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Parte seconda |
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I CONTENUTI DEL PROGRAMMA REGIONALE TRIENNALE 1. Gli obiettivi di politica industriale del Programma Triennale per le Attività Produttive Gli obiettivi che la Regione Emilia-Romagna intende perseguire nel quadro delle facoltà di programmazione assunte a seguito del recepimento del D.Lgs. 112/1998 sul decentramento amministrativo, intendono essere coerenti con la valutazione dei problemi, dei vincoli e dei bisogni del sistema produttivo regionale, così come emersi nella Parte Prima del Programma. La realizzazione del Programma si incrocia con il processo di decentramento delle strutture dello Stato e con la nuova collocazione della Regione nell’ambito della programmazione delle azioni per lo sviluppo economico regionale. La missione generale del Programma si può riassumere nel trinomio: Crescita, Qualità, Innovazione: Crescita, in quanto si considera che il potenziale imprenditoriale presente in regione possa e debba ancora avere capacità di espansione verso reti lunghe di internazionalizzazione o verso reti interregionali, con forti opportunità anche di nuove iniziative nelle regioni meridionali e in considerazione della permanenza di aree deboli che realmente necessitano di nuovi investimenti; Qualità perché nel quadro della competizione internazionale, diviene sempre più necessario sottrarsi alla concorrenza di costo sui fattori di produzione, spostando verso l’alto la fascia di mercato di riferimento delle imprese regionali e determinando condizioni per la continua qualificazione delle risorse umane e delle condizioni di lavoro, per la affidabilità dei prodotti e dei sistemi produttivi, per la protezione della salute e dell’ambiente; Innovazione, perché un ambiente dinamico, competitivo ed in continua evoluzione richiede elevata capacità di rielaborare idee attraverso la creatività e la capacità di percepire e anticipare nuovi bisogni, qualità che certamente fino ad oggi non è mancata agli imprenditori della regione, ma che si può rafforzare costruendo legami più diretti ed efficaci con il mondo della ricerca applicata. La Regione ritiene che il sistema produttivo che si è consolidato nel territorio possa ancora esprimere capacità di espansione e di produzione di ricchezza, di traino allo sviluppo economico e sociale, di generazione e catalisi di conoscenza avanzata e innovazione. Il Programma Regionale ritiene quindi che l’industria sia ancora il principale motore dell’economia regionale, la fonte della competitività, della presenza e visibilità internazionale della regione, il perno intorno a cui si sviluppano non solo le "nuove professioni" del terziario avanzato, ma anche l’innovazione nell’ambito delle attività terziarie più complesse in termini di gestione, come quelle del sistema creditizio, della logistica, dei sistemi telematici, delle manifestazioni fieristiche. La capacità di creare valore da parte del sistema industriale, che può solo avvenire su base competitiva, è quindi la precondizione necessaria per stimolare a cascata la nascita di nuove attività economiche collegate, l’innovazione e la ricerca, e per produrre la base economica per lo sviluppo delle attività della solidarietà sociale, della cultura e della tutela ambientale. Il Programma Regionale intende promuovere crescita, qualità e innovazione tenendo conto del contesto di elevata concorrenzialità a cui è sottoposto il sistema produttivo, ma ponendo grande attenzione alla ricostruzione di un legame stretto tra imprese e territorio. Proprio in questa fase in cui si ritiene che l’elevata mobilità dei fattori produttivi sia tale da rendere le imprese addirittura apolidi e in grado di spostarsi rapidamente da un territorio all’altro, è quantomai opportuno che le istituzioni locali riconoscano il valore dell’impresa e contribuiscano a creare le condizioni ambientali per il suo miglioramento competitivo e, contemporaneamente, per il suo radicamento nel territorio. Naturalmente tutto questo deve avvenire nel rispetto delle esigenze delle imprese, imposte dalle regole della competizione, che richiedono sempre più la capacità di assumere una logica transnazionale. I tempi di risposta che il mercato ha richiesto alle imprese negli ultimi anni ha messo frequentemente in crisi i rapporti tra le imprese e il loro ambiente, inteso come pubbliche istituzioni, servizi, istituzioni formative e di ricerca, a volte persino associazioni di rappresentanza e istituti di credito, proprio per le crescenti difficoltà di trovare interlocutori in grado di rispondere alle loro esigenze nei tempi imposti dal mercato e con l’efficacia necessaria. La promozione di Crescita, Qualità e Innovazione significa quindi migliorare la competitività del sistema produttivo; ciò deve avvenire sia attraverso il miglioramento della competitività individuale delle imprese, sia attraverso il miglioramento dell’efficienza del sistema, cioè delle condizioni operative e delle opportunità che esse incontrano nel territorio. Il Programma tiene in ovvia considerazione, per le sue stesse finalità, le riforme in corso di attuazione che riguardano il riordino del sistema regionale dell’innovazione e del trasferimento tecnologico alle imprese e il riordino del sistema fieristico e promozionale della regione. In questo contesto, obiettivi generali del Programma, da realizzare attraverso i diversi assi operativi e le relative misure ed azioni sono i seguenti: 1. Migliorare l’efficienza del sistema, cioè rendere più rapidi, fluidi e finalizzati allo sviluppo competitivo i rapporti tra le imprese e le istituzioni che incidono sulla loro attività: sistema bancario, pubblica amministrazione, sistema della ricerca e dell’innovazione, istituzioni finanziarie ed agenzie di servizio nazionali. 2. Accrescere le competenze e conoscenze nel sistema per favorire uno sviluppo competitivo delle imprese attraverso l’innovazione tecnologica, la qualità, le tecnologie sicure ed eco-compatibili, lo sviluppo delle strutture organizzative e delle tecnologie di gestione. 3. Consolidare l’apertura internazionale del sistema produttivo regionale, rafforzandone la presenza e il posizionamento competitivo.
Questi obiettivi di carattere generale si concretizzano in obiettivi specifici che guidano gli interventi operativi della regione attraverso gli assi e le misure messe a punto per il Programma Triennale. Questi sono:
2. La logica dell’intervento L’intervento a sostegno del sistema produttivo attraverso il Programma si basa su alcuni criteri che sono alla base dell’approccio della nuova politica regionale definito dalla L.R. 3/99. In particolare, la scelta di questa modalità di intervento risponde ai seguenti criteri ed esigenze di efficacia operativa delle azioni.
Per quanto riguarda le caratteristiche degli interventi, il Programma intende seguire due criteri di intervento principali.
Questo rappresenta un impegno per tutti i soggetti pubblici e privati che attraverso la Regione si possono mettere in rete e agire insieme per lo sviluppo, da un lato liberando le imprese da ostacoli inutili, dall’altro contribuendo a scelte corrette per la crescita e la competitività. La Regione, in conformità con i principi della L.R. 3/99 (art.57), svolge attività di monitoraggio e valutazione del Programma Regionale; la Giunta regionale è tenuta a presentare annualmente al Consiglio Regionale una relazione sullo stato di attuazione, sui risultati conseguiti dal programma nell’anno precedente e sull’efficacia degli interventi realizzati rispetto agli obiettivi perseguiti. 3. Gli assi dell’intervento regionale per le attività produttive Gli obiettivi sopra descritti verranno perseguiti attraverso sei assi di intervento tematici, che a loro volta sono strutturati per misure e azioni. Le misure e le azioni prevedono a seconda dei casi, l’utilizzo delle risorse regionali, l’utilizzo delle risorse nazionali in delega alla Regione (a partire dal 2000), una combinazione delle due fonti di aiuto nel rispetto dei massimali stabiliti dalla Commissione dell’Unione Europea o da altri consessi internazionali, forme di decentramento operativo a livello regionale di strumenti che non verranno delegati e manterranno una gestione nazionale centralizzata. Le misure prevedono modalità di attuazione e compartecipazione di organizzazioni pubbliche e private secondo i criteri descritti nelle schede allegate a questo documento. Lo schema provvisorio delle misure e delle azioni previste sono sintetizzate nello schema allegato nelle pagine seguenti. 3.1 Asse 1. Sostegno ai progetti di investimento per l’innovazione e la competitività Il primo asse riguarda il sostegno agli investimenti aziendali per l’innovazione a tutti i livelli nell’ambito delle imprese industriali, al fine di migliorare la competitività: nei processi produttivi, nei sistemi di qualità aziendali ed interaziendali, nei sistemi di gestione e organizzazione, nei sistemi informatici e telematici per la vendita, la progettazione e l’assistenza a distanza, nella ricerca e nell’innovazione di prodotto, nell’adozione di tecnologie sicure ed eco-compatibili. Con questo asse, ci si pone l’obiettivo di rendere più agevoli i processi di cambiamento e di innovazione delle imprese, stimolandone il dinamismo, la creatività, la riorganizzazione, la propensione al cambiamento. L’asse si struttura in quattro misure:
La prima misura prevede di sostenere gli investimenti delle PMI per l’innovazione di processo e per l’innovazione organizzativa. Valorizzando la complementarità delle diverse spese effettuabili, la misura intende in modo particolare stimolare il concetto di Progetti Integrati Aziendali, che possono prevedere l’acquisto congiunto di macchinari industriali, apparecchiature informatiche, software, servizi di consulenza, che sono sempre più spesso inscindibili tra loro. L’assetto del pacchetto di spese dell’impresa sarà comunque, nell’ambito delle spese ammissibili, flessibile e a discrezione delle imprese. La finalità dell’investimento può infatti riguardare una riorganizzazione degli impianti produttivi, il rinnovo dei macchinari, l’introduzione di tecnologie eco-compatibili e sicure, così come può limitarsi a spese nel puro ambito organizzativo e gestionale, come quelle riguardanti i sistemi informativi aziendali, il commercio elettronico, tecniche di gestione a distanza, la certificazione della qualità aziendale, ecc. Il concetto di Progetto Integrato Aziendale va quindi inteso più in termini di opportunità che di vincolo; le imprese avranno a disposizione un unico modulo, dove sarà possibile elencare diversi tipi di spesa tra quelle ammissibili, ma l’impresa, se non ne ha ulteriori necessità, può limitarsi ad un solo tipo di spesa. La misura, nell’ambito delle diverse spese ammissibili, agisce in sostanza secondo due modalità:
La misura opererà attraverso una convenzione tra Regione Emilia-Romagna e Mediocredito Centrale, soggetto gestore delle leggi qui utilizzate e del Fondo Centrale di Garanzia. Mediocredito Centrale a sua volta, definito sulla base delle risorse regionali un plafond di risorse per finanziare gli investimenti, stipula convenzioni con le banche regionali, con le quali stabilisce le condizioni massime di concessione dei crediti alla clientela. Il tasso di interesse concordato si considererà comprensivo degli oneri accessori, garantendo così condizioni di trasparenza per le imprese beneficiarie. Le imprese possono fare la domanda di finanziamento direttamente allo sportello bancario; la banca valuta il merito creditizio ed inoltra la domanda a Mediocredito Centrale, che effettua la verifica dell’ammissibilità delle spese secondo le diverse leggi, dopodiché trasmette le domande al Comitato agevolazioni che stabilisce l’erogazione dei contributi (procedura che verrà regionalizzata con la delega prevista dal 2000); la banca, per concedere il finanziamento può chiedere la concessione della garanzia del fondo Centrale di garanzia sempre attraverso Mediocredito Centrale, nei limiti del 60% del finanziamento; in alternativa o in maniera combinata, la banca o l’impresa stessa possono decidere di utilizzare la garanzia offerta dai Consorzi fidi regionali. Tutta la procedura deve svolgersi entro il termine certo di 90 giorni. La Regione, sulla base della graduatoria delle imprese che hanno richiesto e ottenuto la garanzia, concede un contributo fino ad un massimo dell’1% dell’ammontare garantito. Lo schema mira al rafforzamento del rapporto tra sistema finanziario e tessuto produttivo regionale, cercando di combinare le seguenti condizioni: vicinanza alle imprese, uniformità di trattamento, celerità nella concessione dei benefici, completezza dell’informazione, varietà di spese ammissibili, accesso al credito, condizioni di finanziamento competitive. Questo modello potrà consentire di ottimizzare le risorse regionali attivando al massimo la finanza privata, migliorare le condizioni di accesso per le PMI attraverso l’utilizzo integrato degli strumenti di agevolazione con la garanzia, di favorire l’acquisizione integrata di fattori diversi di innovazione, di stimolare il riequilibrio della struttura finanziaria delle PMI, di garantire un sistema agevolativo omogeneo, semplice ed efficace, che sarà accessibile alle imprese attraverso gli sportelli bancari. La seconda misura di questo asse ha carattere valutativo e punta a sostenere gli investimenti delle imprese per l’adozione di sistemi di qualità e in particolare quelli in grado di esercitare un forte impatto sul tessuto produttivo regionale. Data l’importanza dell’adozione di sistemi di qualità non solo sulla competitività dei prodotti, ma anche sulla qualità del lavoro e delle relazioni tra le imprese, la Regione intende sostenere queste iniziative in modo significativo: in primo luogo, garantendo l’accesso al credito attraverso un meccanismo altamente automatico come quello per la misura 1.1; concedendo un contributo in conto interessi nella misura del 50% del tasso di interesse alla data della stipula, concedendo infine un contributo in conto capitale fino al raggiungimento della quota di aiuto prevista. Il contributo complessivo non potrà superare la quota del 15% per spese non superiori ai 200 milioni. Dal prossimo anno si potrà valutare se il processo di decentramento di funzioni e risorse alle regioni consentirà di semplificare il processo con il passaggio al meccanismo del bonus fiscale. La Regione, intende affrontare in modo sistematico il processo di crescita qualitativa del sistema produttivo regionale e per questo ha stabilito, in questa misura, la definizione di un Piano Qualità Regionale, che punterà ad adottare progressivamente approcci particolarmente avanzati alla qualità. La Regione intende infatti gradualmente promuovere processi di qualità ad alto valore aggiunto per il sistema produttivo regionale, favorendo progressivamente l’adozione di criteri di qualità avanzati (Vision 2000) e cercando di passare gradualmente verso interventi di maggiore complessità, come: progetti di qualità su reti di imprese legate da rapporti di subfornitura; progetti di qualità per sistemi di imprese, cioè per gruppi di imprese omogenee di uno stesso settore o sistema produttivo; sistemi di gestione integrata in impresa implicanti innovazioni organizzative condivise dal management e dai lavoratori. In particolare, attraverso le azioni B, C e D, verranno promossi progetti condivisi per l'adozione di sistemi di qualità e innovazione organizzativa rivolti anche alla tutela dei consumatori, alla sicurezza sul lavoro, al contenimento dell'impatto ambientale (azione B), alla qualificazione delle reti di subfornitura e ad iniziative congiunte tra imprese, in grado di generare un salto di qualità collettivo e di stimolare processi di sviluppo organizzativo aziendale per migliorare l’organizzazione del lavoro e l’efficienza aziendale. La terza misura cerca di stimolare le imprese ad investire in ricerca e sviluppo per aumentare le proprie possibilità di realizzare innovazioni di prodotto. La legge 140/97 concede un bonus fiscale per gli investimenti in attrezzature e strumentazioni da laboratorio nelle imprese industriali, per l’acquisto di servizi di consulenza tecnologica e di formazione. La regione intende valorizzare le modalità tradizionali attraverso cui le PMI regionali hanno intensamente realizzato innovazioni di prodotto e accumulato conoscenze tecnologiche nel loro processo di sviluppo. La capacità di problem solving immediata è il punto forte delle risposte innovative delle imprese; questa si consolida attraverso relazioni e scambi di informazioni tra imprese che consentono soluzioni rapide. L’obiettivo della misura non è quindi solo quello di potenziare le strutture di ricerca interne alle imprese, ma anche quello di stimolare relazioni di collaborazione verso quelle strutture ricche di conoscenza sofisticata che spesso non sono entrate in contatto sistematico con le imprese; per questo vengono sostenute consulenze tecnologiche, progetti di ricerca con strutture universitarie o pubbliche, acquisto di brevetti o progetti. Inoltre, pur rimanendo gestita esclusivamente a livello centrale, la Regione Emilia-Romagna promuove anche l’attuazione in regione del decreto legislativo 297/99 che fornisce contributi per l’assunzione temporanea di ricercatori universitari in azienda, annoverandolo come uno degli strumenti per intensificare le relazioni tra ricerca e industria. Entrambe le azioni previste in questa misura risultano coerenti, con la legge di riordino del sistema regionale per l’innovazione e il trasferimento tecnologico, anzi, ne rappresenteranno due dei principali strumenti; la legge, in corso di approvazione, si ispira infatti in modo particolare all’idea di intensificare le relazioni nelle forme più soft, ma con carattere di maggiore continuità tra imprese e centri di ricerca. La quarta misura punta a promuovere iniziative comuni tra le imprese, per affrontare insieme questioni aziendali di particolare complessità e costo. La misura fa riferimento alle possibilità di finanziamento a consorzi o società consortili di PMI, previste dalla legge 317/91 (in delega alla Regione dall’anno prossimo) per diversi tipi di iniziative imprenditoriali congiunte. 3.2. Asse 2. Generazione di nuova imprenditorialità e nuova occupazione Il secondo asse ha l’obiettivo di favorire l’espansione, la rigenerazione e il dinamismo della base imprenditoriale e produttiva favorendo quindi la realizzazione di nuovi stabilimenti o ampliamenti, ma in particolare la nascita di nuove imprese (con particolare attenzione alle nuove imprese hi-tech), il ricambio generazionale, la formazione di imprese cooperative e il sostegno al lavoro autonomo "di seconda generazione" e professionale. L’asse si compone delle seguenti misure:
La prima misura riguarda la creazione di nuova capacità produttiva attraverso la realizzazione di nuovi impianti di produzione o l’ampliamento di impianti già esistenti; la misura può riguardare anche la sola riconversione produttiva di impianti esistenti in crisi, in modo da renderli nuovamente in grado di competere e creare lavoro. Questa misura fa sostanzialmente riferimento alla legge 341/95 che concede un bonus fiscale in forma automatica per le imprese che realizzano tali investimenti in fabbricati, macchinari e altre attrezzature. La seconda misura riguarda più propriamente la creazione di nuove imprese. In questo ambito, attraverso distinte azioni e distinti riferimenti normativi nazionali, si perseguono gli obiettivi:
La terza misura è rivolta al mondo del lavoro autonomo e professionale. Le ragioni alla base dell’inclusione di questa misura nel presente Programma, rivolto alle attività produttive sono sostanzialmente due. In primo luogo, perché il lavoro autonomo "di seconda generazione" rappresenta una fonte essenziale e flessibile di competenze per il sistema industriale, che deve affrontare esigenze sempre più varie dal punto di vista tecnologico, organizzativo, comunicativo e creativo; in secondo luogo, perché questi stessi lavoratori o professionisti possono generare nuovi filoni di attività con possibilità di sviluppo e di creazione di occupazione in settori soft come il software, il multimediale, ecc. I soggetti del nuovo lavoro autonomo presentano una estrema varietà di competenze e di situazioni economiche; vi sono situazioni che oscillano tra il lavoro parasubordinato e poco tutelato e l’impresa individuale. In termini di obiettivi di politica è necessario aumentare la trasparenza e la visibilità di questo mercato, favorire un continuo processo di qualificazione delle competenze, migliorare le capacità di relazione, di organizzazione e di utilizzo delle tecnologie dell’informazione. Su questo tema la regione intende intervenire congiuntamente dal lato della formazione professionale e delle politiche di sviluppo delle attività. L’iniziativa regionale, nell’ambito di questo programma, da un lato si muove per favorire una crescita del lavoro autonomo "atipico" professionale, e dall’altro per sostenere la qualificazione e la competitività delle attività professionali, attraverso azioni integrate di incontro domanda e offerta, accesso al credito, sostegno alla realizzazione di forme associate, realizzazione di centri di servizio e assistenza, anche presso le scuole e le Università. 3.3. Asse 3. Finanza per lo sviluppo competitivo delle imprese Il terzo asse punta al miglioramento del rapporto banca-impresa e all’innovazione finanziaria per favorire il consolidamento patrimoniale delle imprese e la capitalizzazione, anche con il ricorso a prestiti partecipativi. Le imprese, per affrontare situazioni sempre più complesse e mutevoli, necessitano di un polmone finanziario che dia garanzia di sufficiente stabilità e possibilità di investimento nel medio-lungo termine. Proprio la solidità finanziaria consente alle imprese di muoversi con adeguata agilità per la messa in atto delle azioni di penetrazione, investimento, alleanze a livello internazionale, e al tempo stesso per la realizzazione di progetti di medio termine nel campo della ricerca e delle collaborazioni tecnologiche. L’asse prevede quindi di sostenere le principali azioni di intervento finanziario funzionali a questo obiettivo generale. L'asse si struttura in una prima misura a sostegno delle operazioni di consolidamento a medio-lungo termine dei debiti finanziari a breve e la concessione di prestiti partecipativi; ed in una seconda misura riferita ad operazioni di capitalizzazione attraverso l'accesso al capitale di rischio (che dovrebbe, quando vi sono le condizioni, accompagnare l'impresa verso la quotazione in Borsa) e ad azioni di sensibilizzazione e diffusione degli strumenti di finanza innovativa. In particolare l’amministrazione regionale intende attivare la Legge 237/93 che prevede l’attivazione di un fondo rotativo per la concessione di anticipazioni a società finanziarie per l’innovazione e lo sviluppo, ad enti creditizi e a società finanziarie di partecipazione per l’acquisizione temporanea di partecipazioni di minoranza nel capitale di rischio di PMI. Anche in questo asse, si fa riferimento alla concessione di garanzie per stimolare il ricorso a strumenti di capitalizzazione e ai finanziamenti a medio-lungo termine. 3.4. Asse 4. Sostegno all’internazionalizzazione del sistema produttivo La Regione intende porre una particolare attenzione al processo di internazionalizzazione delle imprese. Le modalità di internazionalizzazione negli ultimi anni si sono ampliate dalla semplice attività esportativa verso altre forme connesse anche a nuove esigenze di riorganizzazione produttiva e strategica su scala mondiale. La penetrazione di molti mercati può richiedere ormai investimenti diretti in strutture di vendita sul posto, alleanze strategiche con imprese locali e in alcuni casi è persino necessario realizzare la produzione all’interno dei paesi o delle unioni doganali subcontinentali. La stessa esportazione tradizionale dei prodotti deve essere sempre più accompagnata da investimenti in strutture commerciali e programmi promozionali e da prodotti finanziari agili, affidabili e convenienti. E’ quindi necessario mettere a punto strumenti innovativi, espandere le reti di vendita nel mondo anche attraverso nuove forme di presidio dei mercati, di attivare il decentramento produttivo, collaborazioni produttive e strategiche su vasta scala. La crescita dell’attività internazionale delle imprese emiliane, d’altra parte, comporta il fatto che le imprese devono affrontare una crescente complessità di rapporti commerciali e finanziari, per i quali necessitano di strumenti semplici, agili ed efficaci. Il governo nazionale ha tentato di fornire strumenti di supporto a tali esigenze attraverso diverse leggi e in particolare con l’attività di ICE (Istituto per il Commercio Estero), Simest (Società Italiana per le Imprese all’Estero) e SACE (Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero). Le finalità di queste due società pubbliche sono condivise dalle imprese, ma nella loro operatività esse si sono rivelate di difficile accesso e con tempi di risposta spesso non sostenibili per le imprese che devono operare con decisioni rapide. La regione intende agire verso una maggiore fruibilità di questi servizi, attraverso la loro "regionalizzazione". A questo scopo, la regione ha siglato una Intesa con il Ministero del Commercio con l’Estero e con SACE, Simest ed ICE per la costituzione di uno Sportello regionale per l’internazionalizzazione; parallelamente, la Regione ha siglato un accordo con Sviluppo Italia per la promozione degli investimenti stranieri nel territorio regionale, sempre con riferimento allo Sportello, che rappresenta quindi il soggetto chiave per tutto l’asse sull’internazionalizzazione. L’asse si suddivide nelle seguenti quattro misure:
Nella prima misura si cercherà di riordinare e migliorare il coordinamento regionale delle attività e dei servizi a favore dell’export e dell’internazionalizzazione. Il passaggio essenziale di questo processo è la costituzione dello Sportello per l’internazionalizzazione a seguito dell’intesa conclusa tra la Regione Emilia-Romagna e il Ministero per il Commercio con l’Estero. La costituzione dello Sportello per l’internazionalizzazione rappresenta la prima azione di questa misura. Lo Sportello avrà sede presso l’ufficio ICE di Bologna, prevede la presenza iniziale di personale SACE e Simest ed una graduale autonomia di un nucleo operativo minimo che avrà il compito di fornire spiegazioni, informazioni, assistere le imprese e gli operatori per il commercio estero, anche attraverso un efficace sistema informatico. Lo sportello lavorerà, in ogni caso, in rete sia per la sua attività promozionale e informativa (in particolare con il sistema delle Camere di Commercio, ma anche con le associazioni imprenditoriali), sia per la commercializzazione vera e propria, che dovrà avvenire direttamente dagli sportelli bancari. Il coordinamento e gli indirizzi dell’azione dello Sportello verranno stabiliti dal Comitato per l’export e per l’internazionalizzazione, presieduto dall’Assessore alle Attività Produttive della Regione Emilia-Romagna e composto da un rappresentante del MINCOMES, di ICE, di SACE, di Simest, di Sviluppo Italia; su proposta del Presidente, il Comitato sarà inoltre aperto alla partecipazione di rappresentanti di altre organizzazioni regionali impegnate nel processo di internazionalizzazione; in particolare, il sistema camerale, le associazioni imprenditoriali, gli enti fieristici di rilevanza internazionale, gli organismi pubblici operanti in regione operanti nel campo delle iniziative economiche internazionali e della cooperazione allo sviluppo. Lo Sportello avrà il compito di promuovere la conoscenza e l’utilizzo degli strumenti di sviluppo dell’export e dell’internazionalizzazione attraverso la vasta rete di soggetti impegnati in forma istituzionale nel sostegno alle imprese, attraverso iniziative di promozione delle opportunità offerte, assistenza tecnica agli operatori delle associazioni imprenditoriali, di Unioncamere e delle Camere di Commercio e soprattutto delle banche, che potranno offrire queste opportunità ai loro clienti. Il fondo attraverso cui lo sportello per l’internazionalizzazione opererà sarà costituito congiuntamente da risorse regionali e da risorse delle leggi nazionali istitutrici di SACE e Simest. La seconda azione nell’ambito di questa misura riguarda l’organizzazione di un servizio di assistenza tecnica che può essere offerto alle imprese che desiderino effettuare investimenti o joint-ventures all’estero; il servizio può essere organizzato nell’ambito delle attività dello Sportello per l’internazionalizzazione e verrà fornito attraverso convenzioni con organismi che operano nell’ambito delle varie attività a supporto dell’internazionalizzazione e della cooperazione allo sviluppo. La terza azione nell’ambito della misura 4.1 riguarda i programmi promozionali realizzati dalla Regione, che verranno elaborati tenendo conto delle priorità indicate dal programma promozionale nazionale annuale dell’ICE e delle esigenze e opportunità del sistema produttivo regionale; tali programmi verranno poi presentati nell’ambito del Comitato per l’export e per l’internazionalizzazione per acquisirne il parere ed accogliere proposte di modifica. La Regione per la definizione del programma operativo si avvale del supporto di ICE, SACE, Simest e, secondo le modalità di collaborazione definite, di Unioncamere e del sistema camerale, nonché di altri soggetti competenti eventualmente incaricati a questo scopo dalla Regione. La Regione può finanziare i programmi individuati nel limite del 50% delle spese. Questa azione si collega strettamente, inoltre, con la legge di riordino del sistema promozionale e fieristico regionale, in corso di approvazione. Nella seconda misura convergeranno tutte le azioni previste dalle leggi nazionali che la regione intende rafforzare, o con maggiori aiuti o con la costruzione di meccanismi più automatici che possono accorciare i tempi di risposta degli uffici centrali degli istituti in questione. Anche in questo caso il ruolo strategico è affidato allo Sportello per l’internazionalizzazione, che avrà la funzione di mettere sistematicamente in rete in particolare le strutture di Simest e SACE con le imprese della regione, passando per la rete delle Camere di Commercio, delle banche, delle associazioni imprenditoriali. In particolare, tra le numerose leggi scarsamente utilizzate, vanno principalmente ricordate le leggi 394/81 per il finanziamento di programmi di penetrazione commerciale, il D.Lgs. 143/98 (ex 227/77) per il finanziamento agevolato dei crediti all’export, la 100/90 per il finanziamento delle operazioni di internazionalizzazione. La Regione interverrà in termini di assistenza tecnica su tutti gli strumenti; in particolare, la Regione costituisce un fondo presso Fidindustria per la garanzia sul finanziamento delle operazioni di penetrazione commerciale concesso dalla Simest ai sensi della 394/81, alla quale potrebbe venire collegato un primo finanziamento bancario, anch’esso garantito, in attesa dell’approvazione della domanda di finanziamento Simest e MINCOMES; la Regione promuove anche il ricorso alla garanzia assicurativa SACE da parte delle PMI, attraverso una convenzione con SACE per la messa a punto di una polizza assicurativa rivolta ad assicurare il credito fornitore per le imprese regionali esportatrici, e fornendo, attraverso un fondo regionale, un contributo a fondo perduto sul costo dell’assicurazione, nei limiti dell’1% su un importo massimo di un miliardo, o attraverso la promozione della costituzione di un fondo di garanzia per la condivisione del rischio commerciale. Il meccanismo di assicurazione opera sia dal punto di vista del rischio politico che dal punto di vista del rischio commerciale; la polizza prevede un meccanismo in base al quale la SACE, senza intervenire nel procedimento valutativo, può assumere il 90% del rischio politico e il 30% del rischio commerciale, a condizione che un istituto bancario, a seguito della valutazione della controparte estera (non necessariamente il cliente, ma anche la banca di appoggio), si assuma una quota equivalente del rischio commerciale. La parte restante di rischio commerciale, può restare a carico dell’impresa (nei limiti del 10%) e può essere riassicurata attraverso un terzo soggetto, che può essere una assicurazione privata o un fondo di garanzia costituito ad hoc. Questo meccanismo, che verrà attuato per gradi, partendo dal solo rischio politico, consentirà di concludere l’operazione di assicurazione in tempi brevi; consentirà inoltre la possibilità, sentita la SACE, della cessione di tali crediti ad operatori internazionali operanti nel forfaiting da parte delle banche, in modo da rimettere in circolo le risorse per nuove operazioni. La Regione, attraverso lo Sportello per l’internazionalizzazione, accompagnerà queste misure con un rilevante sforzo di accelerazione delle procedure. La terza misura fa riferimento alla legge 83/89 che è l’unica ad essere delegata dal 2000 nell’ambito delle leggi per l’internazionalizzazione ed agirà in favore dei consorzi e delle società consortili finalizzati allo sviluppo dell’export. L’ultima misura risponde invece all’esigenza di migliorare il quadro conoscitivo sui processi di apertura che coinvolgono, attivamente o passivamente le imprese regionali; si dà attuazione quindi alla realizzazione dell’osservatorio previsto dall’art. 61 della L.R. 3/99. 3.5. Asse 5. Finanza per lo sviluppo del territorio Il quinto asse riguarda lo sviluppo integrato dei sistemi produttivi distribuiti nel territorio regionale. L’ottica in questo caso non è più tanto la singola impresa, quanto il sistema locale nel quale le imprese operano e di cui bisogna promuovere la competitività e le prospettive di occupazione. Per questo motivo la Regione intende promuovere un’ampia compartecipazione delle istituzioni locali, l’attuazione di metodi concertativi, il cofinanziamento locale da parte di soggetti pubblici, associativi o privati presenti nel territorio. L’asse si compone di tre misure:
La prima misura è quella più significativa dell’asse. Questa si realizza attraverso il metodo della programmazione negoziata, a partire cioè dalle esigenze che si manifestano nel territorio, nell’ambito dei sistemi produttivi. Naturalmente la Regione svolge un ruolo di promozione e di definizione di criteri ed obiettivi che debbono essere rispettati. Innanzitutto, l’individuazione dei sistemi produttivi deve avere una logica prevalentemente di tipo industriale; non si possono cioè individuare ambiti di intervento con una logica esclusivamente territoriale, ma vi devono essere elementi di comunanza, interdipendenza e complementarità tra le imprese, in termini di settore, filiera, mercato. Si adotta la definizione di sistema produttivo locale, e non di distretto industriale, in quanto i sistemi individuati possono avere caratteristiche molto diverse e soprattutto, possono essere ridefiniti su progetti diversi a seconda delle relazioni e delle complementarità che si vogliono consolidare e rafforzare. Come spiegato nella legge regionale 3/99, vi possono essere progetti a carattere provinciale, subprovinciale e interprovinciale. In quest’ultimo ambito naturalmente la concertazione è più complicata in quanto il numero di soggetti da coinvolgere è più ampio, ma è in quest’ambito che la Regione considera che si possano mettere in atto progetti di grande valore aggiunto per l’integrazione delle grandi filiere regionali e per la competitività complessiva dell’Emilia-Romagna. La seconda misura riguarda la messa a punto di strategie integrate per l’attrazione e la realizzazione di progetti di investimento nel territorio regionale da parte di imprese esterne, attraverso il sostegno congiunto ad un pacchetto di interventi comprensivi delle condizioni di insediamento, servizi, formazione. Tale intervento è finalizzato a consolidare le economie locali attraverso investimenti di fonte esterna con il meccanismo della programmazione negoziata e può essere cofinanziato da risorse nazionali o, dove possibile, comunitarie. L’intervento, può inoltre riferirsi ad imprese emiliane che intendono ampliare la propria capacità produttiva investendo in altre regioni, in particolare quelle meridionali, nel quadro di rapporti di collaborazione interregionale (contratti d’area). La terza misura riguarda la gestione dei casi e delle procedure di crisi e ristrutturazione di imprese presenti nel territorio regionale, con il concorso della Regione per la ricerca di nuove soluzioni imprenditoriali, anche in forma di .promozione cooperativa, e per le necessità di aggiornamento, riconversione e di ricollocazione professionale. 3.6. Asse 6. Rete di servizi della Pubblica Amministrazione per le imprese e di correlazione con le strutture associative Il sesto asse affronta uno dei problemi maggiormente sentiti dalle imprese negli ultimi anni, quello dell’efficienza della Pubblica amministrazione. La Regione, in questo ambito sta già agendo da tempo per la semplificazione amministrativa, avendo avviato un programma di realizzazione degli sportelli unici per le imprese, che è tuttora in corso e in fase di diffusione tra i Comuni della regione. Questo impegno verso la semplificazione procedurale e lo snellimento del rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione, è considerato una della priorità nella strategia regionale per lo sviluppo delle attività produttive. Questo asse punta quindi a migliorare le possibilità di accesso delle imprese alle informazioni e ai servizi della Pubblica Amministrazione, cercando nel contempo di migliorare questa offerta e di rendere tali servizi realmente utili e facilmente utilizzabili. E’ intenzione della regione evitare l’autoreferenzialità della Pubblica Amministrazione e per questo si cercherà di favorire un rapporto di sinergia e collaborazione con le imprese e con le altre organizzazioni intermedie, al fine di migliorare continuamente il servizio. L’asse si compone di due misure. La prima misura riguarda la realizzazione e la messa in opera della rete degli Sportelli Unici nella regione, azione che è già in corso. Con la seconda misura la regione promuove la realizzazione di un sistema informativo attraverso tutti i soggetti presenti nel territorio (in particolare le Camere di Commercio e le associazioni imprenditoriali) per ottimizzare le possibilità di accesso delle PMI alle pratiche, alle informazioni e ai servizi della Pubblica Amministrazione. |