

* Il livello indicato si riferisce al caso di locale o vano tecnico (centrali termiche, frigorifere, sale macchine, ascensori, ecc.)separato dagli spazi adibiti mediante partizioni caratterizzate da un'isolamento con R ³ 50 dB (A), purchè in ogni caso siano salve le prescrizioni relative al controllo della pressione sonora applicato agli spazi per attività principale e secondaria.

Rispetto ai valori sopra riportati, il livello di rumore causato dal funzionamento degli impianti tecnologici dell'edificio deve essere oppotunamente contenuto; in particolare negli spazi chiusi, l'innalzamento del livello esistente di pressione sonora istantaneo provocato da rumori di durata limitata (£ 20% del tempo di misura utilizzato per la determinazione del rumore di fondo) emessi dagli impianti durante il funzionamento, deve risultare contenuto entro i seguenti limiti, rispetto al rumore di fondo preventivamente determinato:

locali di riposo £ 3 dB (A)

locali di soggiorno £ 5 dB (A)

cucine e bagni £ 9 dB (A)

I livelli sopra riportati sono riferiti agli interventi di nuova costruzione, di ristrutturazione edilizia globale e di ristrutturazione urbanistica.

Per gli interventi sul patrimanio edilizio esistente il requisito si intende soddisfatto se viene applicata la soluzione C del metodo di verifica alle parti interessate dall'intervento.

Metodi di verifica

Soluzione A: Determinazione del livello equivalente: LAQ q [ dB (A)]

La determinazione del valore del livello equivalente della pressione sonora, ai fini della compilazione della scheda tecnica descrittiva, va eseguita secondo il medodo di seguito riportato:

Prova in opera

Il livello sonoro equivalente relativo ai rumori esterni va misurato secondo quanto previsto negli allegati A e B al D.P.C.M. 1.3.1991. In particolare per quanto concerne la verifica del livello continuo equivalente (LAQ q [ dB (A)] ) all'interno degli ambienti abitativi, si rimanda a quanto dal punto 3.2 del citato allegato B.

Al fine di ottenere valori significativi, è necessario che la prova si svolga in condizioni rappresentative del fenomeno, e cioè sufficientemente sfavorevoli rispetto alle condizioni di progetto, eseguendo la misura nei luoghi e nei momenti in cui il rumore interferisce o può interferire con l'attività delle persone.

Per quanto riguarda l'innalzamento del livello di pressione sonora rispetto al rumore di fondo, provocato dal funzionamento degli impianti tecnologici, si procede nel seguente modo:

- determinare il rumore di fondo, definito come valore del livello medio di pressione sonora (L90) superato durante il 90% del periodo di misura (almeno 30 minuti): la misurazione deve essere effettuata mediante l'uso di un fenomeno di precisione utilizzato con la caratteristica dinamica lenta;

- considerare solo gli innalzamenti che portano il livello di pressione sonora globale a valori superiori a quelli indicati nella tabella precedente;

- controllare che il valore delle eccedenze non superiori i limiti precedentemente indicati.

Per la validità della prova è necessario che il livello equivalente (LAQ q ) del rumore ambientale esterno non sia superiore ai limiti stabiliti dal Comune per le singole zone territoriali, ai sensi del D.P.C.M. 1/03/1991 (limiti massimi di esposizione al rumore negli ambiente esterno).

Nota:

il controllo della pressione sonora va verificato anche per il rumore prodotto dagli impianti di fornitura servizi quali l'impianto idro-sanitario, le reti di scarico delle acque reflue, gli impianti fissi di trasporto (ascensori, montacarichi ecc.) di riscaldamento, condizionamento, ventilazione.

La variazione di livello sonoro indotto dal funzionamento dei suddetti impianti è definito all'interno del livello di prestazione.

SOLUZIONE B: Potere fonoassorbente (dB)

Il requisito si intende soddisfatto se sono contemporaneamente rispettati valori riportati in dB nella tabella a seguito ed il rumore degli impianti è contenuto nei valori limite soprariportati.

Elemento strutturale

Parametro acustico

indice dedotto

in laboratorio

da prove

in opera

Parete esterna

Infisso esterno

Divisorio fra alloggi

Strutture orizzontali

Strutture orizzontali

parete fonoassorbente

parete fonoassorbente

parete fonoassorbente

parete fonoassorbente

rumore di calpestio

48

34

48

48

65

43

30

43

43

70

Prova in opera/in laboratorio

Utilizzare campioni ed attrezzature di laboratorio conformi a UNI 8270 Parte 1A.

Eseguire le misure secondo UNI 8270 Parte 3A e calcolare il potere fonoassorbente R; calcolato R, valutare poi IR secondo UNI 8270 Parte 7A. Per l'isolamento al rumore di calpestio eseguire le misure secondo UNI 8270 parte 8A e calcolare ILn secondo UNI 8270 parte 7A.

SOLUZIONE C: Soluzione conforme

Il requisito si intende convenzionalmente soddisfatto se sono rispettate contemporaneamente le seguenti condizioni:

a) le pareti, sia esterne che divisorie, tra le singole unità abitative sono realizzate con mattoni semipieni UNI dello spessore di almeno cm.28, compreso l'intonaco su entrambe le facce, o comunque con muratura di peso superiore a 400 kg./mq;

b) gli infissi esterni sono classificati almeno A2, secondo la normativa UNI; se sono dotati di vetrocamera con inercapedine di spessore non inferiore a mm.10; se sono realizzati con telaio e controtelaio di tipo pesante, con un peso complessivo non inferiore a 18 kg/mq.;

c) i solai sono realizzati in laterizio armato con soletta dello spessore di almeno cm.5 e pignatte alte almeno cm.16;

d) la pavimentazione è del tipo galleggiante o realizzata su supporto galleggiante costruito da uno strato di materiale idoneo alla funzione di ammortizzatore (sughero, gomma, ecc.) dello spessore minimo di mm.5.

Prova in opera

Si procede attraverso la verifica diretta (misurazione, sondaggi, corretta messa in opera) ed il controllo della certificazione dei materiali e dei componenti.

Nota

Per le soluzioni B e C, il Comune, con riferimento a determinate zone del proprio territorio, ove non risultino rispettati i limiti massimi di esposizione al rumore all'interno dei livelli previsti del D.P.C.M. 1.3.1991, potrà prescrivere il rispetto di valori superiori di coibentazione degli elementi strutturali esterni rispetto a quelli sopra definiti.

Per quanto concerne l'inquinamento acustico, l'ambiente abitativo, sorgenti sonore fisse si fa riferimento alla Legge quadro sull'inquinamento acustico (Legge 26 ottobre 1995, n.447).

RR 7.1. Dotazioni impiantistiche minime.

Gli spazi, in generale sono dotati delle attrezzature impiantistiche minime necessarie per lo svolgimento delle attività previste.

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: destinazione residenziale ed assimilabili.

Impianto elettrico

Spazio cucina

1. Un punto luce posto al centro del soffitto.

2. Un punto luce in prossimità del piano di lavoro.

3. Un comando luce azionabile dall'ingresso della cucina per ogni punto luce.

4. Due prese posizionate nelle immediate vicinanze dell'ingresso della cucina.

5. Tre prese posizionate per l'alimentazione della lavastoviglie, del frigorifero e dell'apparecchiatura cucina.

6. Due prese per l'alimentazione di apparecchiature elettriche posizionate sul previsto piano di lavoro.

7. Una presa comandata da apposito interruttore; posizionata per gli eventuali apparecchi di aspirazione meccanica.

Inoltre, se è prevista l'installazione di una caldaia, gli spazi cucina devono essere dotati di una presa comandata da un apposito interruttore, posizionata per poter essere utilizzata da tale caldaia.

 

 

FAMIGLIA 6

REQUISITI DI RISPARMIO ENERGETICO E RITENZIONE DI CALORE

Proposizione esigenziale secondo Direttiva 89/106 CEE

L'opera ed i relativi impianti di riscaldamento, raffreddamento ed areazione devono essere concepiti e costruiti in modo che il consumo di energia durante l'utilizzazione dell'opera sia moderato, tenuto conto delle condizioni climatiche del luogo, senza che ciò pregiudichi il benessere termico degli occupanti.

Fanno parte della ppresente famiglia i seguenti requisiti:

RC 6.1.: Contenimento dei consumi energetici - controllo delle dispersioni di calore per trasmissione e per rinnovo dell'aria

Attitudine del sistema nel suo complesso a controllare il consumo di energia fossile tramite la limitazione delle dispersioni termiche secondo i limiti fissati dalla L.10/91 dal D.M. 23/11/82.

A tal fine, le dispersioni di calore per trasmissione, attraverso le superfici che delimitano gli spazi chiusi riscaldati e le immissioni d'aria dall'esterno, devono essere opportunamente limitate, al fine di contenere i consumi energetici per riscaldamento, con riferimento ad esigenze di economia di esercizio.

Specifica di prestazione

Campo di applicazione: tutte le destinazioni previste dalla legge.

Livelli di prestazione

Il requisito di intende soddisfatto se vengono rispettate le prescrizioni tecniche e procedurali previste dalle norme nazionali vigenti in materia, in particolare dalla legge 9 gennaio 1991, n.10, dai relativi decreti di attuazione e dal D.M. 23 novembre 1082 "Direttive per il contenimento del consumo di energia relativo alla termoventilazione ed alla climatizzazione di edifici industriali ed artigianali". In particolare, per quanto riguarda la conduzione, il controllo e la manutenzione degli impianti di riscaldamento aventi potenza termica al focolare superiore a 35 KW, si veda la norma UNI 9317 "Impianti di riscaldamento - Conduzione e controllo" e la norma UNI 8364"Impianti di riscaldamento - Controllo e manutenzione".

Metodo di verifica

Le verifiche dovranno essere condotte secondo le modalità e le procedure previste dalle specifiche normative vigenti.

RC 6.2.: Controllo della temperatura dell'aria interna

Durante il periodo in cui è in funzione l'impianto di riscaldamento, la temperatura dell'aria, negli spazi chiusi riscaldati, dovrà essere opportunamente limitata al fine di contenere i consumi energetici per riscaldamento, con riferimento ad esigenze di economia di esercizio.

Per le specifiche di prestazioni, i livelli le prove in opera, si veda quanto riportato nel requisito RC 3.10.

RC 6.3.: Controllo della temperatura dell'acqua per uso igienico e sanitario

La temperatura dell'acqua nel punto di immissione nella rete di distribuzione dell'impianto idrosanitario deve essere opportunamente controllata al fine di contenere i consumi energetici, con riferimento a esigenze di economie di esercizio.

Per le specifiche di prestazioni, i livelli le prove in opera, si veda quanto riportato nel requisito RC 3.4.

FAMIGLIA 7

REQUISITI DI FRUIBILITA' DI SPAZI ED ATTREZZATURE

Proposizione esigenziale

L'opera deve essere concepita e realizzata in modo tale da garantire agli utenti la massima fruibilità degli spazi in funzione della destinazione d'uso. Inoltre, dovranno essere considerate le specifiche esigenze degli utenti portatori di handicap motorio e/o sensoriale in ordine alle problematiche relative alla accessibilità e fruibilità di spazi e delle attrezzature.

Fanno parte della presente famiglia, i seguenti requisiti:

RC 7.1.: Accessibilità, visitabilità, adattabilità

Per accessibilità si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l'edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza ed autonomia.

Per visitabilità si intende la possibilità, anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Sono spazi di relazione gli spazi di soggiorno o pranzo dell'alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizi ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.

Per adattabilità si intende la possibilità di nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Specifica di prestazione

Campi di applicazione: tutte le destinazioni previste dalla legge

Livelli di prestazione, metodi di verifica

Il requisito si intende soddisfatto se la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici rispondono ai dettami della relativa normativa in vigore, ed in particolare (per gli edifici pubblici o aperti al pubblico) della Legge 30 marzo 1971 n.118 e del relativo Regolamento di attuazione (D.M. 14 giugno 1989, n.236).

Nota:

Ai sensi dell'art.24 della legge 5/2/1992 n.104, per edificio privato apero al pubblico devono intendersi le unità immobiliari aventi la seguente destinazione:

ambulatori e strutture sanitarie private, strutture scolastiche di ogni ordine e grado, strutture di servizio comunque utilizzate aperte al pubblico, pubblici esercizi, strutture alberghiere, turistiche e sportive,locali di pubblico spettacolo.

RC 7.2.: Disponibilità di spazi minimi

Nell'organismo edilizio devono essere previsti spazi che, per quanto riguarda il numero e il tipo, siano rispondenti alle esigenze connesse allo sviluppo delle attività previste.

RC 7.2.a.: Specifica di prestazione

Campo di applicazione: funzione residenziale e pertinenze, uffici e studi privati

Livelli di prestazione

Prescrizioni generali

Il requisito si intende soddisfatto quando il progetto dimostri una articolazione spaziale adeguata al soddisfacimento delle esigenze connesse all'uso previsto, tenuto conto delle possibili sovrapposizioni e/o contemporaneità delle singole attività, attraverso la definizione di almeno una soluzione distributiva, dimensionale e di dotazione di attrezzature.

In particolare, per quanto riguarda la funzione abitativa devono essere prese in considerazione almeno le seguenti attività, rispettando i minimi funzionali più oltre indicati:

- riposo e sonno

- preparazione e consumo dei cibi;

- cura e igiene della persona.

Le esigenze relative allo svolgimento di altre attività (soggiorno studio ecc.) saranno assunte come obiettivo di progettazione, senza che diano luogo a prescrizioni dimensionali e morfologiche. Gli spazi per attività principale devono comunque essere dotati di illuminazione e ventilazione naturale, ad eccezione degli spazi per la preparazione ed il consumo dei cibi (cucina) che possono essere realizzati in nicchia aperta su altri spazi per attività principale, purchè comunque dotati di adeguata ventilazione meccanica secondo quanto indicato dal requisito RC 3.12 Controllo della ventilazione.

Minimi funzionali:

Altezze

Tenuto conto che l'altezza dei vani è caratteristica correlata alla disponibilità di adeguate cubature d'aria, per gli spazi di cui sopra occorre fare riferimento ai seguenti valori minimi:

2,40 m. per gli spazi per attività secondaria, per gli spazi chiusi di pertinenza, per gli spazi di circolazione e collegamento interni, per gli spazi destinati alla cura ed igiene della persona

2,70 m. per gli spazi per attività principale e per gli spazi di circolazione e collegamento dell'edificio.

Nel caso di spazi con soffitto non orrizzontale, si fa riferimento all'altezza media; con soffitto ad andamento a più pendenze si fa riferimento all'altezza virtuale (hv) data dal rapporto v/s dove v è il volume utile ed s è la superficie utile del vano. Fermi restando i limiti precedenti riferiti all'altezza media così calcolata, non vanno computati gli spazi di altezza minima inferiore a m.1,80; tali spazi potranno non essere chiusi con opere murarie o arredi fissi, soprattutto se interessati da superfici finestrate ventilanti ed illuminanti, e saranno opportunamente perimetrati ed evidenziati negli elaborati di progetto.

Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente che mantengono le distanze d'uso, sono ammessi valori inferiori delle altezze, qualora si intervenga sulle strutture orizzontali e/o non sia possibile adeguare le altezze esistenti dei vani per vincoli oggettivi (edifici vincolati e/o classificati). L'altezza non potrà comunque essere inferiore a m. 2,20 (art. 59).

I soppalchi nei locali abitabili negli interventi di recupero edilizio sono ammessi quando:

- la proiezione orizzontale del soppalco non eccede 1/2 della superficie del locale;

- l'altezza minima per le parti con soffitto orizzontale ³ 2.20 m.; nel caso di soffitto inclinato l'altezza minima dovrà essere ³ 1.80 m. ed l'altezza media ³ 2.20 m.

- le zone abitabili dei soppalchi sono aperte e la parte superiore è munita di balaustra;

- l'altezza media della parte non soppalcata deve essere ³ 2.70 m.

Per gli interventi di nuova costruzione e comunque negli alloggi minimi sono ammessi soppalchi, a condizione che l'altezze delle singole parti non sia inferiore a m 2.40 per soffitti orizzontali con valore minimo non inferiore a 1,80 m per soffitti inclinati e con altezza virtuale (hv=v/s) conteggiata relativamente all'intera cubatura e superficie. In tal caso la superficie del soppalco può essere computata ai fini della superficie minima prevista per gli alloggi monostanza dal D.M. 5.7.1975.

Per le autorimesse di solo parcheggio ad uso privato l'altezza minima deve essere di 2,40 m; è ammessa un altezza minima di 2,00 m. nei soli casi di interventi sul patrimonio edilizio esistente e per capacità inferiore a 9 autoveicoli. Si vedano comunque le normative prescritte dal D.M. 1.2.1986.

Nota:

I comuni montani possono adottare altezze minime dei vani abitabili minori di quelle soprariportate come previsto dal:D.M. 5.7.1975

Art.1 L'altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2.70, riducibili a m.2.40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli.

Nei comuni montani al sopra dei m.1000 s.l.m. può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell'altezza minima dei locali abitabili a m. 2.55.

Vedasi anche l'art. 43 della legge 457/78.

Superfici minime

Le unità residenziali devono possedereuna superficie minima utile pari a 28mq.; nel caso in cui tale superficie venga raggiunta con spazi di altezza inferiore a 2,70 (soppalchi) si dovrà avere comunque una cubatura minima pari a 76 mc. netti.

Per quanto riguarda la superficie minima dei singoli vani si fa riferimento a quanto prescritto dal D.M. 5/7/1975.

Oltre a tali indicazioni generali, occorre rispettare i minimi funzionali previsti dalle norme vigenti (in particolare dalle L.30 marzo 1971 n. 118 e relativo regolamento, dalla L. 9 gennaio 1989 n.13 e relativo regolamento) per la fruizione degli spazi da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale.

Cucine

Ogni alloggio deve essere dotato di uno spazio adibito ad uso cucina, illuminato ed areato direttamente dall'esterno.

Si possono realizzare anche cucine in nicchia, o utilizzare spazi da adibire a zona cottura, purchè areati meccanicamente con ricambio d'aria continuo pari a 0,5 mc/hmc ed inseribili in aggiunta, pari a 3 mc/hmc in corrispondenza del piano cottura. In tal caso il rapporto Ri dovrà essere commisurato alla superficie complessiva comprendente la zona cottura.

In tal caso lo spazio soggiorno (di superficie ³ 14 mq previsto dal D.M. 5/7/1975) va misurato al netto della superficie destinata a cucina.

Bagni

Ogni alloggio deve essere dotato di uno spazio destinato a servizio igienico. La superficie deve essere tale da contenere le dotazioni impiantistiche minime previste dal requisito RC 7.3.

Tutti i bagni, compresi eventuali locali igienici, devono avere pavimenti e pareti impermeabili fino ad idonea altezza di facile lavatura.

Per le dimensioni e dotazioni si rimanda alla legge n.13/89 e relativi D.M.

 

Nota:

D.M.5/7/1975

Art.2 Per ogni abitante deve essere assicurata una superficie abitabile non inferiore a mq.14, per i primi 4 abitanti, e mq.10, per ciascuno dei sucessivi.

Le stanze da letto debbono avere una superficie minima di mq.9, se per una persona, e mq.14, se per due persone. Ogni alloggio deve essere dotato di una stanza di soggiorno e la cucina devono essere provvisti di finestra apribile.

Art.3 Ferma restando l'altezza minima interna di m 2,70 salvo che per icomuni situati al di sopra dei m 1000 sul livello del mare per i quali valgono le misure ridotte già indicate dall'art.1, l'alloggio monostanza, per una persona deve avere una superficie minima, comprensiva dei servizi, non inferiore a mq.28, e non inferiore a mq.38, se per due persone.

Metodo di verifica

In fase di progettazione, si fa riferimento alle indicazioni sopra riportate. Il controllo della rispondenza al requisito si basa su di una ispezione visiva e sulla misurazione degli spazi.

RC 7.2.b. Specifica di prestazione

Campo di applicazione: attività diverse dalla residenza (tutte escluse quella della specifica 7.2.a)

Livello di prestazione

Prescrizioni generali

Il requisito si intende soddisfatto quando il progetto dimostri un'articolazione spaziale adeguata al soddisfacimento delle esigenze connesse all'uso previsto e al normale movimento della persona in relazione al lavoro da compiere, tenuto conto delle possibili sovrapposizioni e/o contemporaneitàdelle singole attività, attraverso la definizione di almeno una soluzione distributiva, dimensionale e di dotazione di attrezzature.

Minimi funzionali

b.1 Altezze degli spazi

Per gli spazi destinati all'attività principale relativi alle destinazioni sopradefinite l'altezza minima netta deve risultare non inferiore a 3.00 m.

Per gli spazi destinati ad ufficio e ad attività secondaria, l'altezza minima deve risultare non inferiore a 2,70 m; per gli spazi di circolazione e collegamento, ripostigli, servizi igienici, il limite è fissato in 2,40 m.

b.2 Superfici e dotazioni minime (per i luoghi di lavoro)

Tutti gli spazi di seguito riportati devono rispondere ai requisiti relative al benessere ambientale (temperatura, umidità, ventilazione, illuminazione, ecc.) ed inoltre rispettare le uleriori prescrizioni.

Le dimensioni minime dei locali di lavoro devono essere di 14 mq.

Per quanto riguarda gli uffici e gli studi privati la superficie minima deve essere 9 mq. per vano, garantendo per ogni addetto almeno 6 mq.

I servizi igienici devono avere una superficie almeno 1,2 mq. ed essere accessibili attraverso un antibagno in cui, di norma, va collocato il lavandino. I servizi igienici devono avere pavimenti e pareti lavabili. Nei luoghi di lavoro i servizi igienici devono essere, distinti per sesso, in numero non inferiore a 1 ogni 10 (o frazione di 10) persone occupate e contemporaneamente presenti. La collocazione dei servizi deve tener conto dell'esigenza di poter essere raggiungibili dalle persone con percorsi coperti.

Nei luoghi di lavoro i lavandini dovono essere in numero di almeno 1 ogni 5 persone contemporaneamente presente.

Nel caso che l'attività svolta comporti l'esposizione a prodotti e materiali insudicianti, pericolosi o nocivi devono essere realizzate doccie e spogliatoi.

Le doccie devono avere pavimenti e pareti lavabili, essere individuali, distinte per sesso ed in numero non inferiore a 1 ogni 10 (o frazione di 10) persone occupate e contemporaneamente presenti. Le docce devono essere collocate in modo da essere in comunicazione con gli spogliatoi.

Gli spogliatoi devono essere dimensionati per contenere gli arredi (armadietti personali, sedie o panche, ecc.) per tutto il personale occupato, distinti per sesso ed avere dimensioni tali da rendere gli arredi agevolmente fruibili da parte delle persone.

La mensa, il locale o la zona di ristoro devono essere realizzati nei luoghi di lavoro ogni volta che le persone occupate rimangono nel fabbricato a consumare cibi o bevande durante gli intervalli e le pause di lavoro. Tali locali devono avere dimensioni rapportate al numero degli utenti ed alle esigenze connesse all'uso previsto.

Per quanto riguarda l'ambulatorio negli ambienti di lavoro si rimanda all'art.30 del DPR 303/56.

Per destinazioni d'uso specifiche valgono le disposizioni normative vigenti in materia: in altri casi, non contemplati dalle norme vigenti, è compito del progettista definire ed indicare i minimi funzionali in relazione agli specifici obiettivi di progettazione.

Metodo di verifica

In fase di progettazione, si fa riferimento alle indicazioni sopra riportate. Il controllo della rispondenza al requisito si basa su di una ispezione visiva e sulla misurazione degli spazi.

Riferimenti particolari

Per la progettazione di interventi che riguardano ambienti adibiti ad attività lavorative si fa riferimento alle prescrizioni contenute nel DPR 19/3/1956 n.303 e DPR 27/4/55 n.547 e leggi di recepimento di diretitve CEE.

Per gli interventi relativi ad immobili destinati ad attività specifiche che richiedono l'autorizzazione dell'esercizio, nonchè per le attività specifiche che richiedono l'autorizzazione all'esercizio, nonchè per le attività classificate ai sensi dell'art.2 della legge 33/90 e sue modificazioni, si richiama la normativa di settore e le prescrizioni riguardanti la "Edilizia speciale", nonchè le norme per l'esercizio di quelle attività descritte nel regolamento comunale d'igiene.

Per "Edilizia speciale" si intende fra l'altro, quella relativa a:

- ospedali, casa di cura o di assistenza, stabilimenti termali, farmacie, laboratori di analisi mediche, depositi di prodotti farmaceutici e di presidi medico-chirurgici;

- alberghi, pensioni, locande, alberghi diurni;

- abitazioni collettive (collegi, convitti, conventi);

- dormitori pubblici;

- istituti di pena;

- scuole e asili nido;

- strutture ricettive di carattere turistico-sociale;

- locali di pubblico spettacolo;

- locali privati di riunione e divertimento;

- arene estive;

- impianti sportivi;

- lavanderie;

- stabilimenti balneari;

- pubblici esercizi.

RC 7.3. Dotazioni impiantistiche minime

Gli spazi, in generale, devono essere dotati delle attrezzature impiantistiche minime necessarie per lo svolgimento delle attività previste.

Le dotazioni minime di seguito riportate sono cogenti per le relative destinazioni sottonindicate, qualora non regolamentate da specifiche normative vigenti.

RC 7.3.a Specifica di prestazione

Campi di applicazione: destinazione residenziale ed assimilabili.

Livelli di prestazione

Spazio cucina

Impianto idrasanitario

Gli spazi cucina devono possedere:

1. Un terminale collegato alla rete di distribuzione dell'acqua potabile calda e fredda, dotato di rubinetto/i per la miscelazione e regolazione della portata.

2. Un terminale, dotato di rubinetto e predisposto per il collegamento con un eventuale lavastoviglie, se non prevista in altro locale apposito.

Gli spazi cucina dovranno inoltre essere dotati di due terminali distinti per lo scarico di acque domestiche provenienti dal lavello e dalla lavastoviglie.

Gli spazi cucina dovranno essere dimensionati per il posizionamento di un lavello di 1,20 x 0,60 m.

Impianto gas

Gli spazi cucina devono essere dotati di terminali per l'erogazione di gas per il collegamento con l'apparecchiatura cucina e, ove sia presente, con la caldaia.

Impianto smaltimento areiformi

Gli spazi cucina devono essere dotati di una canna per l'espulsione all'esterno, mediante l'aspirazione meccanica, di una quantità d'aria tale da ottenere un numero di ricambi d'aria come previsto dal requisito RC 3.12 - Ventilazione.

In ogni caso per quanto concerne la progettazione, l'installazione e la manutenzione degli impianti a gas per uso domestico si rimanda a quanto previsto dal D.M. 21.4.93. Approvazione delle tabelle UNI - CIG 7129/92.

Impianto elettrico

L'impianto elettrico deve essere progettato e realizzato secondo la normativa vigente (RC 4.5)

Per la dotazione impiantistica si può far riferimento a quanto previsto dal requisito raccomandato RR 7.1.

Spazio bagno

Gli spazi bagno devono possedere:

1. Tre terminali, a servizio del lavabo, del bidet e della vasca da bagno o piatto doccia, dotati di rubinetto/i, per l'erogazione di una quantità d'acqua potabile con temperatura regolabile da parte dell'utente. I "bagni ridotti" possono non essere dotati del terminale a servizio della vasca da bagno se tale vasca non è prevista.

2. Un terminale, a servizio del water, per l'erogazione di una quantità d'acqua tale da garantire la pulizia del water stesso.

3. Un terminale a servizio della lavatrice, dotato di rubinetto (se non previsto in altro locale).

Gli spazi bagno dovranno inoltre essere dotati di tre elementi per lo scarico di acque domestiche, collegati al bidet, al lavabo ed alla vasca da bagno o piatto doccia, di un terminale, collegato al water, per lo scarico delle acque fecali e di un terminale di scarico predisposto per il collegamento con lo scarico della lavatrice, ove prevista.

Gli spazi bagno dovranno essere infine dotati dei seguenti apparecchi sanitari:

- water;

- bidet;

- lavandino;

- vasca o piatto doccia (obbligatorio in almeno un bagno per ogni unità immobiliare).

RC 7.3.b Specifica di prestazione

Campi di applicazione: tutte le destinazioni per le quali sono obbligatori i servizi igienici escluse le precedenti (RC 7.3.a).

Livelli di prestazione

Servizi igienici

Gli spazi devono prevedere:

Impianto idrosanitario:

- una presa di alimentazione acqua intercettabile;

- una presa di scarico acque domestiche e fecali;

- una presa di aspirazione meccanica per vapori di esalazioni (nel caso che lo spazio servito igienico non sia dotato di finestra apribile su spazi esterni);

- ogni servizio igienico deve essere dotato di vaso w.c. e di un lavabo, che può anche essere collocato nel locale antibagno.

Impianto elettrico:

L'impianto elettrico deve essere progettato e realizzato secondo la normativa vigente (RC 4.5).

Per la dotazione impiantistica si può far riferimento a quanto previsto al requisito raccomandato RR 7.1

ALLEGATO "B"

REQUISITI RACCOMANDATI

RR 3.1 : Assenza di emissioni dannose.

RR 3.2 : Umidità superficiale.

RR 3.3 : Illuminazione artificiale.

RR 3.4 : Temperatura operante.

RR 3.5 : Velocità dell'aria.

RR 3.6 : Asetticità.

RR 3.7 : Inerzia termica.

RR 5.1 : Riverberazione sonora.

RR 5.2 : Isolamento acustico ai rumori impattivi.

RR 5.3 : Isolamento acustico ai rumori aerei.

RR 7.1 : Dotazione impiantistica degli spazi.